Ancora sui voti, i numeri e le lettere

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La sostituzione del voto numerico con le lettere nella scuola primaria è un passo avanti? Rispetto a che cosa e verso quale direzione? La parola a Franco Nanni, psicologo, e all'insegnante Fausta Forni. 

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  • La parola a Franco Nanni, psicologo

Con tutta probabilità a partire dal prossimo anno scolastico gli alunni del primo ciclo saranno valutati tramite lettere e non più con il voto numerico. Che cosa pensa di questa proposta?

Sono assolutamente favorevole, ritenendola tuttavia un cambiamento insufficiente e timido. Sarebbe da riformare e rivedere l'intera questione della valutazione nella scuola primaria: dovrebbe essere uno strumento interno alla scuola, al servizio del miglior apprendimento possibile per ciascun alunno, mentre all'esterno, verso famiglie e alunni sarebbe opportuno un giudizio verbale e ragionato, mirato alla motivazione e all'incoraggiamento. Dal mio osservatorio di psicologo all'interno della scuola riscontro una eccessiva e allarmante diffusione di ansia da prestazione, alla quale le valutazioni in lettere daranno soltanto un modesto sollievo.

La scuola italiana aveva già sperimentato la valutazione tramite lettere, per tornare poi ai voti. Si tratta solo di un tornare indietro oppure questo cambiamento ha oggi un valore culturale diverso rispetto al passato?

Fatico a vedere un qualsivoglia segno dotato di un senso e di una direzione intenzionale e progettuale in questo ondivago fare e disfare. I concetti stessi di avanti e indietro sono ormai inapplicabili a questo contesto. Ben venga, comunque, una modulazione più semplice e meno drammatica delle valutazioni. Resta il fatto che il clima culturale attuale, che alimenta le ansie e gli atteggiamenti delle famiglie, rappresenta una variabile su cui non è facile incidere.

  • La parola a Fausta Forni, insegnante

Voti no e valutazione sì, e specialmente nella scuola primaria. Questo in massima sintesi è il mio pensiero al proposito delle polemiche sollevate dalla recente proposta di sostituire il voto numerico con il voto in lettere nella scuola primaria. Ma siccome non mi piacciono gli slogan, voglio motivare il mio no e il mio sì. 

Perché non vanno bene i voti alla scuola primaria, dunque? Perché per legge gli insegnanti non possono dare voti sugli elaborati quotidiani dei loro alunni e perché debbono darli a fine quadrimestre? Perché cambiare il tipo di valutazione?

  • Perché un alunno che inizia la prima elementare non sa cosa sono i voti se non per i racconti autobiografici e molto ansiogeni dei suoi genitori e quindi non è utile aumentare la preoccupazione sulla valutazione del suo prodotto.
  • Perché è più facile valutare un prodotto piuttosto che un processo, ma la scuola primaria deve proprio occuparsi soprattutto di processi e quindi è necessario trovare una valutazione consona a descriverne le fasi analiticamente; il voto per sua natura è estremamente sintetico quindi inadatto.
  • Perchè l’apprendimento per essere efficace non può prescindere da un aspetto fondamentale che si chiama AUTOVALUTAZIONE, cioè la riflessione sul proprio lavoro (attenzione, concentrazione, impegno, strategie, collaborazione,…): il voto è troppo riduttivo.
  • Perché se è condivisibile l’ affermazione di Marco Rossi Doria “Sono i ragazzi stessi che si aspettano di essere valutati, che un giudizio venga espresso sulla qualità del loro lavoro” cfr. "Il fatto quotidiano", 28 giugno 2016) ritengo sia poco rispettoso del loro lavoro e non significativo valutare con una “semplice” scala numerica. Serve una valutazione più ampia ed analitica, capace di cogliere tutti gli aspetti che appartengono al percorso di apprendimento di ciascuno.
  • Perché mentre ci si riempie la bocca di parole come lavoro di gruppo, collaborazione, team… gli alunni (aiutati dai loro genitori) confrontando i loro voti si disperdono in una inutile competizione individuale. L’approccio e l’allenamento alla collaborazione ed alla cooperazione non si fa al liceo ma alla scuola primaria, là dove si sviluppano le strumentalità di base.
  • Perché il voto numerico non può essere un alibi per gli insegnanti che non sanno insegnare.  L’equazione: voti alti agli alunni - bravo insegnante è troppo facile ma molto utilizzata nella realtà della scuola. Anche la valutazione, come le competenze disciplinari, è un tema che ha necessità di essere approfondito e aggiornato continuamente per corrispondere al suo fine ultimo: insegnare agli alunni ad auto valutarsi.
Redazione : 1 Agosto 2016 Articoli

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