“Diamo i numeri”? La valutazione formativa

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“Diamo i numeri”? La valutazione formativa

Occorre che si sviluppi una cultura della valutazione formativa, molto più complessa di un semplice voto e di un’operazione aritmetica. Di Silvana Loiero
 

editoriale vs5 2019

Periodo di verifiche, tabelle, medie aritmetiche... La fine del primo quadrimestre è vicina e il rituale si ripete come ogni anno: i docenti effettuano la valutazione periodica degli apprendimenti e preparano il documento di valutazione per i genitori. Su questo documento (meglio noto come “scheda”) scrivono i voti numerici in corrispondenza alle diverse discipline. Tutto regolare.

Ciò che non appare in regola, invece, è quanto succede in molte scuole primarie nel corso del mesi precedenti alla fine del quadrimestre: ci sono insegnanti che mettono 4-- sui quaderni o 5+ all’interrogazione... Qui non vogliamo evidenziare che si danno insufficienze, né ci interessa affermare una verità lapalissiana: non ha alcun senso indicare un più, un meno o un mezzo voto, anche se si trattasse di un 7+ o di un 8½. Ci preme invece ricordare che i voti espressi con numeri decimali non sono previsti per le prestazioni degli allievi di scuola primaria nel corso del quadrimestre, anche se qualcuno lo ha sempre fatto.

La norma più recente, e cioè il decreto legislativo n. 62/2017, riaffermando quanto già contenuto nel Regolamento per la valutazione del 2009, prevede infatti che soltanto la valutazione periodica e finale degli apprendimenti venga espressa con votazioni in decimi relative ai differenti livelli di apprendimento. E il collegio dei docenti deve deliberare i criteri e le modalità di valutazione degli apprendimenti e del comportamento, criteri da inserire nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) e resi pubblici.

E allora, perché si consente ad alcuni insegnanti di comportarsi in modo diverso? Perché il dirigente scolastico non interviene? Pensiamo sia il caso che, in alcune scuole, ci si dia “una regolata”, intendendo non solo la conformità alle regole ma anche il comportarsi in modo più sensato. E pensiamo sia ormai tempo di una formazione seria, perché si sviluppi una cultura della valutazione formativa, valutazione molto più complessa di un semplice voto e di un’operazione aritmetica.

Editoriale di La Vita Scolastica, n. 5 gennaio 2019. 

 

 

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Silvana Loiero: 9 Gennaio 2019 Articoli

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