Sappiamo pensare?

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Una proposta concreta per imparare a pensare e per affrontare in modo diverso i problemi. Di Eva Corradini, pedagogista.

MInd Lab Italia

Che cosa significa pensareAbbiamo mai provato a dare una risposta a questa domanda? Come risponderebbe un adulto e come un bambino? Nella maggior parte del tempo passato a scuola chiediamo a noi stessi e ai nostri alunni di pensare a qualcosa, di trovare soluzioni a problemi più o meno complessi. Come il nostro pensiero influisce sul modo di risolvere questi e altri problemi?

Insegnare a pensare

Ho chiesto ad un bambino di 10 anni di rispondere alla domanda posta all’inizio di questo articolo, "che cosa significa pensare?", e la sua risposta è stata: “usare la testa”, “concentrarsi”. La “praticità” che caratterizza i bambini di questa età rende semplice la risposta. "E cosa fai per 'usare la testa'?", ho chiesto ancora al bambino. “Cerco di usarla bene!", ha risposto lui.

Dunque nei bambini, come negli adulti, non manca l’idea generale del pensiero ma non è facile definire che cosa significhi pensare senza raggiungere la consapevolezza di come si ragiona per trovare una soluzione ad un problema o per raggiungere un obiettivo. Quali sono gli strumenti a nostra disposizione come adulti, insegnanti, formatori, educatori per raggiungere questa consapevolezza? Proviamo ad immaginare che nel momento in cui ragioniamo, pensiamo, riflettiamo su una situazione il nostro pensiero possa affidarsi a dei modelli, metafore, che lo guidano lungo un percorso strutturato.
Dare forma al pensiero superando l’astrattezza del concetto, far vedere e sperimentare che un ragionamento può seguire una strada, un’indicazione entro la quale riuscire a non perdersi significa insegnare a pensare.

Un laboratorio della mente

Una proposta interessante è data all'interno progetto Mind Lab, che propone alle scuole l’analisi di un qualsiasi tipo di problema (cognitivo, sociale, emotivo), fornendo la possibilità di sperimentare, attraverso specifiche attività, i 4 passaggi fondamentali legati al problem solving:

1. Presa di coscienza (ho un problema).
2. Identificazione (il mio problema è unico o è il risultato di una somma di altri problemi?).
3. Riflessione (una volta identificato il problema principale, quali sono le possibili soluzioni?).
4. Azione (sono arrivato alla scelta della soluzione per me più funzionale al raggiungimento dell’obiettivo e quindi la applico).

L’identificazione delle sequenze va sperimentata nel concreto e il progetto propone in questo senso l’utilizzo del gioco di pensiero come “palestra per allenare” la mente a renderci consapevoli di come pensiamo e ragioniamo.
Nel momento della riflessione, la capacità di pensare va coltivata, migliorata, realizzata attraverso l’intenzionalità e il “progetto” dell’insegnante che “agisce”, a livello metacognitivo, fornendo “modelli di pensiero”, vere e proprie immagini mentali alle quali far riferimento per costruire il nostro modo di pensare.

Il modello del semaforo

Quando si prende coscienza di un problema, si accende la luce rossa di un semaforo interno che mi dice FERMATI, analizza la situazione, valuta l’entità del problema; poi passo ad identificare l’origine del mio problema ponendomi delle domande, sullo stile di quello che farebbe un detective per effettuare un’indagine cercando delle risposte che possono farmi avanzare passo dopo passo al processo di soluzione. La riflessione avviene durante l’accensione della luce arancione del mio semaforo cercando di valutare le possibili soluzioni e gli effetti a breve e lungo termine delle scelte operate ("quante possibilità ho a disposizione?"; "se applico quel tipo di soluzione quale sarà la conseguenza?").
Con la luce verde si può applicare la strategia scelta e procedere alla soluzione del problema. Pensiamo a semplici giochi di uso comune: forza-quattro, dama, scacchi… Proviamo a ragionare secondo il semplice modello del semaforo proposto e portiamo a termine il gioco.

Questo semplice “percorso” che aiuta a risolvere un problema applicato ad una semplice situazione che richiede soluzione nella vita quotidiana, ci può aiutare?

Dopo il percorso del "semaforo"

Dopo aver sperimentato il percorso del semaforo con il bambino a cui ho chiesto che cosa significasse pensare, rivolgo la domanda di partenza allo stesso bambino: “Ora cosa significa per te pensare?". Con aria soddisfatta mi risponde: “Significa usare la testa, ma adesso ho capito come usarla”.

Eva Corradini, pedagogista

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