Lodi: la scuola che esclude

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Bambini che mangiano un panino fuori dalla mensa: per anni abbiamo parlato di integrazione e inclusione, e adesso ci troviamo di fronte a forme di emarginazione e discriminazione. Di Silvana Loiero

bambini primaria mensa

“Le cose cambiano”: il Comune di Lodi lo aveva annunciato sul proprio sito già dallo scorso anno, quando aveva dato notizia dell’entrata in vigore del nuovo “Regolamento per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate”.

I nuovi adempimenti, che interessano i cittadini extracomunitari, hanno però cominciato a fare rumore e a circolare al di fuori del comune di Lodi, o almeno della regione Lombardia, soltanto all’inizio di quest’anno scolastico, quando i giornali hanno riportato la notizia di genitori stranieri, più di un centinaio, che avevano deciso di non mandare i figli a scuola. Ecco il motivo: per usufruire della riduzione sul pagamento relativo al trasporto e alla mensa scolastica i genitori dei bambini, se sono cittadini extracomunitari, devono produrre, anche in caso di assenza di redditi o beni immobili o mobili registrati, la certificazione rilascia dalla competente autorità dello Stato estero, corredata di traduzione in lingua italiana e legalizzata dall’Autorità Consolare italiana che ne attesta la conformità.

 

 

Documenti impossibili

Dunque: il Comune di Lodi vuole essere certo che un genitore extracomunitario non possieda case o altri tipi di immobili nel Paese di origine. Per dimostrare la situazione economica che consenta le prestazioni sociali agevolate i genitori dei bambini che frequentano la scuola devono pertanto recarsi nel Paese di provenienza e farsi rilasciare i documenti necessari. Paesi che possono ad esempio essere anche il Senegal o l’Ecuador dove il catasto non è informatizzato e quindi i documenti sono impossibili da ottenere.

Da integrazione a emarginazione

Le cose di scuola cambiano: è proprio vero! Per anni abbiamo parlato di integrazione e inclusione, e adesso ci troviamo di fronte, invece, a forme di emarginazione e discriminazione. Sono questi gli unici possibili termini da usare di fronte alle scene che la trasmissione televisiva Piazza Pulita ha portato poche sere fa nelle nostre case. Abbiamo visto l’immagine delle aule in cui gruppi di bambini, nati in Italia ma figli di extracomunitari, vengono isolati: mangiano un panino mentre gli altri mangiano a mensa; e abbiamo anche ascoltato un bambino che non sa spiegarsi perché deve stare fuori dalla mensa, a lui piace mangiare con i compagni italiani… E dire che, da metà degli anni ’70 in poi, e cioè da quando è stato dato avvio al tempo pieno, la mensa è stata considerata un momento educativo per eccellenza, un tempo della condivisione e dello stare insieme, un luogo e un tempo per educare alla cittadinanza.

I precedenti di Lodi

Ci chiediamo perché la delibera di modifica del Regolamento sia stata fatta soltanto a Lodi, città in cui nel 2015 era già stato fatto un primo tentativo ma senza successo: la richiesta di attestazioni di proprietà immobiliari all'estero da parte di cittadini extracomunitari era stata respinta con 21 voti contrari, 4 favorevoli e 3 astensioni.

Evidentemente, come sostiene l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, la modifica non è stata fatta perché la legge lo prescrive: se così fosse, tutti i Comuni d’Italia dovrebbero adeguarsi. Siamo dunque di fronte a motivazioni diverse, a difformità di trattamento per bambini che abitano in luoghi diversi sullo stesso territorio italiano.

Una scuola come un castello di sabbia

Abbiamo l'impressione che la nostra Scuola stia gradualmente assumendo la consistenza di un castello di sabbia. Lentamente viene eliminato qualche granello di sabbia ma nessuno di noi se ne rende conto. Si fanno dei piccoli e lenti movimenti per svuotarla dell’immenso significato e valore che ha assunto nel corso degli anni.

Piano piano le cose stanno cambiando e non ce ne stiamo accorgendo. Non vorremmo, un domani, assistere al crollo dell’intero edificio Scuola, e non per motivi edilizi. E non vorremmo trovarci, dirigenti, docenti, operatori vari, genitori, a dire: ma come ci siamo arrivati? Non ce ne siamo accorti!

Silvana Loiero: 15 Ottobre 2018 Articoli

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