Arte e laboratori, per una didattica museale efficace

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Arte e laboratori, per una didattica museale efficace

Attraverso un’opera o un progetto architettonico è possibile fare in modo che un’attività con i bambini non sia soltanto il fine, ma anche un mezzo per il raggiungimento di obiettivi in altri campi di conoscenza. Di Stefania Cottiglia

stefania cottiglia

La didattica museale mi affascina da sempre perché è un campo nel quale si può sperimentare molto: consente di cambiare radicalmente l’atteggiamento della popolazione nei confronti del patrimonio artistico partendo, inevitabilmente, dall’educazione dei bambini più piccoli, potenzialmente più ricettivi di adolescenti ed adulti. A questo proposito Firenze offre un’entropia artistica sconfinata, dalla quale possiamo e dobbiamo attingere per accendere le giovani anime e le menti dei più piccoli, ma anche per coinvolgere ed ampliare l’utenza.

Con una strategia didattica corretta, si possono progettare attività che creino delle “competenze affettive” per facilitare la formazione di nuove “competenze cognitive”. In questo modo l’opera d’arte o di architettura può costituire il fine di un laboratorio di didattica museale, ma anche il mezzo per il raggiungimento di obiettivi in altri campi di conoscenza.

Perché una proposta didattica sia efficace, deve essere conforme alla potenzialità cognitiva dei destinatari, altrimenti rischia di offrire una fruizione generica, immotivata ed inconsapevole che non riuscirà a trasformarsi in conoscenza permanente. È necessario dunque passare dalla suggestione, di per sé transitoria anche se affettivamente valida, all’apprendimento che, invece, è durevole se basato sulla disposizione e motivazione (competenze affettive e di familiarità dei destinatari). Per questo motivo la fruizione del patrimonio storico artistico ed architettonico studiata per i più piccoli presenta due caratteristiche principali: limitato bagaglio cognitivo di base ed illimitata capacità di apprendimento.

Partendo da tutte queste considerazioni, nel 2004 ho creato un progetto chiamato “Pulcini al museo”, svolto principalmente presso la Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze. È stata un’esperienza speciale che mi ha consentito di iniziare questa meravigliosa avventura in collaborazione con Maria Cristina Masdea.

Quando nel 2006 è stata inaugurata la Bottega dei Ragazzi, sezione didattica del Museo degli Innocenti ideata da Stefano Filipponi, ho avuto l’opportunità e la piena libertà di creare e sperimentare una grande quantità di progetti educativi insieme ad alcune colleghe, in particolare Elisabetta Morici con la quale ho iniziato e Serena Bianchi.

I laboratori offerti dalla Bottega dei ragazzi sono nati e pensati per un pubblico che coinvolge un gran numero di classi di ogni ordine e grado, dalla scuola dell’infanzia alle scuole superiori. Gli obiettivi affettivi e cognitivi da raggiungere sono gli stessi, e cioè far sì che bambini e ragazzi vengano coinvolti in ogni momento con entusiasmo nella scoperta di una o più opere d’arte.

Non esiste un “metodo” per progettare o condurre un’attività, ma si può approntare una procedura flessibile che tenga conto delle competenze affettive e cognitive dalle quali partire per il raggiungimento dell’obiettivo che ci si prefigge. Tali competenze affettive e cognitive di partenza costituiscono i “presequisiti” sui quali approntare un percorso. Il feedback continuo consente poi di adattare in ogni momento la strategia.

Ogni classe è diversa, non esiste un’attività uguale all’altra. Ed è proprio questo il bello! Non ci si annoia mai, si impara ogni giorno, ogni mese, ogni anno e si ha sempre la possibilità e la voglia di fare meglio.

Due laboratori ai quali sono molto affezionata, “Investigatori al museo” e “Favole e Fiabe al museo”, sono nati entrambi all’interno del progetto “Pulcini al museo” nel 2004 e attualmente sono presenti nelle Chiavi della Città tra le offerte della Bottega dei ragazzi. La particolarità di queste due attività, adatte sia per la scuola dell’infanzia che per la primaria, è che la prima utilizza l’opera d’arte come “fine” mentre la seconda utilizza l’opera d’arte come “mezzo”.

Giocando agli investigatori, attraverso l’osservazione dei particolari, si scopre l’opera intera che poi viene raccontata tramite storie, partendo dal presupposto che i piccoli hanno una grande capacità nell’osservare i particolari ma non hanno capacità di sintesi nel guardare un’immagine complessa.

Fiabe e Favole al museo invece utilizza l’opera come “mezzo” per creare una storia con l’utilizzo delle opere d’arte o dei personaggi rappresentati nelle stesse. I bimbi hanno una creatività illimitata e, con la guida dell’operatore, riescono a scegliere il protagonista, l’antagonista, la situazione iniziare, l’azione dell’antagonista a danno del protagonista, l’intervento dell’eroe e e il lieto fine, facendo danzare i personaggi con gioia e soddisfazione.

Queste attività si sono rivelate anche molto efficaci all’interno di progetti di Continuità fra scuola dell’Infanzia e Scuola Primaria.

Le immagini e le riprese collegate a questo articolo sono state realizzate in occasione del workshop "I bambini e l’arte" a cura dell'Istituto degli Innocenti in occasione di Didacta 2018 a Firenze.

 

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    asaini4

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    asaini4

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