Il grande gioco degli errori

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Einstein diceva “Chi non ha mai commesso un errore non ha mai sperimentato nulla di nuovo”. Essere disposti a sbagliare significa anche essere pronti a provare e cercare nuove esperienze a costruire nuovi mondi. Di Carlo Carzan, autore di "Allenamente" per Editoriale Scienza.

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Leggete questo dialogo e scoprite gli errori.
- Dove vive Babbo Natale?
- In Lamponia!
- No, sbagliato vive in Mapponia.
- Non conoscete la geografia, Babbo Natale vive in Lattonia.


Quanti sono gli errori? La risposta è semplice: zero.
Se osservata con attenzione, ogni parola che può sembrare sbagliata diventa l’incipit di una nuova storia, di un nuovo gioco, una nuova occasione per guardare il mondo da un punto di vista diverso.
Non può esistere una scuola senza errori, ma alle stesso tempo può essere fondamentale trovare un nuovo approccio che non ponga l’errore come strumento di valutazione, ma lo trasformi in ricchezza e in fonte di apprendimento.
Einstein diceva “Chi non ha mai commesso un errore non ha mai sperimentato nulla di nuovo”. Essere disposti a sbagliare significa anche essere pronti a provare e cercare nuove esperienze a costruire nuovi mondi.

Le domande giuste

Prima di tutto è fondamentale farci due domande:
Come ci poniamo dinanzi agli errori dei nostri ragazzi?
Qual è la loro reazione di fronte a un errore?

Le due domande sono collegate, visto che il loro comportamento dipende in gran parte dal percorso educativo che abbiamo creato. I ragazzi possono vivere l’errore in due modi opposti, come un fallimento o come una sfida.
Nel primo caso si arrendono, non attivano alcun processo di apprendimento, abbandonano per debolezza manifesta.
Nel secondo caso provano a mettersi in gioco, decidono di approfondire gli argomenti, di usare l’errore come punto di partenza e non come punto d’arrivo, lo vedono come uno stimolo al cambiamento e alla crescita.
L’obiettivo della scuola è quello di favorire l’atteggiamento di crescita, non quello di abbandono. Per fare ciò non si deve più guardare all’errore come elemento della valutazione del ragazzo, ma invece si deve osservare il processo che porta all’errore.
Dare valore al processo consente di guardare a ciò che il bambino o ragazzo ha raggiunto, renderlo consapevole del suo percorso, e quindi anche orientato verso il raggiungimento dell’obiettivo. All’opposto guardare al risultato finale e al suo errore, significa solamente evidenziare ciò che non si è raggiunto, diminuendo e spesso eliminando la motivazione al lavoro e allo studio.

Apprendere grazie al gioco

Ribaltare la funzione dell’errore nell’ambito della didattica diventa fondamentale, ma allo stesso tempo può essere complicato riuscire e mettere realmente in pratica questa trasformazione.
In questo senso un grande aiuto lo troviamo nel mondo dei giochi, infatti quando giochiamo siamo disposti a rischiare l’errore, a metterci alla prova, ad accettare anche un possibile fallimento, e da questo ripartire per costruire altro.
L’apprendimento attraverso il gioco avviene in modo progressivo, tramite un ciclo completo di tentativi e prove, che contengono una forte componente di errori, ma che consentono ai partecipanti di assimilare in modo concreto e profondo sia le regole che la loro applicazione. È fondamentale creare un contesto di apprendimento in cui i bambini si sentano liberi di esprimere se stessi e quindi anche di sbagliare.

Divertirsi ad allenare il cervello

Una buona strategia può essere quella di cercare più soluzioni possibili allo stesso problema, in modo da allenare il cervello a usare le informazioni da punti di vista differenti.
Si tratta di un’esperienza che abbiamo proposto tra i giochi del libro Allenamente di Editoriale Scienza, con una risposta davvero positiva da parte dei ragazzi che hanno letto il libro o partecipato ai nostri incontri.

Un esempio? Proviamo insieme a giocare:
Quale tra queste parole è quella intrusa, che non ha nulla in comune con le altre, e perché?
CARTA, TAVOLO, GAMBA, AMICI, CAPELLI, LAMPADINA.
Ogni partecipante scrive la soluzione su un foglio, infine leggetele a voce alta.
Scoprirete diverse soluzioni possibili, quante saranno sbagliate? Quante giuste?
In realtà, non esiste una soluzione unica, ma l’obiettivo è proprio quello di scoprire che anche ciò che può sembrare un errore non lo è, mettere il cervello nelle condizioni di accettare più risposte possibili.

Un’altra interessante possibilità è quella di giocare a sbagliare di proposito: mentre state facendo un disegno, “involontariamente” fate cadere dell’inchiostro sul foglio, cosa accade? Il disegno iniziale sarà compromesso dall’errore, ma potrà trasformarsi in altro: ruotate il foglio, osservatelo da un altro punto di vista e modificate l’obiettivo finale, magari non avrete più una montagna dinanzi a voi, ma un lago ghiacciato in una notte di luna piena.
L’errore in questo caso allena il cervello a cambiare direzione e a trovare in questa nuova strada stimoli e motivazioni.
Giocare agli errori è solo il modo più semplice per imparare e crescere senza arrendersi di fronte alle difficoltà, per dire con fierezza “IO SO SBAGLIARE”!

 

Carlo Carzan: 27 Gennaio 2017 Articoli

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