Inclusione: la Corte dei Conti critica il Miur

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Un sistema arzigogolato e frammentario che non garantisce interventi di qualità. Risultati significativi grazie al lavoro spesso solitario di docenti, dirigenti e personale. 

Mario Maviglia

Inclusione

La Corte dei Conti ha recentemente reso nota la relazione riguardante l’inclusione degli studenti disabili nelle scuole italiane relativa al quinquennio 2012-2017. Ne viene fuori un quadro molto critico nei confronti del MIUR, accusato dai giudici contabili di essere disorganizzato, inadeguato e omissivo. I magistrati sottolineano innanzi tutto che gli alunni disabili costituiscono il 2,9% della popolazione scolastica (nell’a.s. 2011/2012 erano il 2,3%), ma con forti divari territoriali e con una tendenza al costante aumento delle certificazioni.
La Corte dei Conti punta l’attenzione anche e soprattutto sulla governance dell’inclusione, mettendo il dito nella piaga di una situazione che da tempo è stata denunciata dagli addetti ai lavori. I giudici contabili si riferiscono in particolare a un sistema arzigogolato e frammentario che non garantisce alcuna qualità degli interventi e anzi crea disorientamento negli utenti a causa della sovrapposizione di competenze e ruoli. In particolare i magistrati individuano sei punti critici:
a) l’inadeguatezza, a livello centrale, di una pianificazione delle risorse per l’integrazione (i giudici parlano di “un’incapacità previsionale dell’amministrazione”);
b) la rigidità delle procedure operative;
c) la debolezza esecutiva degli strumenti di coordinamento fra le diverse istituzioni;
d) i ritardi nell’erogazione delle risorse alle scuole;
e) la mancanza di informazioni ispirate all’evidenza statistica dei dati e la carenza nell’attività di valutazione dell’efficacia delle prassi di integrazione e inclusione;
f) l’incertezza ed episodicità delle risorse finanziarie dedicate

Un'amministrazione scoordinata e il lavoro faticoso di docenti e dirigenti

Finora siamo stati abituati a pensare al processo di inclusione dei disabili nelle scuole del nostro Paese come un fiore all’occhiello del sistema scolastico italiano, soprattutto in riferimento agli altri Paesi industrializzati; la relazione della Corte dei Conti ci restituisce una lettura molto più prosaica, fatta di scoordinamento tra i vari settori dell’Amministrazione, di mancanza di regia, di sovrapposizione di competenze sulla medesima materia, di ritardi nei finanziamenti e di incertezza nell’erogazione degli stessi, di mancanza di continuità didattica. Verrebbe da dire che se sono stati raggiunti risultati significativi nel campo dell’inclusione in Italia lo si deve al lavoro quotidiano, faticoso e spesso solitario di tanti docenti, dirigenti e personale non docente che hanno cercato di dare una risposta dignitosa a problemi complessi e di non facile governo. Profondamente negativa è invece l’immagine che emerge del Ministero, incapace di gestire in modo proficuo questi processi e di fornire adeguato supporto alle istituzioni scolastiche. L’impressione complessiva che se ne ricava è anzi di un organismo che costituisce esso stesso un problema, invece che porsi come risolutore della complessa matassa.
 

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