Perché faccio quello che faccio? Riflettere sull'agire educativo

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Perché faccio quello che faccio? Riflettere sull'agire educativo

Tra le risorse professionali di chi lavora con i bambini è centrale “l'arte della riflessione”. Di Anna Lia Galardini

L'agire educativo deve essere intenzionale in quanto si pone obiettivi che si rapportano a situazioni concrete, all'osservazione del bambino che abbiamo di fronte, al contesto che lo accoglie. Si tratta di un agire che deve continuamente interrogarsi sugli intenti e sugli esiti. Deve perciò essere un agire riflessivo capace di verificare la coerenza tra i propositi e i convincimenti che ispirano l'azione educativa e quanto in pratica accade.
Vogliamo affermare un'idea di nido come luogo centrato sul bambino che lo sostiene nella fiducia in sé e negli apprendimenti, un luogo che non separa cura e educazione, uno spazio di relazione che si apre alle famiglie e alla realtà circostante. Per questo non possiamo agire in modo irriflesso, sono richieste risorse professionali e tra questa centrale è “l'arte della riflessione”.

Riflettere è dialogare


La riflessione non è solo un'attività solitaria, ma si arricchisce nel gruppo educativo, dove diventa confronto e negoziazione. È nel lavoro collaborativo che si diviene maggiormente consapevoli delle proprie pratiche e delle proprie scelte, mentre ci si confronta in modo aperto con altri punti di vista che aiutano ad approfondire lo sguardo sul bambino e sulle situazioni.

Riflettere è documentare


Per riflettere uno strumento prezioso è la documentazione, cioè la capacità di tenere tracce per ripercorrere le esperienze compiute con i bambini e comprenderne il senso. Documentare presuppone la pratica dell'osservazione come raccolta di pensieri in corso su quanto accade. Documentare promuove un atteggiamento autovalutativo in quanto consente di rileggere, di verificare, di imparare dagli errori, di riprogettare.

Riflettere è migliorare


La riflessione è uno sguardo sul proprio fare che consente di migliorarlo. La qualità educativa non è data una volta per tutte, deve essere coltivata giorno per giorno, presuppone domande e verifiche. Ogni realtà è diversa e in movimento, richiede di affrontare problemi e di trovare soluzioni che possono emergere solo mantenendo aperto il rapporto tra pratica e riflessione.


 

 

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