“Miti scolastici”, sesta parte: i compiti a casa

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“Miti scolastici”, sesta parte: i compiti a casa

I bambini riescono a farli da soli? Avranno un feedback dall'insegnante? Prima di schierarsi "pro" o "contro" i compiti, forse c'è qualcosa da approfondire. Di Mario Maviglia 

bambino ragionamento compiti scuola

I compiti a casa sono talmente connaturati all’esperienza scolastica da essere considerati una sorta di assioma pedagogico: la loro giustificazione è intrinseca al loro stesso esistere, non hanno bisogno di alcuna dimostrazione in quanto evidenti di per sé.

Questo approccio ingenuo al tema in questione è parimenti condiviso tanto dalle famiglie degli alunni quanto dai docenti. Talvolta, anzi, la quantità di compiti assegnati per casa è considerato indice della serietà dell’intervento didattico. Sfuggono a questa visione alcune criticità che ne minano alla base la supposta intrinseca bontà.

A che cosa fare attenzione

Innanzi tutto non è dato conoscere, nella stragrande maggioranza dei casi, le condizioni in cui vengono svolti i compiti a casa (da soli, in compagnia di qualcuno, con l’attiva partecipazione/aiuto/interferenza di qualche parente ecc.), non essendo considerato importante questo dato, anche se è invece tenuto fortemente sotto controllo durante le canoniche attività scolastiche.

In secondo luogo, per ragioni di tempo, non sempre vi è – da parte del docente - un adeguato feedback sui compiti svolti a casa dal bambino, inficiando in questo modo il valore stesso dell’esercizio.

Vi sono poi altri aspetti che a ben vedere assumono forme di paradossalità: se i compiti da svolgere a casa hanno a che fare con contenuti scolastici che il bambino non ha capito nel corso delle ordinarie attività didattiche, come può svolgerli adeguatamente in forma autonoma? E d’altro canto, se li ha capiti, l’assegnazione di ulteriori compiti da svolgere a casa appare una decisione ridondante, se non addirittura inutile.

E se invece dei compiti...

Va inoltre rimarcato che poco frequentemente vengono assegnati come “compiti” esperienze che il bambino può vivere all’esterno della scuola e che possono costituire oggetto di discussione, confronto e approfondimento durante le attività scolastiche. Ci riferiamo a compiti “aperti”, da svolgere magari insieme a qualche familiare, e che hanno lo scopo di sollecitare la curiosità del bambino e di mobilitare le sue energie cognitive.

Libri e sperimentazioni

Per tutti questi motivi si sta sviluppando un movimento d’opinione che tende a problematizzare il mito scolastico dei compiti a casa. Già nel 2012 Maurizio Parodi aveva pubblicato il testo “Basta compiti! Non è così che si impara” (Edizioni Sonda). E recentemente è stata avviata una sperimentazione in una scuola milanese che prevede di non assegnare compiti a casa.
Sarà interessante leggere i risultati di tale esperienza per avere a disposizione ulteriori elementi di riflessione.

 

  

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