L'orgoglio di essere insegnanti

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Una professione che è necessario rivalutare, con il riconoscimento del giusto prestigio sociale: a scuola si coltivano intelligenze per il futuro della nostra società. Di Silvana Loiero

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Nel mese di luglio scorso la scuola italiana è stata bersagliata dagli attacchi di molti opinionisti, che l’hanno accusata di “sfornare” ragazzi analfabeti. Le accuse sono state successive alla presentazione dei risultati delle prove INVALSI. Inutile dire che gli autori degli attacchi sulla stampa non erano persone di scuola, e se pure firme note, non si sono presi la briga di fare un’analisi seria dei dati. La cosa importante era sparare a zero sulla scuola e gli insegnanti, da nord a sud, con molta superficialità. E il successo mediatico è stato assicurato.

Quanto sarebbe bello se, invece, sui quotidiani e alla TV, si portasse avanti una campagna di tipo opposto, per mettere in evidenza l’importanza del lavoro docente. Un lavoro che è necessario rivalutare socialmente, con il riconoscimento del giusto prestigio sociale: a scuola si coltivano intelligenze per il futuro della nostra società.

Una campagna di sensibilizzazione promossa attraverso i media dovrebbe far parlare i docenti stessi. Non sempre il silenzio è d’oro, come recita un vecchio proverbio; anzi, bisogna seguire il suggerimento dato da Gianni Rodari nel suo Libro dei perché: “E se devi dire le tue ragioni, quando hai ragione, il silenzio è di cartapesta e di segatura. Chi ha torto tira dritto/ se chi ha ragione resta zitto”. Soltanto i docenti sono in grado di esplicitare, a chi non sa di scuola, il lavoro reale che viene svolto, e descriverne i contesti e le modalità, le difficoltà e gli sforzi, le soddisfazioni e le frustrazioni…

Se gli insegnanti “parlassero” potrebbero ad esempio far conoscere l’evoluzione che il mestiere di insegnante ha subito, diventando sempre più complesso: i bambini di oggi sono notevolmente diversi da quelli di ieri e richiedono una cura ancora più particolare, le riforme continue minano le certezze, l’aumento degli alunni per classe rende tutto più difficile, i compiti da svolgere sono sempre in aumento e diversificati, a cominciare da quelli burocratici…

Ma se gli insegnanti “parlassero” dovrebbero esigere dal nuovo Ministro sia uno stipendio finalmente dignitoso, sia una formazione seria, nel senso di adeguata ed efficace, anche con brevi periodi di esoneri dal servizio. Non tutti sanno, ad esempio, che chiedere di assentarsi per partecipare ad attività di formazione è un diritto, oltre che un dovere, ma spesso ai docenti non viene concesso neanche un giorno, in quanto si adducono problemi legati alla loro sostituzione in classe.

Il mio augurio è che il nuovo anno scolastico, e le iniziative del nuovo Ministro della Pubblica Istruzione, possano segnare l’avvio di un percorso che porti a ripristinare l'immagine di una professione fondamentale qual è quella delle maestre e dei maestri. Ne discenderebbe un maggiore sostegno e una più ampia fiducia da parte dei genitori, e un giusto riconoscimento di media e pubblico in generale. E le maestre e i maestri sarebbero fieri di svolgere il proprio lavoro.

Per svolgere un lavoro ben fatto è necessario anche l’apprezzamento altrui. E gli insegnanti hanno bisogno in modo particolare di considerazione, perché fanno un mestiere difficile e di estrema responsabilità: la società di domani sarà costruita dagli e con gli allievi di oggi. Quei bambini che i docenti accompagnano lungo un cammino che li porti a diventare “teste pensanti” (con genitori, auspichiamo, anch’essi “pensanti”).

Buon anno scolastico!

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Silvana Loiero: 8 Settembre 2019 Articoli

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