Maestri e bambini, un legame speciale

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La qualità della relazione insegnante-alunno rappresenta un fattore di protezione che influenza positivamente il percorso evolutivo e il rendimento scolastico del bambino. Di Adriana Molin. 

insegnante-alunni

“Buongiorno, maestra!” è l’allegro saluto che il bambino di scuola primaria rivolge alla sua insegnante, un saluto che sancisce un rapporto molto speciale che lega bambino e maestra o maestro. In quel saluto il bambino riconosce la funzione educativa del “maestro”, che, oltre a “sapere di più”, è capace di trasmettere - attraverso atteggiamenti , parole e azioni - cure e attenzioni nei riguardi del bambino e del suo sviluppo. Essere maestre o maestri implica una funzione che va agita con particolare perizia proprio perché sono impliciti sentimenti e competenze, disponibilità verso un altro “più piccolo”, e autorevolezza nella sicurezza di una relazione molto particolare. La parola stessa “maestro”, per la sua etimologia e per la numerosità di usi nei campi più disparati, rimanda ad una figura che sta su un piano di credibilità culturale e morale. È una figura così importante da costituire un modello, un punto di riferimento stabile, che traccia memorie indelebili.

“Si fa così. Lo ha detto la maestra!”

È un rapporto speciale quello che lega il bambino alla maestra, soprattutto nei primi anni della scuola primaria, poiché si crea una relazione colorata affettivamente, mai neutra. La maestra è “un altro significativo” per il bambino che cresce, è il primo “altro” posto al di fuori della sfera familiare nel quale il bambino trova o dovrebbe trovare quella accettazione che genera sicurezza, fiducia e speranza nel futuro, che, pur con differenziazioni, richiamano quelle familiari. Questa fiducia dei bambini nella loro insegnante è così profonda che alcuni genitori, mentre cercano di aiutare i figli nel completamento dei compiti a casa, sono talvolta apostrofati dai piccoli: “Si fa così. Lo ha detto la maestra!”. C’è fiducia e riconoscimento dello status/ruolo dell’insegnante.
D’altra parte, gli scambi che giornalmente avvengono nel contesto classe tra maestra e bambino, nel tempo, creano ricordi, prospettive future assumendo rilevanza affettiva. Quest’ultima è basata sul riconoscimento reciproco che – potenzialmente - permette a ciascuno di mettersi nei panni dell’altro. È un rapporto attivo e reciproco che, tuttavia, domanda all’insegnante una disponibilità emotiva e cognitiva in grado di saper leggere le emozioni del bambino e le proprie, in modo da incontrarlo con interesse, rispettando le sue esigenze di apprendimento e di crescita, aiutandolo ad andare un po’ oltre per allargare e arricchire il suo sguardo sul mondo. Esperienza e conoscenza, passione e desiderio di condivisione legano alunni e maestra che è accompagnata dalla consapevolezza della complessità del nostro tempo che richiede chiarezza, capacità di pensiero e accettazione dei propri limiti.

La relazione insegnante-bambino e l'andamento scolastico

L’importanza del rapporto tra maestra e alunno è testimoniata dalle ricerche che esaminano i molteplici aspetti dell’adattamento scolastico, dalla cognizione alla socialità, alla partecipazione attiva alla vita della scuola, al successo nell’apprendimento. La qualità della relazione rappresenta un fattore di protezione che influenza positivamente il percorso evolutivo e il rendimento scolastico del bambino nei primi anni di scolarità. Il peso del sostegno affettivo della maestra verso la fine della scuola primaria tende a diminuire e a colorarsi in modo differente, a seconda della qualità del rapporto del bambino con i compagni e del genere di appartenenza. È probabile che l’esigenza di essere trattati in modo equo e corretto e di vedere riconosciuti spazi di autonomia irrompa nel rapporto allievo-insegnante modulando diversamente la dimensione affettiva della relazione, che, in ogni caso, mantiene tutta la propria solidità e forza se la maestra è riconosciuta come “valida”, cioè in grado di comunicare un sapere concreto, l’ABC delle cose e il senso delle regole.

Sfidue continue per gli insegnanti

La complessità della scuola di oggi lancia continue sfide al maestro il cui campo d’azione non è solo l’aula e gli scolari, ma si allarga alla famiglia e alla casa, al contesto sociale. Certamente essere “maestro” richiede una continua disponibilità a riflettere e imparare: maestri non si nasce, lo si diventa giorno dopo giorno, in un processo senza soluzione di continuità che rende il rapporto bambino-insegnante molto speciale e insostituibile.

Per saperne di più

Bombi A. S. , Galli F. La relazione alunno-insegnante fra luci e ombre. In Psicologia e scuola: Gen-Feb 2014 n. 31
      

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