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L’abitudine a farsi domande è fondamentale per il problem solving in tutti i contesti di vita. Proviamo a consegnare questo atteggiamento ai bambini che si sentono spaesati davanti ai compiti, in modo da facilitare i processi di comprensione, di memorizzazione e organizzazione delle informazioni. Di Daniela Lovison, insegnante all'Istituto Comprensivo di Piazzola sul Brenta (PD).

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Il gusto di imparare

Come mi conviene procedere? Che conseguenza può avere la mia mossa? Perché questa mossa non è stata adeguata? Ho scelto la strategia più giusta rispetto l’obiettivo prefissato? Quali informazioni posso ricavare dall’osservazione della situazione di gioco? Che mosse prevedo di fare? Perché siamo riusciti a vincere?

Domande, tante domande che i miei alunni si abituano a porsi, a porre, a valutare, a selezionare, a costruire sintatticamente attraverso situazioni di gioco che stiamo costruendo ormai da tempo. Queste situazioni di gioco, per esser gestite, richiedono equilibrio tra visione d’insieme e capacità di analisi, pensiero riflessivo e intuizione: diventano uno stimolo continuo a riconoscere l’importanza di diventare “strateghi” del proprio apprendimento.
È importante saper porre domande significative per ricavare le informazioni desiderate. E se una cosa vale nel gioco siamo poi motivati a trasferirla anche in altre situazioni di vita. Imparare giocando significa abituarsi a mettere in gioco le abilità in modo autonomo, perché ci si mette alla prova accettando la sfida. E il divertimento insito nel giocare supporta la fatica e viene trasferito, per associazione, anche all’apprendimento: nasce così, in maniera spontanea, qualcosa che potremmo chiamare il gusto di imparare.

L'atteggiamento fa la differenza

“L’atteggiamento è una piccola cosa che può fare la differenza”, ha detto Winston Churchill. In effetti, assumere l’atteggiamento giusto in una situazione problematica o complessa è essenziale. In caso contrario, rischiamo di non saper affrontare il problema con successo. L’abitudine a farsi domande è fondamentale per il problem solving in tutti i contesti di vita. A scuola costituisce le basi per la comprensione del testo scritto ed è a fondamento di un buon metodo di studio.

Quando l’alunno si trova di fronte al testo da studiare, il farsi domande a cui rispondere mentalmente facilita i processi di comprensione, di memorizzazione e organizzazione delle informazioni, traducendosi in uno stile di apprendimento attivo e costruttivo. Stabilire un piano, preparare tutte le azioni necessarie da svolgere, prevedere possibili scenari e cambiamenti nella strada della realizzazione per poter raggiungere gli obiettivi sono capacità importanti per poter attuare progetti, risolvere compiti complessi.

La mediazione didattica

Gli studenti non cambiano il proprio modo di avvicinare, affrontare e risolvere i problemi da un giorno all'altro. Occorre un percorso continuo e lento, mediato dall’intervento dell’adulto. Come insegnanti, genitori, educatori abbiamo il compito di diventare mediatori di un pensiero riflessivo, capace di analisi e sintesi, di deduzione e scelta ragionata. Possiamo, per aiutare i bambini e gli alunni, dimostrare perseveranza e pazienza di fronte al problema, insegnando a portare l’attenzione più ai processi che non ai risultati. Ma come?

Una lente di ingrandimento sui processi

Immaginiamo di avere in mano una lente di ingrandimento e di utilizzarla con la stessa curiosità e desiderio di scoperta di uno scienziato o di un detective. Focalizziamo la nostra attenzione sulle abilità di pensiero, sull’imparare ad imparare, sulle abilità sociali e le competenze relazionali, zoomiamo ancora un po’ e andiamo ad esplorare le varie e molteplici capacità che gli studenti dovrebbero padroneggiare. Insomma diventiamo detective: se la nostra didattica sarà ispirata ad un simile atteggiamento investigativo, offriremo un esempio di insegnamento-apprendimento cui i nostri alunni si potranno ispirare e li aiuteremo a padroneggiare i propri processi di conoscenza mantenendo alta la motivazione all’apprendimento.

In classe

Sta per terminare l’ora di Mind Lab, il momento in cui costruiamo le nostre situazioni di gioco. Osservo i miei alunni e noto che più di metà classe è incollata al banco, carta e matita in mano, concentrata sul gioco e intenzionata a non "mollare" il compito. Invito gli studenti a raccogliere e riporre il materiale per prepararci alla conclusione dell’attività, ma sembrano non sentire.
Stanno risolvendo un rompicapo stimolante e ci tengono a trovare la soluzione, chiedono solo un po’ di tempo aggiuntivo, per confrontare soluzioni, per cercare informazioni utili, per verificare ipotesi. Penso: “è così che dovrebbe essere a scuola, sempre...”: motivazione, iniziativa, voglia di impegnarsi, nonostante la fatica. 

Daniela Lovison, insegnante 
Istituto Comprensivo di Piazzola sul Brenta (PD)

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