SOS compiti “Telefono casa”: le chat dei genitori

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SOS compiti “Telefono casa”: le chat dei genitori

"Qualcuno mi dice dove si trova la mappa da completare per il prossimo lunedì?". Il fenomeno è divenuto epidemico e capillare. Si tratta delle chat “di classe” dei genitori, alla ricerca di chiarimenti sui compiti assegnati ai propri figli. Di M. Concetta Messina.

et tablet

- S.O.S: qualcuno mi dice dove si trova la mappa da completare per il prossimo lunedì?
- Sul fascicolo rosso di geografia a pag.112
- No, la mappa da completare è quella di scienze…

Da qualche tempo il fenomeno è divenuto epidemico e capillare. Si tratta delle chat “di classe” dei genitori, per lo più rappresentate dal genere femminile, che all’uscita da scuola si scatenano alla ricerca di chiarimenti sui compiti assegnati ai propri pargoli.
Due anni fa nel plesso di scuola media dell’istituto comprensivo nel quale lavoro, una mamma è stata capace di sfidare la sorte (e le urla all’ingresso della solerte Patrizia, occupata in altre faccende) e, al termine delle lezioni, si è furtivamente introdotta nella classe del figlio, ha scattato una foto al registro di classe in barba a tutte le raccomandazioni sulla privacy, e ha carpito l’immagine dei compiti scritti in un’apposita sezione dagli insegnanti.
Antenate dei coevi eventi erano le telefonate a qualche compagno che sino a non troppo tempo fa si facevano in occasione di lunghe assenze da scuola, dovute perlopiù alle influenze stagionali. Ci si teneva aggiornati su ciò che era stato perso. Oggi non si aspettano le assenze: anche quando i bambini sono tutti presenti, anche quando la maestra è la stessa da tre anni, anche se non si è verificata alcuna novità e durante la giornata ha imperato la routine, le chat serali alla ricerca del compito perduto esplodono e dilagano puntualmente.

Riflessioni sulla bilancia

È da allora che ho cominciato a riflettere su quali siano le conseguenze del fenomeno-chat e ne ho messo su una ideale bilancia sia gli aspetti positivi che quelli negativi. I primi sono indubbiamente che i bambini, dopo la puntuale consultazione corale, non si sbagliano più (sarà poi vero?) sui compiti da fare. Gli aspetti negativi credo però siano molto più deleteri ed incisivi, anche se non visibili nell’immediato: i bambini si sentono sempre più legittimati a non ascoltare l’insegnante e a non prestare la dovuta attenzione durante la spiegazione delle attività da svolgere. Ricordo un alunno che si distraeva spessissimo a cui la mamma aveva detto che “doveva” chiedere alla maestra di rispiegargli le cose qualora lui non le avesse capite bene. Seguendo alla lettera il suggerimento materno, il bambino aveva finito con l’assumere la richiesta di ulteriori chiarimenti ogni volta, più volte al giorno, che si accorgeva non di non aver capito, ma di non avere ascoltato.

Le chat che non aiutano a crescere

Come quell’alunno, oggi i nostri alunni, anche i più scrupolosi, si fanno fisiologicamente trascinare dalla consapevolezza che non sia più un problema uscire da scuola senza avere le idee chiare sull’eventuale da farsi a casa, perché la soluzione è sempre a portata di mano… e non solo in senso figurato.
Si arriva persino a situazioni paradossali come questa: l’unico alunno di una prima media i cui genitori decidono di non far parte della chat di classe, prende otto in “Arte e immagine” per la realizzazione di una maschera greca da fare a casa. A tutto il resto della classe viene dato un misero due perché la maschera non è stata colorata: sulla chat qualche giorno prima era circolata una vocina che diceva che il disegno fosse da lasciare bianco!
Viene da sé che in questo modo si privano i bambini di un’occasione preziosissima: quella di compiere i primi passi verso l’assunzione di responsabilità. Capire bene il da farsi, ed eventualmente anche saperlo riportare e spiegare ai genitori, tenere a mente i suggerimenti dell’insegnante, ricordare meccanismi, procedure e modalità, costituiscono una palestra di autonomia e di consapevolezza delle proprie capacità.
Mi viene in mente il detto orientale “Non regalare del pesce ad un uomo affamato ma insegnagli a pescare”.
Noi adulti dovremmo fare come il saggio pescatore e non essere mai tentati dalla più facile soluzione di regalare ai nostri bambini il pesce appena pescato. Sfamerebbe la loro fame, ma lo farebbe solo per poche ore. Il nostro compito è aiutarli a diventare adulti maturi e autosufficienti. Con un uso eccessivo delle chat si corre il rischio di sostituirsi ai bambini in quelli che sono invece i piccoli incarichi e i primi doveri che aiutano a crescere.

E in tutto ciò la scuola ha delle responsabilità? L’argomento sarà oggetto di riflessione nel prossimo post. 

Foto Pixabay

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