Dei begli insegnanti

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Nel rapporto con la propria disciplina, nella cura di sé, nel rapporto quotidiano con i bambini l’insegnante esibisce una bellezza che costituisce il vero e proprio motore della relazione educativa e che mette in modo il processo di apprendimento.

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“L’amore per l’insegnamento l’aveva portata a una vita itinerante per le regioni più sperdute dell’isola [...]. Saliva su treni, corriere, calessi, ed arrivava dove doveva arrivare e da lì ripartiva dopo aver fatto sosta per qualche mese in aule dalle finestre coi vetri rotti che lasciavano filtrare un vento così freddo e teso, a volte, da staccare la carta geografica dal muro e farla svolazzare qualche secondo sulle teste di insegnanti e alunni che protendevano le braccia verso l’alto cercando di afferrare quel piccolo mondo che se ne volava via”.

Antonio Capitta, Il giardino non esiste, Il maestrale, Nuoro, 2008.

Un Galateo contro le divise e le sciatterie

Gli insegnanti e le insegnanti devono essere belle persone: non nel senso che basti essere belli per essere insegnanti, né viceversa che basti scegliere una professione per acquisire una rilevanza estetica. Ma in un senso più profondo e molto più difficile: per poter insegnare occorre recuperare e mostrare una bellezza profonda, che è fisica perché è spirituale, e che costituisce l’inizio della relazione educativa, l’aspetto se-ducente del rapporto con l’educando.

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