Parliamo di… star bene a scuola

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [28XRTNEJ] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [8VN4359F] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [SCZ89VYW] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

Il confronto tra pari, la paura di sbagliare mettono in crisi bambini particolarmente sensibili e reattivi a un contesto educativo in cui le occasioni potenzialmente frustranti sono frequenti. Di Adriana Molin. 

lett_fantascrittura2.jpg

L’insegnante guarda con apprensione Simone, un bambino di classe prima. È vero che ha imparato a leggere ma lo fa ancora sillabando e quando scrive o calcola è sempre incerto: sembra trattenuto, bloccato… Non interviene nelle conversazioni, né fa domande per chiedere chiarimenti, tantomeno segnala se è in ritardo nell’esecuzione di un compito, ma soprattutto – e ciò preoccupa maggiormente l’insegnante –, se direttamente coinvolto, rifiuta l’invito mormorando scuse ("non so…") e chiudendosi nel silenzio, se percepisce come nuovo il compito. Anche durante le attività ricreative, Simone, pur giocando con i suoi compagni, è sempre attento a non esporsi, a non essere mai al centro dell’attenzione. A casa, la mamma lo descrive come un bambino allegro, giocoso, socievole, dalla risposta sempre pronta, ma molto sensibile e con una tremenda paura di fare brutta figura, a volte forse un po’ testardo. Mamma e insegnante pensano che sottostante all’evitamento delle attività in cui è implicita una valutazione di sé da parte di altri si nasconda la paura di sbagliare.

Genitori perfezionisti e paura di sbagliare

La paura, una delle prime emozioni che il bambino manifesta, è uno stato mentale e corporeo che si attiva in risposta a un evento riconosciuto come potenzialmente non sicuro o pericoloso. È una reazione spontanea e immediata, che si muove in modo coordinato coinvolgendo corpo, mente e ambiente sociale, la cui intensità espressiva dipende dalle esperienze pregresse e dalla cultura di appartenenza. L’ambiente familiare, in primis, influenza lo sviluppo delle emozioni. Genitori particolarmente critici, difficilmente notano i comportamenti adeguati del bambino, anzi tendono a sottolinearne gli errori invece di incoraggiarlo ad accettare l’emozione negativa (rabbia, frustrazione…) e ad affrontarla in modo efficace. Genitori troppo perfezionisti, poiché trasmettono l’idea che il valore dell’individuo risiede solo nella buona riuscita, non incoraggiano i bambini a cimentarsi in compiti impegnativi i cui esiti siano incerti, compiti in cui l’errore sia l’occasione per comprendere più a fondo il problema e cercare nuove e impreviste soluzioni, come avviene nell’apprendimento scolastico. Pure uno stile parentale iperprotettivo non aiuta il bambino a sviluppare risposte strategiche a situazioni percepite come pericolose.

Le paure infantili sono comuni e riguardano circostanze esterne (buio, animali, attività motorie come tuffarsi…) o le proprie inadeguatezze. Sono queste ultime che si manifestano principalmente a scuola: è la paura di non essere capace, di non essere competente che in Simone s’intreccia con la timidezza, e lo induce a un comportamento incerto ed evitante in tutte le attività e nelle relazioni sociali.

L'importanza del contesto educativo

Come aiutare Simone nel superamento delle criticità legate ai primi risultati scolastici, ai voti che fioccano nei quaderni, espressioni evidenti del giudizio altrui sulle proprie capacità, che invitano al confronto tra pari?
In primo luogo è opportuno ricordare che durante la scuola primaria i bambini diventano più riflessivi e migliorano la propria regolazione emotiva: saranno sempre più abili nel valutare la situazione e nel trovare le strategie più adatte al superamento dell’eccitamento psico-fisiologico attivato sia in caso di emozione positiva che negativa. Sfruttando quindi le opportunità offerte dallo sviluppo, si può favorire la comprensione e la conoscenza delle emozioni, insieme alla consapevolezza dei sentimenti e pensieri che attraversano la mente quando si è coinvolti in determinate situazioni.
Creare un contesto educativo in armonia con le caratteristiche di Simone è il secondo passo: un ambiente strutturato, con spazi ben definiti dove il bambino può trovare i suoi tempi di apprendimento e rifugio dallo stress, la formazione di gruppi con interessi comuni per lo svolgimento di attività differenziate, un clima generale di tolleranza, amicizia e aiuto reciproco faranno sì che Simone si senta accettato, risvegliando in lui il desiderio di una partecipazione attiva.
Infine, ma non per importanza, sarà necessario intensificare il rapporto con la famiglia affinché i genitori diventino più sensibili e accettanti, rispettosi dei tempi di Simone a nuove situazioni. Le loro reazioni comportamentali e attese dovrebbero diventare compatibili con le caratteristiche del bambino stesso. Solo un’alleanza tra scuola e famiglia può portare un cambiamento del contesto educativo necessario a Simone per scoprire e imparare nuovi modi per fronteggiare situazioni stressanti.

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola

  • avatar

    mmeconi

    13:27, 6 Ottobre 2017
    la maggior parte dei bambini e degli adulti sono preoccupati di come apparire, di cosa pensano gli altri di me, come mi vedono gli altri, come posso dimostrare il mio valore. Siamo condizionati dai confronti: guarda lui come fa, guarda lei com'è "brava", e cosi trasmettiamo tutto ciò sui bambini, perchè non sappiamo fare altro. Ognuno va trattato come essere perfetto ed unico, non confrontabile, non paragonabile, e questo è un primo passo. Le emozioni che vengono represse: non si fa così, non si dice cosi, non si piange, non si fa quello.....terribile. Trovo sempre gente che piuttosto che cambiare atteggiamento, preferisce rimanere negli standard stereotipati di sempre. Mi impegno e cerco di spiegare in termini pratici come si fa, ma solo con chi realmente ha voglia di modificare e lavorare su sè stesso, non esiste la formula magica.