Elezioni RSU. Molto rumore per nulla?

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Finite le votazioni per le Rappresentanze Sindacali Unitarie. Tre giornate sono troppe? E c'è davvero qualcosa da “contrattare” nelle nostre scuole, con i nostri fondi? Di Cristina Lerede, funzionaria USR Lombardia. 

Voto

Si sono concluse da pochi giorni le votazioni per l’elezione delle RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) nelle istituzioni scolastiche. Mentre aspettiamo di conoscere i dati ufficiali dell’affluenza alle urne e le preferenze espresse verso le varie sigle sindacali, può essere utile fare una piccola riflessione intorno a questo aspetto di vita scolastica.

Per qualche giorno, in rete, è circolata una battuta che scherzava su un dato di fatto: all’elezione del Presidente degli Stati Uniti è dedicata una mattinata (in un giorno feriale), mentre sono tre le giornate dedicate in Italia alle elezioni delle RSU. Un impiego di tempo, energie e spese oggettivamente poco giustificabile non solo in relazione alla particolare situazione economica del momento, ma anche e soprattutto in riferimento all’oggetto in sé.

È sotto gli occhi di tutti infatti che oggi c’è poco da contrattare nelle scuole in quanto le risorse disponibili nell’ambito del Fondo d’Istituto appaiono assolutamente risibili. D’altro canto, la stessa tripartizione delle aree di contrattazione (1. informazione preventiva, 2. contrattazione integrativa, 3. informazione successiva) sembra rispondere più a un rituale di blanda partecipazione che ad una effettiva incidenza sulle condizioni di lavoro degli operatori della scuola. Non va poi dimenticato che alcune materie, prima oggetto di relazioni sindacali, oggi sono state demandate alla responsabilità dirigenziale (organizzazione degli uffici e utilizzo del personale).

Insomma, la contrattazione sindacale a livello di singolo istituto ha periferizzato la conflittualità creando una sorta di “guerra tra poveri” ma ha poco incrementato l’efficienza e l’efficacia del servizio reso alla collettività. C’è quindi da chiedersi se questo modello di rappresentanza oggi risponda effettivamente a quell’obiettivo di miglioramento delle condizioni di lavoro e di crescita professionale degli operatori della scuola, o se non convenga ipotizzare forme di rappresentanza e di contrattazione diverse, agite, ad esempio, a livello di reti di scuole o addirittura a livello provinciale, e demandando alle singole istituzioni scolastiche il momento applicativo delle intese comprensoriali.

Di fatto il modello oggi esistente non consente di salvaguardare il potere d’acquisto dei lavoratori e spesso agisce come intralcio o ritardo nell’assunzione di decisioni in ordine all’utilizzo dei fondi disponibili per veti incrociati tra le sigle sindacali o tra queste e il dirigente scolastico. Per tutti questi motivi, una rivisitazione della materia mi sembra oggi quanto mai opportuna.

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