3 bambini, 1 maestra: la scuola di Alicudi raccontata in docu-film

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3 bambini, 1 maestra: la scuola di Alicudi raccontata in docu-film

intervista a Alberto Bougleux

Nel mezzo del Mediterraneo c’è una piccola isola fatta di sole scale, Alicudi. Vi abitano 50 persone e 3 bambini: Mirko, Valentino e Gabriele. Al gradino 300 c’è la loro scuola e vive la loro maestra, Teresa. Alberto Bougleux, regista, sta montando un docu-film su questa scuola di frontiera, dal titolo "L'ultimo giorno". Lo abbiamo intervistato per saperne di più. 

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L'ultimo giorno è un docu-film in cui si racconta la vita scolastica che si fa nell''isola di Alicudi, minuscola e fatta tutta di scale.

Ad Alicudi ci sono solo 3 bambini, seguiti da alcune maestre che ogni settimana vengono dalla costa e da una maestra, Teresa, che vive sull’isola. Originaria di Milano, Teresa ha deciso di vivere ad Alicudi per tener viva la scuola del posto. Questa sua scelta molto radicale l'ha resa "la maestra dell'isola", e ha fatto sì che la scuola di Alicudi diventasse nel tempo sempre di più un suo progetto, basato soprattutto sulla consapevolezza che i metodi tradizionali non possono funzionare con gli alunni di quella realtà isolata e impervia. 

Le riprese sono iniziate nel maggio 2011 e sono state ultimate alla fine del mese di marzo 2014. Ora il docu-film è su Verkami.com per la raccolta di fondi necessari a coprire i costi di montaggio, post-produzione e comunicazione. Abbiamo incontrato il regista Alberto Bougleux per saperne di più.

Come ha scelto il soggetto di questo docu-film?

La scelta del soggetto de L'ultimo giorno nasce innanzi tutto dai laboratori di "Lapa TV", progetto di formazione ai mestieri del cinema e dell'audiovisivo per le scuole più disagiate delle Isole Eolie che ho ideato 2004 e che da allora fanno parte del piano progettuale dell'Istituto Comprensivo Lipari 1, da cui dipende la scuola dell'Isola, e che ha dato un apporto umano e logistico decisivo per la realizzazione del film. Nel marzo del 2008, su richiesta proprio della maestra Teresa Perre, portai i laboratori di Lapa TV ad Alicudi: fu un'esperienza indimenticabile da cui nacquero tre piccoli video molto speciali ("Cartoline di Lapa TV") e soprattutto una grande amicizia con la maestra e con gli alunni, che oggi sono i protagonisti de L'ultimo giorno.

Da quel primo viaggio nacque anche l'idea di raccontare l'esperienza unica di quella scuola di frontiera, a cui cominciai a lavorare nel maggio 2011, quando si iniziò a parlare di un probabile chiusura della scuola dell'isola. Per completare le riprese sono poi tornato ancora ad Alicudi nel maggio del 2012, nel settembre 2013 e infine nel marzo 2014.

Oltre ai progetti dedicati negli anni alle isole L'ultimo giorno però nasce anche da un mio più ampio interesse per la scuola di frontiera, che mi ha portato, negli stessi anni in cui giravo ad Alicudi, a realizzare El Retratista, film documentario uscito da pochi mesi che racconta la storia di una piccola scuola rurale della Spagna repubblicana dei primi anni Trenta e sul suo maestro Antoni Benaiges, seguace entusiasta della tecnica Freinet, che per le sue idee e i suoi metodi verrà fucilato dai franchisti nel 1936. Bañuelos de Bureba (questo il nome del paesino di 30 abitanti sperduto nelle campagne di Burgos) e Alicudi non potrebbero essere realtà più lontane nello spazio e nel tempo e più sconosciute l'una all'altra.

Da una parte la storia di antichi bambini che non avevano mai visto il mare. Dall'altra la storia di bambini di oggi che non conoscono altro se non il mare, di cui anzi sono prigionieri. Eppure per me sono le due facce inscindibili della stesso racconto che a paritre dai luoghi più remoti del continente cerca di preservare l'identità e la memoria di un modo prezioso di pensare e fare scuola costantemente in pericolo di estinzione.

Quale modello di scuola emerge dal lavoro della maestra Teresa e dal suo dialogo con i bambini?

La scuola sviluppata negli anni dalla maestra Teresa Perre ad Alicudi è una scuola che parte dai bambini, dalla profonda comprensione delle loro attitudini e dalla valorizzazione delle loro capacità e conoscenze, ben prima che dalle esigenze imposte dal curriculum.

In un microcosmo particolarmente chiuso ed endogamico, dove potenti conflitti familiari trovano un immediato riflesso violento in classe, dove le istituzioni vengono vissute con diffidenza e distanza, e dove nonostante tutto la scuola rappresenta l'unico vero presidio dello Stato: in un contesto come questo, Teresa è riuscita nonostante tutto a proporre un modello di scuola basato sull'ascolto, sulla creatività, sull'espressione di sé, sul ricondurre al linguaggio le pulsioni ribelli e spesso incontenibili che si scatenano in classe. Una scuola che si propone come laboratorio e palestra di una cittadinanza basata sul rispetto, sulla curiosità, sulla responsabilità e sull'apertura all'altro.

Dalla scuola di Teresa e dal suo lavoro per rendere i suoi alunni consapevoli di sé e dello specialissimo bagaglio di cultura e conoscenze di cui sono portatori, sono invece usciti i primi diplomati e il primo laureato di Alicudi. Nella scuola di Teresa, così piccola e così sospesa sul vuoto, nelle pareti delle sue aule sempre fittamente popolate dalle creazioni dei bambini (che come diceva Mario Lodi sono sempre "le aule più belle del mondo"), si trovano le tracce vive delle scuola italiana di frontiera e d'avanguardia, quella di Barbiana, di Vho e di Pietralata.

Il docu-film consegna un messaggio anche agli insegnanti alle prese con le cosìddette "classi-pollaio", secondo lei?

Si tratta di situazioni agli antipodi, ma che possono illuminarsi a vicenda: la classe di una scuola minuscola abbarbicata sul pendio inaccessibile di un'isola sperduta vive senza dubbio grandissimi disagi logistici, culturali e di contatto con la realtà e con la vita che scorre dall'altra parte del mare. Ma rappresenta a suo modo anche una situazione che, se si compara con le classi pollaio, nasconde una sua parte di privilegio: quello del contatto ravvicinato ed esclusivo con l'insegnante, che permette di immaginare - anche se non sempre di attuare - un percorso di crescita radicato nella comprensione dell'alunno e del suo ambiente.

Le "classi-pollaio" sembrano invece negare la possibilità stessa di questo approccio e imporre un’inevitabile standardizzazione dei rapporti e della conoscenza. L'esperienza quasi "in vitro" della piccola scuola di Alicudi può però forse ricordare agli insegnanti alle prese con situazioni di questo tipo il significato ultimo della loro missione educativa, e quindi della necessità di non frasi battere dalla piatta logica dei numeri per preservare nei limiti del possibile il contatto con l'individualità e la specialità di ciascun alunno, che è poi la base per formare persone davvero libere e consapevoli.

Per saperne di più

17 Maggio 2014 Eventi

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