La scuola al tempo del Coronavirus: i bambini ci guardano

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [D5HNZU4M] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [ZWHBRMRB] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [81B6J3MM] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3

La scuola al tempo del Coronavirus: i bambini ci guardano

I bambini guardano il volto degli adulti, come fanno sempre di fronte all’ignoto, per capire se davvero c’è da spaventarsi o meno, e per lo più non trovano nemmeno lì una risposta univoca. Di Franco Nanni

bambino filosofia pensare

Come stanno vivendo i bambini le misure volte a contenere l’emergenza del Coronavirus, e principalmente, come è ovvio, la chiusura delle scuole?

C’è una notissima immagine nella quale la mente dell’osservatore può vedere, alternativamente, una giovane donna o una vecchia arcigna: credo che l’esempio renda bene l’idea di attonita ambiguità che circonda uno scenario assolutamente inedito e dalle caratteristiche sfuggenti.

Analogamente alla celebre illusione ottica, a seconda di come si assemblano i fatti e le informazioni si percepisce paura, ansia, perfino angoscia, o viceversa si minimizza e banalizza. I bambini guardano il volto degli adulti, come fanno sempre di fronte all’ignoto, per capire se davvero c’è da spaventarsi o meno, e per lo più non trovano nemmeno lì una risposta univoca, poiché anche le facce dei grandi sono insieme signorine e megere.

 

La mancanza del contatto

Scrivo da una regione in cui le scuole sono chiuse fin dal 24 febbraio, e a tutti gli alunni che ho incontrato manca tanto la scuola; essi avvertono principalmente la mancanza del contatto con i coetanei, ma anche la routine quotidiana con le sue attività, i giochi nel cortile, e a tanti mancano anche le maestre… ciò di cui non possono sentire la mancanza sono i compiti poiché ne ricevono, chi più chi meno, una messe copiosa che fluisce ininterrotta sulle pagine dei registri elettronici, costringendo i genitori a un ulteriore telelavoro di trascrizione per i loro figli. Dalla scuola secondaria in poi ci si sta organizzando per lezioni interattive on line ed è un bene, non sapendo quanto potrà durare la sospensione del lavoro in aula.

 

Il lavoro a distanza

Nell’ambito della scuola primaria è davvero prematuro ricorrere ad analoghe soluzioni? Dipende. Di certo non è pensabile che, specialmente per i più piccoli, il delicato e sensibilissimo lavoro in aula possa essere surrogato da una videochat didattica, ma forse qualcosa può essere fatto per le quarte e le quinte. Per tutti, però, non dovrebbe mancare un contatto con la scuola che sia diverso da elenchi di compiti o comunicazioni di servizio: la voce, se non anche il volto, delle maestre che parlano agli alunni e forniscono rassicurazioni e sorrisi sono fondamentali ad ogni età.

Che cosa serve adesso?

Non credo sia il caso di preoccuparci proprio ora che i bambini perdano qualcosa che hanno appreso. Ci sarà tempo per questo e sarà giusto farlo per mantenerli in esercizio almeno sulle abilità principali. Ora serve che i bambini avvertano la scuola come una presenza buona che alimenta e guida la loro vita, e non una dispensatrice di compiti e giudizi; dovrebbero sentire che la scuola continua, e continua per dare, non per richiedere.
Serve che i bambini non disimparino a vivere e a pensare, e ben venga un poco di televisione in più se nutrita di buoni documentari adatti all’età dello spettatore.
Serve inoltre che possano imparare una cosa nuova che riguarda anche noi adulti: tutta la nostra normalità è fragile ma se sappiamo individuare i legami, le risorse e le priorità fondamentali possiamo mantenere in vita la nostra collettività.

Ai bambini non serve la paura di una malattia. Serve comunicare loro che ci troviamo in circostanze del tutto nuove e in parte inesplorate e che conviene porci difronte ad esse con curiosità e disponibilità. Per questo è importante che anche la scuola faccia la sua parte mantenendo con i suoi alunni e con le famiglie la comunicazione che conta, quella e ci parla della vita e dei legami, inclusa la solidarietà e la comprensione dell'altro.

  

Conosci le riviste Giunti Scuola? Apri questo collegamento e scopri le offerte dedicate a La Vita Scolastica, Scuola dell'Infanzia, Nidi d'Infanzia e Psicologia e Scuola, oltre alla nostra Webtv!

 

 

Iscriviti al gruppo Facebook Star bene a scuola per scambiare opinioni, buone pratiche e per interagire con gli esperti Giunti Scuola!

Franco Nanni: 10 Marzo 2020 Articoli

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola