Bonus nido: ancora una volta parti uguali tra disuguali

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Bonus nido: ancora una volta parti uguali tra disuguali

Il rischio è di garantire più tutela ai già tutelati e maggiori garanzie ai già garantiti, visto che questa è la inevitabile risultante di una divisione pari tra disuguali. Di Sandra Benedetti.

Come è oramai noto da lunedì 17 luglio 2017, è possibile inviare la richiesta all’INPS per ottenere il bonus nido ossia il rimborso delle spese sostenute dalle famiglie per l’iscrizione e la frequenza dei loro figli agli asili nido presenti sul territorio nazionale.
Questa misura costituisce un beneficio riconosciuto a tutte le famiglie, indipendentemente dal reddito ISEE, per il quale bisogna dimostrare l’avvenuto pagamento delle rette tramite l’apposita certificazione. Il Bonus Nido sarà versato nel limite delle risorse di 144 milioni di euro; terminati i fondi a disposizione non sarà più possibile presentare le domande. La prima fase che ha avuto inizio il 17 luglio ha riguardato i bambini che hanno frequentato l’asilo nido nel periodo che va da gennaio a luglio 2017; chi invece lo richiede per l’iscrizione al prossimo anno scolastico deve fornire la prova dell’avvenuta iscrizione e del pagamento almeno di una retta di frequenza, oppure dell’avvenuto inserimento in graduatoria del bambino.

Mi ritorna in mente Don Lorenzo Milani che in “Lettera ad una professoressa” rimarcava come un limite della scuola fosse quella di fare parti uguali tra disuguali, trascurando l’importanza delle differenze sociali che incidono sugli stili di vita e rimarcando che la qualità degli apprendimenti dei bambini sono determinati anche dalle sollecitazioni e dalle opportunità offerte loro dal contesto in cui essi vivono.
E che dire di S. Agostino che affermava: “Cos’è una comunità di cittadini se non una moltitudine di persone unite tra loro dal vincolo della concordia? Nello Stato, quello che i musicisti chiamano armonia, è la concordia: la concordia civica non può esistere senza la giustizia” (De Civitate Dei, 2, 21).
Non so se questa misura definita bonus nido possa concorrere a creare concordia nell’accezione agostiniana del termine, ossia a favorire una maggiore coesione sociale; temo per le caratteristiche con cui viene gestita (cioè offerta a tutti e quindi i primi che arrivano meglio alloggiano indipendentemente dal reddito) che possa rivelarsi una manovra di dubbia giustizia sociale. Perché coloro i quali sono già garantiti da un tenore di vita e da un reddito elevato possono beneficiare alla pari di genitori con redditi notevolmente più bassi.

Allora il tema è quello che Ermanno Gorrieri poneva già nel 2003 nel suo libro che prendeva a pretesto proprio l’affermazione di D. Milani (E. Gorrieri, Parti uguali tra disuguali. Povertà, disuguaglianza e politiche redistributive nell’Italia di oggi, Ed. Il Mulino, 2003, BO, pag. 165) ossia la necessità di non ignorare l’importanza di un universalismo selettivo poiché, viceversa, il rischio è di garantire più tutela ai già tutelati e maggiori garanzie ai già garantiti, visto che questa è la inevitabile risultante di una divisione pari tra disuguali.
In sostanza un welfare solidale è quello che intanto garantisce una soglia minimale di benessere a tutti e che poi provvede a ridistribuire le proprie risorse determinando una qualità della vita e togliendo qualcosa ad alcuni per dare ad altri più svantaggiati.
Scrive infatti Gorrieri che la distribuzione a pioggia di sgravi fiscali e trasferimento di reddito perpetua le disuguaglianze e la tesi del libro è al tempo la sua affermazione di sintesi, ossia che in situazioni di restrizione di bilancio, l’universalismo non selettivo determina la riduzione dell’offerta pubblica di servizi e prestazioni, con il risultato di accrescere o rinforzare le disuguaglianze.
C’è da augurarci che nella corsa al bonus nido riescano a traguardare l’obiettivo le famiglie che ne hanno più necessità e che non siano scoraggiate dalle procedure per ottenerle, spesso non così accessibili ancora una volta a chi non possiede appieno gli strumenti necessari a districarsi nelle giungle informatiche e nei labirinti burocratici.

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