L’importanza del "noi": per ripensare l'insegnamento

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L’importanza del "noi": per ripensare l'insegnamento

Complessità, incertezza, interconnessione: sono questi i termini a cui dovremo porre maggiore attenzione al nostro rientro a scuola, per poter lavorare in modo diverso sul piano didattico. Di Silvana Loiero

gruppo educativo scuola infanzia Butturini 2

“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia”.

Chi ama i libri dello scrittore Haruki Murakami riconoscerà in questo pezzo le prime pagine di Kafka sulla spiaggia, il romanzo che ha consacrato l’autore giapponese come uno dei più grandi narratori contemporanei. La citazione si adatta bene a ciò che oggi stiamo vivendo: una tempesta. Che però, nel nostro caso, non è metaforica né simbolica ma reale. Una tempesta violenta che molti di noi stanno attraversando con dolore. L’immagine dei mezzi militari, che passano per le strade di Bergamo di notte per portare le bare nei forni crematori di altre regioni italiane, è emblematica di tale dolore.  

Nessuno potrà mai cancellare dagli occhi e dalla mente quell’immagine che, nel futuro, avrà su di noi un effetto di gran lunga maggiore della notissima “ragazza afgana” di Steve McCurry, pubblicata nel 1985 sulla copertina della rivista National Geographic.

Rivedere il nostro insegnamento

Quando tutto sarà finito avremo imparato qualcosa se sapremo osservare con occhi nuovi anche ciò che riguarda la nostra sfera professionale. Comportamenti, atteggiamenti, valori, assumeranno così una luce diversa. Che cosa sarà davvero importante per noi insegnanti nella relazione con gli allievi e con i colleghi? Dobbiamo cominciare a rifletterci da subito.

Il grande filosofo francese Edgar Morin, intervistato alcuni giorni fa sul Corriere della Sera, ha ripetuto quanto ha scritto ormai da decenni nei suoi libri: i limiti del nostro sistema di insegnamento. “Abbiamo un sapere spezzettato in compartimenti stagni, incapace di offrire prospettive unitarie della conoscenza, inadatto ad affrontare in maniera concreta i problemi del presente. I nostri studenti non sono educati a misurarsi con le grandi sfide esistenziali, né con la complessità e l’incertezza di una realtà in costante mutazione. Mi sembra importante prepararsi a capire le interconnessioni: come una crisi sanitaria possa provocare una crisi economica che, a sua volta, produce una crisi sociale e, infine, esistenziale”.

Condivisione come valore

Complessità, incertezza, interconnessione: sono questi termini a cui dovremo porre maggiore attenzione al nostro rientro a scuola, per poter lavorare in modo diverso sul piano didattico. È un’illusione pensare che il nostro insegnamento possa essere completo. Se vogliamo seguire le indicazioni di Morin dobbiamo sforzarci di trovare legami tra le diverse discipline, in direzione di una conoscenza multidimensionale, di un sapere non parcellizzato.  E questo comporta il mettere fine alla continua spasmodica ricerca di materiali, sempre di più e sempre più nuovi. A cominciare, ad esempio, dai libri di testo.

Molti insegnanti avrebbero forse desiderato scegliere per il prossimo anno libri nuovi, con la vana speranza di trovarli “più” perfetti, con “più” novità. E invece useranno i libri scelti dai colleghi lo scorso anno. In una situazione così grave ciò rappresenta un dettaglio davvero senza importanza. Ma non solo: si tratta di un primo passo verso la riscoperta e la coltivazione di valori importanti, quale ad esempio la condivisione. Sì, perché se questo periodo ci avrà insegnato qualcosa, dovremo imparare a rinsaldare i legami anche tra i colleghi nel quotidiano fare didattico.

Ci sono pronomi personali che conosciamo da sempre: accanto all’IO, che spesso ci spinge a un individualismo esasperato, c’è anche il NOI, pronome essenziale che qualche volta rischiamo di dimenticare. Dopo questa pandemia ricreare il senso del NOI diventa di estrema importanza.

 

  

 

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10 Aprile 2020 Articoli

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