La fame costa!

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La fame costa!

Pensieri e percorsi per un cultura dell'equità e della sostenibilità

Vichi De Marchi, portavoce per l’Italia del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite e scrittrice per ragazzi, risponde ad alcune nostre domande su come e perché fare educazione alimentare a scuola.  

Vichi de Marchi

Ci può dare un suo commento sui cinque temi proposti alle scuole per partecipare al progetto EXPO 2015?

Storie e futuro del cibo, abbondanza e privazioni, sostenibilità, equità e gusto: in queste categorie tematiche proposte da EXPO per la scuola credo siano racchiuse le molte dimensioni che ha il cibo. Esso non è solo nutrimento del corpo ma anche esperienza culturale e sensoriale radicata nelle vita dell’individuo fin dalle sue origini oltre che riferimento simbolico o prescrittivo in moltissime religioni.

Attraverso il cibo possiamo guardare al passato ma anche al futuro. Come si sfameranno i 9 miliardi di persone che popoleranno la Terra nel 2050? La scienza riuscirà a riscattare dalla fame i circa 800 milioni di persone che vivono in condizioni di grave penuria alimentare oppure le enormi diseguaglianze che esistono tra ricchi e poveri, tra nazioni sviluppate e aree di sottosviluppo sono destinate a perpetuarsi e persino ad approfondirsi? Ed è davvero la scienza che deve intervenire o non anche la “politica” creando reti di protezione sociale e alimentare per i più poveri?

Viviamo in un mondo in cui la malnutrizione si attesta su due estremi; quello del miliardo di obesi che mangia troppo e male e quello del quasi miliardo di affamati che mangia poco e male. Questi estremi ci raccontano un mondo squilibrato. Per questo il tema della sostenibilità – che giustamente EXPO pone tra quelli centrali in un programma dedicato alla scuola – è così importante. Infine il gusto, ultima categoria tematica che cita EXPO 2015 per le scuole. Esso ha a che fare con il piacere, ma è anche un elemento identitario che ci rimanda a una data comunità, a un luogo di appartenenza , a una famiglia. Pensiamo quanto l’odore di un cibo possa sollecitare ricordi, farci sentire a casa o in un luogo estraneo, attrarci o respingerci.

"Cibo sostenibile=Mondo equo": questo tema proposto alle scuole da EXPO ci sembra particolarmente vicino alle sue attività. Ce le racconta in breve?

La sostenibilità alimentare non riguarda solo l’uso delle risorse del pianeta ma anche nuovi modelli culturali, un cambiamento nei sistemi produttivi, di distribuzione e nei modelli di consumo.

Il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, nel 2012, alla Conferenza delle Nazioni Unite di Rio+ 20 sullo sviluppo sostenibile ha lanciato l’iniziativa “Sfida Fame Zero” indicando 5 azioni fondamentali per eliminare la fame. Una di queste riguarda propria la sostenibilità dei sistemi alimentari. In concreto significa adottare pratiche agricole rispettose dell’ambiente, un uso responsabile delle risorse (acqua, energia, ecc) e politiche di “buon governo” della terra, della pesca, delle foreste. Ma non esiste sostenibilità senza creare le condizioni anche di un mondo più equo. Pensiamo solo al costo economico della fame per gli individui e per le nazioni.

Un bambino affamato è destinato a diventare un adulto che guadagnerà mediamente dal 5 al 10 per cento in meno di un suo coetaneo ben nutrito. Il costo della fame rappresenta anche una perdita per una nazione il cui Prodotto Interno Lordo (PIL) può essere inferiore anche dell’11 per cento. Senza parlare dei fondamentali problemi di etica e di giustizia sociale. Esistono le risorse per sfamare la popolazione mondiale eppure c’è chi non ha nulla e muore di fame.

In che modo il tema della sostenibilità e dell'equità potrebbe essere affrontato nella Pietro Corvo, illustrazione per "Tondo come il mondo"scuola dell'infanzia e primaria? Ha dei suggerimenti da dare agli insegnanti?

Credo che questo temi possa essere affrontato a ogni età e ordine di scuola. L’atto del mangiare è un’esperienza che condividiamo tutti, grandi e piccoli, ed è dunque di facilissima comprensione. Serve però partire da esperienze reali e da ciò che ci è più vicino e conosciuto se non vogliamo che concetti come sostenibilità ed equità, rimangano termini astratti. Faccio un esempio basato sulla mia esperienza.

Se in una classe dico che nel mondo 1 persona su 8 soffre la fame, la reazione è quasi di disinteresse. Parlo di numeri non di persone. Se invece comincio a contare e indico chi – uno studente ogni otto – sarebbe affamato in quella classe, in base alle statistiche, l’impatto è completamente diverso. L’esperienza diventa concreta. Sei tu o il tuo vicino di banco a, potenzialmente, non avere nulla da mangiare, a soffrire la fame accanto a chi di cibo ne ha fin troppo. [A lato, l'illustrazione di Piero Corva per il progetto "Tondo come il mondo", Giunti Progetti Educativi].

Nei materiali per insegnanti prodotti dal Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite si possono trovare molti spunti per attività in classe oltre a una mappa della fame, a schede attive per studenti delle elementari, giochi, quiz e a due romanzi di avventure di una squadra umanitaria chiamata Food Force. 

Il 16 ottobre si celebra la Giornata mondiale dell’alimentazione e i molti materiali ONU e non solo presenti nel sito del MIUR per l’occasione possono essere un’altra importante fonte di informazione per insegnanti e per le attività in classe. Sottolineo l’aspetto della lettura. Storie, racconti, fiabe di altre popoli, sono una risorsa fondamentale per affrontare questi temi Il segreto è riuscire ad attivare emisfero destro e sinistro, suscitare interesse, emozione ma anche una razionale comprensione dei fenomeni.

Il 2015 sarà l'anno europeo contro lo spreco alimentare: quali attività specifiche su questo tema potrebbero esser proposte nelle scuole?

In occasione delle Giornata Mondiale dell’Ambiente, il 5 giugno, il Ministero dell’Ambiene ha presentato un Piano Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare in Italia. Da più parti si sollecita l’introduzione dell’educazione alimentare e ambientale come materie obbligatorie di insegnamento scolastico. Credo che questo sia un punto decisivo se si vuole che cresca, anche da noi, una coscienza “antispreco”.

Quanto alle attività da fare nelle scuole, sono molteplici e molte di facile realizzazione; dall’apprendere piccole tecniche di riciclaggio dei materiali, a tenere un diario di mensa, a provare a indovinare quanto lavoro, acqua energia, sfruttamento della terra sono serviti per produrre un cibo X che, magari, stiamo per buttare. È interessante anche studiare in modo “creativo” il viaggio del cibo, quello che viene da lontano e quello a Km 0. Ma, fondamentale è la “coscienza civica”, imparare fin da piccoli che viviamo in un unico pianeta che dobbiamo salvaguardare.

Nel mondo si sprecano, ogni anno circa 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti. Ben pochi però sanno che quasi metà di quel cibo viene perso nei paesi poveri perchè non ci sono le strade per andare al mercato, mancano i magazzini, non si conoscono le tecniche di conservazione. Paradossale che questo avvenga dove si soffre la fame ma la povertà produce anche questo. Esercitarsi fin da piccoli a capire queste connessioni è fondamentale per diventare cittadini consapevoli.  

Per saperne di più

15 Settembre 2014 Articoli

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