Analogie per capire le complessità: attività con i bambini

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Analogie per capire le complessità: attività con i bambini

Una riflessione in classe sul tema dell'identità personale, partendo da una domanda: perché ogni bambino è caratterizzato da un nome e non un numero? Di Alessandra Buratto

Buratto giorno della memoria 2019 copertina

Ho pensato a lungo su come poter parlare a bambini di 7 anni di una cosa così importante ma altrettanto difficile quale il "Giorno della Memoria". Ho scelto allora di partire da un’emozione: quella racchiusa nella storia del nostro nome.

Ogni nome racconta una storia d’amore, quella dei nostri genitori che ci hanno aspettato, ci hanno voluto e hanno deciso di chiamarci così per un motivo che non è stato casuale ma è stato l’inizio del nostro essere individui, ognuno speciale e ognuno diverso dall’altro.

Ho consegnato allora ad ogni bambino un foglio e ho chiesto a ciascuno di scrivere all’interno, insieme alla mamma e al papà l’inizio della loro storia, per poi condividerla in classe insieme agli altri.

Ognuno ha letto davanti ai compagni la propria storia raccontando le espressioni dei propri genitori e l’affetto che ha accompagnato ogni racconto. Insieme abbiamo riflettuto sull’originalità di queste storie che erano tutte completamente diverse e che hanno lasciato a ciascuno la forte emozione di essere stati pensati a lungo e scelti.

Poi abbiamo riflettuto sulla differenza che esiste tra le parole e i numeri. Le parole ci fanno pensare, ci feriscono o ci rallegrano, ci avvicinano o ci allontanano, ci piacciono o non ci piacciono. I numeri invece non ci fanno provare niente.

Se le parole esprimono emozioni e sentimenti, i numeri a cosa servono?

Risposte dei bambini:

Servono a contare i soldi.

Servono a prendere il cibo al supermercato.

Servono a contare le cose come i libri della biblioteca.

Servono a fare le operazioni di mate.

Servono per dire quanti anni abbiamo.

Servono per darti un voto sulla pagella.

Avrebbero potuto i nostri genitori chiamarci con un numero?

No, perché non siamo una fetta di salame.

No, perché non siamo una cosa da mettere in casa.

No, perché non aveva significato.

No perché un numero non vuol dire niente...

Spiegare ai bambini quanto accaduto

Al termine della riflessione ho consegnato ad ogni bambino un numero e ho raccontato che un giorno qualcuno invece ha pensato che un nome si potesse sostituire con una cifra.

Insieme abbiamo attaccato questo numero su un cartellone vicino ad una stella che è stata nella storia il simbolo della differenza tra chi credeva che essere diverso significasse essere inferiore. Su ogni stella abbiamo incollato il nostro nome per dare significato a quel numero, che da solo non avrebbe voluto dire niente.

Riflessioni da Budapest

Successivamente ho mostrato ai bambini le immagini di un viaggio che ho fatto a Budapest quest’estate e che racconta esattamente il significato di quello che abbiamo fatto insieme in classe. Su ogni foglia c’è l’inciso un nome per restituire identità a tutte quelle persone che insieme al nome, si erano viste cancellare anche tutta la loro storia.

"Se ti lasci attraversare dal silenzio, i luoghi ti possono parlare. Sopra i resti di una fossa comune sboccia l'albero della vita: un salice piangente con i rami a forma di candeliere rivolti verso il basso per simboleggiare la luce della vita che si è spenta. 
Davanti alle foglie argentate, che ricordano il freddo dell'inverno, si innalzano le tavole di Mosé senza le sacre scritture, perché gli uomini che hanno trasformato quel giardino in un cimitero, non hanno rispettato la legge.

Nella voce rotta di una guida turistica leggi l'emozione di una storia che non è stata imparata a memoria ma che è stata vissuta e inspiegabilmente, in una giornata di piena estate, ti attraversa il freddo di quell' inverno”. 

5 luglio 2018, Budapest, diario di viaggio

Al termine dell’attività abbiamo ascoltato e guardato il video della canzone L’altalena. Il brano è stato realizzato dal bambini di una scuola primaria di Trento ed è il risultato di un progetto educativo che mira a guardare la diversità come una ricchezza e a garantire i diritti di tutti gli esseri umani.

“Portami avanti, portami indietro
tienimi lontano da quel tempo in cui
dove soltanto chi era alto e biondo
poteva avere posto in questo mondo
che deve essere di tutti quanti
io ne son degna come tutti gli altri
portami indietro, portami avanti
fammi sognare dentro il cielo blu”.

 

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Alessandra Buratto: 31 Gennaio 2019 Articoli

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