Autonomia e successo formativo: una (inutile?) novità

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Autonomia e successo formativo: una (inutile?) novità

Progettare interventi educativi e didattici adeguati e snellire la burocrazia è possibile? L'ultima circolare ministeriale sull'autonomia. Di Mario Maviglia

matite

“L’autonomia scolastica quale fondamento per il successo formativo di ognuno”: la recente circolare ministeriale n. 1143 del 17/05/2018  appare quanto mai opportuna e nel contempo pressoché inutile per le ragioni che cercheremo di chiarire. La nota ribadisce lo stretto intreccio che esiste (o dovrebbe esistere) tra l’attuazione dell’autonomia, soprattutto nella sua cifra della flessibilità, e il perseguimento del successo formativo per tutti gli allievi. Questo intreccio è rintracciabile nell’art. 1 del DPR 275/1999 (Regolamento dell’Autonomia) quando si afferma che:

“L'autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento”.

Progettare interventi adeguati

In sostanza, l’autonomia scolastica si configura come un mezzo per meglio rispondere alle esigenze di apprendimento e di crescita di tutti gli allievi, offrendo a tutti un’istruzione di qualità. Non è un caso che la citata nota ministeriale insista sulla necessità che vengano progettati interventi educativi e didattici adeguati soprattutto nei confronti di quelle categorie di studenti che più degli altri possono andare incontro a insuccessi o fallimenti scolastici (BES, allievi in difficoltà ecc.). Ma nel contempo si sottolinea la necessità di non appesantire in senso burocratico la progettazione e la documentazione, un rischio che i docenti conoscono molto bene. Ecco perché si insiste sulla “semplificazione ed essenzialità degli strumenti di progettazione e di riflessione, con un utilizzo funzionale dei documenti”.

Prosegue la burocratizzazione

Per la verità va detto che nel corso di questi ultimi anni l’Amministrazione tutta, nelle sue diverse articolazioni, ha dato un notevole contributo alla burocratizzazione della scuola e del lavoro dei docenti coinvolgendo le scuole in monitoraggi, richieste, raccolta dati ecc., concentrando l’attenzione su aspetti del tutto marginali rispetto alla cura del contesto di apprendimento.
In questo contesto il richiamo alla personalizzazione dei percorsi di insegnamento-apprendimento, che doverosamente la circolare fa, rischia di suonare sinistro per i docenti, costretti a documentare, relazionare, verbalizzare, render conto ecc. ogniqualvolta fanno un intervento specifico e personalizzato, con il paradosso che gran parte del tempo, delle energie e dell’attenzione viene speso per la progettazione/documentazione di questi interventi più che per la loro concreta realizzazione. Di fatto, spesso gli allievi più problematici o che presentano difficoltà di apprendimento sono fortemente presenti nei documenti scritti e molto meno nella relazione diretta con i docenti. A ciò si aggiunga che la complessità delle classi, viste come realtà composite all’interno delle quali troviamo vissuti, stili di apprendimento, condizioni psicologiche e sociali molto diversi, rendono ancor più difficile il lavoro di mediazione didattica dei docenti in chiave personalizzata.

    

L'autonomia scolastica: un fine o un mezzo?

Va pure detto che spesso l’autonomia scolastica è stata letta più come un marchingegno organizzativo che non come uno strumento per innalzare la qualità dell’offerta formativa. Anzi, talvolta l’autonomia stessa è stata vista come un fine invece che come un mezzo, dimenticando che compito della scuola non è avere una buona organizzazione in sé, ma garantire il successo formativo a tutti gli alunni. L’autonomia è a supporto di questo fine.
La nota ministeriale non manca di sottolineare il ruolo determinante che può svolgere il dirigente scolastico nel garantire la qualità dell’offerta formativa, favorendo “un'utile razionalizzazione che serva a riconoscere e valorizzare le risorse professionali e strumentali, a ridurre la sovrapposizione di interventi e di documentazione, talvolta, fra loro, anche poco coerenti, nella relazione tra l'agito e il dichiarato”. E ciò affinché “i docenti possano dedicare la propria professionalità per ricercare e approntare ambienti di apprendimento in grado di perseguire il successo formativo per tutti, evitando adempimenti talvolta avulsi dalla didattica e dalla promozione dell'apprendimento nel rispetto dei ritmi di crescita e delle inclinazioni di ciascuno.”

Ripensando ai piani di formazione 

Ma anche in questo caso dobbiamo evidenziare che nel corso di questi anni i dirigenti scolastici sono stati sollecitati a puntare l’attenzione non certo sul perseguimento del successo formativo degli studenti, ma su questioni di carattere amministrativo-burocratico o gestionale. Se si vanno ad analizzare i piani di formazione proposti dall’Amministrazione negli ultimi cinque anni nei confronti dei dirigenti, di queste tematiche non vi è traccia. I dirigenti scolastici si sono interessati di sicurezza, di privacy, di codice degli appalti, di vaccinazioni ecc., non certo di allestimento di “ambienti di apprendimento coinvolgenti e partecipati oltre che di scelte didattiche efficaci ed ineludibili per far crescere nuove generazioni di cittadini consapevoli, ciascuno con i propri talenti, capacità e competenze, che prendano in carico il cambiamento sostenibile del Paese per un futuro migliore.”

Un'attitudine che manca alla scuola italiana

L’inutilità della nota sta proprio in questo: non apporta nulla di nuovo nel panorama scolastico italiano e non prospetta condizioni e strumenti affinché le istituzioni scolastiche possano effettivamente esplicare appieno la loro autonomia. È vero però che l’autonomia è anche un habitus mentale, ossia un’attitudine, una tendenza, e in quanto tale si esplica nelle condizioni date. Quello che manca ancora alla scuola italiana è forse questa attitudine. Una circolare può fare poco sotto questo profilo, però poteva osare di più prospettando, ad esempio, interventi formativi dedicati ai temi dell’autonomia, in modo che effettivamente la cifra della flessibilità aiuti a “cucire un vestito su misura per ciascuno”, come opportunamente recita la nota ministeriale.
 

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