Troppi mezzi di mezzo nella didattica a distanza

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I genitori e gli schermi si frappongono fra insegnanti e alunni. E la scuola a distanza ha meno strumenti di prima: è questione di tempi, spesso di spazi e soprattutto di contesti socio-culturali estremamente variegati. Di M. Concetta Messina

concetta messina VIRGINIA E LA DAD1

Mia nonna Maria non sapeva né leggere, né scrivere. Per tutta la vita ha avuto questo cruccio, ma era una femmina e i suoi genitori allora non la mandarono a scuola come i  fratelli. Era capace di soccorrere i bambini ammalati del paese con dei miscugli medicali e cucinava spesso la sua rimpianta  mazzafrissa per una tavola mai  meno affollata di 13 commensali. Maria era brava in tutto, a detta dei suoi figli, e per ciascuno di loro è stata l’unico riferimento  presente anche quando non ci fu più, da imitare in saggezza, in generosità, in industriosità e in cucina, ovviamente.

Eppure a leggere e a scrivere non imparò mai, anzi, ogni qualvolta si trovasse di fronte ad una difficoltà ripeteva una frase ormai chiave nel nostro lessico famigliare “Non sarà l’alti di liggì e di scriì!” (non sarà mica l’arte del leggere e dello scrivere!), a dimostrazione del fatto che per lei si trattasse di un’arte, e per antonomasia di quella più difficile da imparare.

Apprendere dalla vita e apprendere a scuola

I bambini imparano presto a parlare, da soli. Imparano da soli a camminare copiando gli adulti, da soli  riconoscono i visi dei genitori e quelli più familiari e memorizzano da soli percorsi quotidiani. Nonna Maria è diventata un’ottima cuoca attraverso ciò che oggi pedagogicamente definiremo un percorso “per prove ed errori”, o forse solo di prove, eseguite dopo aver visto fare a sua volta.

Tanto si impara con l’esperienza, con l’imitazione. Tanto ma non tutto. A leggere e a scrivere no, a parte qualche rarissima eccezione.

Qualcuno deve insegnarci a farlo. Come qualcuno o qualcosa devono dirci che l’uomo diventò agricoltore dopo un passato lunghissimo da cacciatore. Ci devono insegnare i procedimenti dei calcoli e le formule geometriche, altrimenti dovremmo mettere in conto di ripercorrere ogni volta da neofiti i tempi dei matematici sumeri, egizi e greci, prima di arrivare alle attuali scoperte.

È proprio ciò che differenzia il semplice apprendimento, dall’apprendimento scolastico.  Quest’ultimo è un apprendimento “mediato”, per quanto si debba e si perseguano metodologie basate sulla scoperta e sull’operatività.

Gli oggetti di conoscenza arrivano agli alunni attraverso strumenti e “media” quali l’insegnante in primis, i libri, i testi, le immagini, le carte geografiche, oggi sempre più i video.

Quando però questi cominciano ad essere numerosi, le cose si complicano a tal punto da compromettere in modo decisivo il risultato finale, come sta accadendo in questi mesi di chiusura delle scuole e di didattica a distanza.

Prima degli insegnanti, i genitori e lo schermo

Gli insegnanti non sono più il media primario, ma, soprattutto alla scuola primaria, sono stati sostituiti dai genitori, con tutte le fattispecie del caso.

Vi sono genitori onnipresenti che hanno la capacità di accompagnare nel modo adeguato i propri figli. Sono genitori che seguono, che caricano i compiti dei pargoli sulle piattaforme virtuali, che prendono contatti quotidiani con gli insegnanti. 

Ci sono però molti altri genitori  che non parlano la nostra lingua o che si barcamenano tra casa e lavoro e  chiedono agli insegnanti che le  video lezioni si svolgano di sera per poter riuscire a seguire i figli.

Ci sono poi quelli che, pur disponendo di mezzi economici e di tempi,  non hanno la consapevolezza del fatto che l’assenza dei figli dalle attuali proposte della scuola, sarà per loro un grave danno.

Di fronte a questi determinanti mediatori ormai primari, la scuola a distanza ha meno strumenti di prima. Non è solo un fatto di connessione: è questione di tempi, spesso di spazi (mi dicono di bambini costretti a fare lezione a distanza circondati da fratellini e cuginetti che giocano e seduti sul letto perché privi di una scrivania) e soprattutto di contesti socio-culturali estremamente variegati.

Per non parlare del secondo “mediatore” di questi tempi, dopo la famiglia: lo schermo. Lo schermo silenzia le voci e origina un’interazione limitata, non fluida, rallentata. Non consente ai bambini la sufficiente dose di concentrazione, quello schermo che molti dei nostri bambini, prima del marzo scorso, usavano per fortuna solo per guardare qualche youtuber o saltare a tik tok.

 Un futuro ritorno al passato

Troppi mezzi di mezzo prima della maestra e del libro,  che inevitabilmente intervengono nel percorso. E quando succede questo, il bambino si allontana  non solo fisicamente. Alcuni sono già troppo lontani.

Una volta dedicai a mia nonna Maria il mio primo corso sull’insegnamento della lettoscrittura. Se mai la rincontrerò, un giorno, vorrei farle il regalo di insegnarle l’arte per lei più difficile, senza però ulteriori mediatori se non la mia presenza, le mie parole, una matita ed un foglio. Ciò che solo è sufficiente, lo dice Malala, a cambiare il mondo.

 

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Commenti

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    tken

    12:26, 3 Giugno 2020
    It is wonderful to be here with everyone, I have a lot of knowledge from what you share, to say thank you, the information and knowledge here helps me a lot basketball legends