Il bianco a scuola

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La speranza in un mondo migliore parte anche dalla scuola, se si abituano i bambini e le bambine a uno sguardo che nutrendosi di silenzio, di concentrazione, di contemplazione, sappia recuperare un senso laico e non confessionale dell’idea di trascendenza. 

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La speranza in un mondo migliore parte anche dalla scuola, se si abituano i bambini e le bambine a uno sguardo che nutrendosi di silenzio, di concentrazione, di contemplazione, sa recuperare un senso laico e non confessionale dell’idea di trascendenza.

Il bianco, “che spesso è considerato un non-colore” (Vasilij Kandinskij, Lo spirituale nell’arte, Milano, SE, 1989, da questo libro tutte le citazioni) e che proprio per questo motivo può essere il “simbolo di un mondo in cui tutti i colori come principi e sostanze fisiche sono scomparsi” (ibidem), è il colore guida per una ricerca di dimensioni trascendenti e utopiche a scuola.

Il pensiero trascendente è il pensiero che non rinuncia a porsi domande di senso e che cerca anche ma non solo nella scienza e nella tecnologia le relative risposte. “Andare oltre”: è il segreto e il sogno di ogni religione che parte dal mondo attuale e materiale ma che ne cerca le crepe segrete, gli anfratti, le possibilità incompiute.

Per questo siamo sempre molto scettici quando vediamo l’ansia di alcuni adulti nel voler eliminare dai bambini e dalle bambine le tracce del pensiero magico o del pensiero animistico (dall’assassinio precoce di Babbo Natale allo scherno nei confronti di ogni antropomorfizzazione della natura) come se non si trattasse di pensiero che nulla ha da invidiare a quello scientifico.

Raffaele Mantegazza: 13 Agosto 2011 Cultura e pedagogia

Tenere aperte le domande e non cristallizzarsi su una sola risposta; questo ci insegnano i testi sacri, questo ci insegnano Galilei, Einstein, Stephen Hawking, questo non vogliono e temono i fondamentalismi, religiosi e scientifici.

Il bianco è il colore del silenzio, dei grandi paesaggi antartici come delle pianure innevate, delle distese lunari come delle lenzuola fresche di bucato; si tratta certo di “un grande silenzio che sembra assoluto” ma anche di “un silenzio che non è morto ma ricco di potenzialità”; è un silenzio caldo che è sempre sul punto di essere rotto dal suono, ma proprio perché così promettente e utopico non può essere rotto da un rumore qualunque: occorre precisione nella ricerca della parola o del suono che si staglierà sullo sfondo bianco.

È il silenzio della classe prima che inizi la lezione, il necessario silenzio dei bambini e delle bambine cha lavorano concentrati e che è il contraltare dell’altrettanto necessario chiasso gioioso di altri momenti di convivenza e scoperta. È l’altrettanto necessario silenzio del bambino o della bambina che a casa propria legge un libro o fa i compiti. Quel silenzio bianco che abbiamo espulso dalla nostra vita contornandola di tutto il chiasso e di tutta la chiacchiera possibili, senza più educare i bambini e le bambine all’attesa e allo stupore che il silenzio porta con sé.

La nostra vita troppo piena sembra non avere più spazi bianchi, buchi bianchi per distanziarsi dal mondo e per riflettere: quanto sarebbe utile che proprio a scuola queste dimensioni venissero indicate e proposte ai bambini e alle bambine.

Il bianco allora è un colore di giovinezza, “la giovinezza del nulla. O meglio un nulla prima dell’origine, prima della nascita. Forse la terra risuonava così, nel tempo bianco dell’era glaciale”, segno di un mondo che proprio nella momentanea e fragile assenza di colore permette di cogliere le potenzialità di tutti i colori, di “un mondo così alto rispetto a noi che non ne avvertiamo il suono”.

Colore di speranza e di utopia, nutrito di uno sguardo che sa trascendere il mondo senza abbandonarlo, nel silenzio caldo e accogliente di una classe in attesa di mettersi al lavoro.

Notte, silenzio, trascendenza e contemplazione costituiscono un quadro concettuale all’interno del quale è possibile inserire le attività scolastiche quotidiane.

25-03-2010

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