Mario Lodi: "Cosa vuol dire dare vita a una scuola dei valori ispirata alla Costituzione?"

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Mario Lodi: "Cosa vuol dire dare vita a una scuola dei valori ispirata alla Costituzione?"

Mario Lodi ha collaborato per anni con "La Vita Scolastica". Ripubblichiamo un suo articolo

mario lodi

Sul numero di settembre 2007 de "La Vita Scolastica" mi interrogavo su che cosa vuol dire dare vita a una scuola dei valori ispirata alla Costituzione. La scuola, scrivevo, deve essere per i bambini una seconda casa, dove continuano l'esperienza avviata dopo la nascita nella famiglia, una seconda casa dove imparano a diventare cittadini, esercitando ogni giorno il diritto di parola, il rispetto e l'ascolto degli altri. Per fare questo però dobbiamo riuscire a organizzare la scuola come una piccola società; solo così possiamo davvero far vivere ai bambini il senso della Carta Costituzionale, della legge che sta a fondamento del nostro vivere insieme.

Dalla famiglia alla scuola

Quando un bambino nasce non arriva per caso, si spera, ma per amore; egli diventa protagonista nella piccola società della famiglia e nello stesso tempo nella società più ampia della comunità sociale alla quale da ora in avanti appartiene come cittadino a tutti gli effetti. Intorno a lui si muove un insieme di bisogni e di doveri che trasformano i genitori in persone qualificate, che possiamo definire professionisti dell'educazione. Se il genitore esercita la sua professionalità con cura, segue la crescita del bambino con competenza e amore, il bambino capisce che intorno a lui si muovono persone affettuose che lo aiutano e sanno interpretare i suoi bisogni, capisce che il mondo intorno a lui è buono.

Il ruolo centrale dell'insegnante 

Quando fa il suo ingresso nella scuola, le altre figure che il bambino incontra come cittadino sono le insegnanti, alle quali spetta il difficile compito di gestire al meglio il materiale urnano in evoluzione, che è il prodotto della società tecnologica. Per fare questo, per trasformare gli scolari, vivaci e a volte violenti, in cittadini liberi e democratici della società futura, l'insegnante deve possedere una professionalità molto complessa, che la scuola superiore e l'università non forniscono. Deve conoscere, per esempio, la letteratura per l'infanzia per suggerire e scegliere testi adatti alle letture; e soprattutto deve possedere una preparazione psicologica capace di capire la rappresentazione grafica della realtà col disegno. E poi trasformare il sapere attraverso il gioco.

È possibile realizzare una scuola che abbia come bussola i principi di libertà, di democrazia, di uguaglianza, di giustizia che sono alla base della nostra Costituzione? Nell'apparente disinteresse di oggi, ci sono insegnanti di buona volontà che hanno detto sì, si sono impegnati, attraverso corsi di formazione, letture, studio e confronti, e sono riusciti a programmare un intero anno di lavoro. Questo programma è una sfida alla società violenta: lo si può sostenere sin dalla prima elementare con la classe-assemblea che regola le diverse attività e che invece di usare le famose "note negative", introduce le "note positive" per quei bambini che si sono distinti nel rispetto delle persone e delle cose di tutti. L’obiettivo è realizzare la scuola come una piccola società democratica che alla fine degli otto anni inserisca nella società civile il senso della collaborazione, la necessità della non violenza.
 

  

Un anno di lavoro con la Costituzione

L'esperienza si è svolta nella classe prima della scuola di Soave (VR), ed è stata animata e coordinata dall'insegnante Luciana Bertinato alla quale abbiamo chiesto di raccontare le fasi essenziali del loro lavoro.

"Dal primo giorno di scuola abbiamo impostato in modo nuovo la didattica e ci siamo occupati di alcuni problemi fondamentali, quali:

  1. trasformare l'aula in laboratorio, con la partecipazione dei bambini stessi e dei genitori
  2. scegliere il posto funzionale per le diverse attività, con l'assunzione di incarichi e responsabilità
  3. organizzare nello spazio e nel tempo le attività, con regole espresse e controllate dall'assemblea che rappresenta il popolo
  4. gestire il tempo della parola nel quale i bambini parlano, ascoltano, si conoscono e diventano a poco a poco cittadini liberi che rispettano il diritto di tutti di parlare e di esprimere il proprio pensiero. 

All'interno di questa cornice si sono collocate le varie attività didattiche. 

• I bambini hanno "raccontato" con il linguaggio grafico il mondo reale che hanno visto con i propri occhi. 

• Quando è arrivato il tempo della traduzione dei suoni della parola in segni alfabetici, la cosiddetta "magia" della lettura, si è passati dalla lettura dei librini alla lettura dei libri della biblioteca. 

• ll momento successivo è stata la produzione di libri. Ogni bambino ha una storia, e i fatti della vita sono diventati spunti per storie vere o fantastiche. È nata da qui l'esigenza di raccogliere, stampare, diffondere le notizie del mondo intorno ai bambini. 

• Abbiamo poi sentito il bisogno di comunicare ad altri le notizie e di confrontarle con quelle di altri bambini: è nata la corrispondenza. Il mondo intorno ai bambini a poco a poco si è allargato: dal lavoro dei contadini che coltivano la campagna vicino alla scuola al lavoro dei genitori; così i bambini si sono confrontati con le attività umane che li attendono quando dovranno fare le scelte per il futuro. Negli anni successivi il programma di lavoro prevede l'ampliamento del nostro 'mondo' ai paesi e alle città vicine e più tardi agli Stati e ai popoli confinanti, affrontando così i problemi della Terra".
 

  

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Mario Lodi: 2 Marzo 2020 Articoli

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