Il ben-essere dell'insegnante, a scuola e… in vacanza

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L’insegnamento è una professione a rischio di stress, ma anche una delle più affascinanti. “Amare il proprio lavoro costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra” scriveva Primo Levi. Una riflessione sul ben-essere dei docenti e non solo. Di Adriana Molin.

Insegnare 2

Tra poco, terminate le incombenze della chiusura dell’anno scolastico, si apre il periodo delle lunghe vacanze scolastiche. Dovrebbe essere un momento di relax per tutti, insegnanti, bambini e genitori. Dico dovrebbe, perché la componente soggettiva influisce sul senso che questo periodo di sospensione dalle lezioni ha per ciascuno di noi. La stessa parola “vacanza” trasmette una certa ambiguità poiché richiama un tempo/spazio vuoto, che in molti esseri umani suscita sentimenti di leggerezza e libertà, mentre in altri può accentuare una sensazione di vuoto, allontanamento dalla propria professione. In ogni caso, un alleggerimento degli impegni scolastici ci porta a ri-pensare all’anno appena trascorso soffermandosi sulle sensazioni/percezioni di agio o disagio che la vita scolastica ci ha trasmesso.

Tra responsabilità e frustrazione

L’insegnamento è una professione a forte implicazione emozionale che richiede di lavorare bene con gli altri, bambini e colleghi, e di rapportarsi in modo costruttivo con genitori e professionisti che ruotano attorno al bambino. Necessità e responsabilità accompagnano l’attività educativa e impongono continue richieste di nuove e aggiornate competenze professionali e maggiore disponibilità al cambiamento - rispetto ad un tempo - che possono generare preoccupazione o frustrazione in alcuni docenti. Allo stress conseguente alle caratteristiche intrinseche dell’essere insegnante, si aggiunge la tensione derivante da fattori contestuali problematici, quali, per esempio, l’operare in un’organizzazione che fatica ad accordarsi su sistemi di valutazione e/o in ambienti sociali svantaggiati. Sebbene la ricerca nazionale ed internazionale mostri dati contrastanti sulla diffusione e sul livello di malessere percepito dai docenti, esiste una consapevolezza generalizzata che l’insegnamento è una professione a rischio di stress.

I "fattori protettivi" della professione 

Ciò nonostante, è sottolineato da più studiosi che la professione docente gode di molti fattori protettivi in grado di contrastare il logoramento tipico delle professioni di aiuto. In primo luogo, l’insegnamento ha un elevato significato sociale poiché i risultati sono protesi al futuro, allo sviluppo e alla formazione del bambino/ragazzo. In secondo luogo, ha il vantaggio, rispetto ad altre professioni, di poter influenzare positivamente il proprio contesto lavorativo (alunni e organizzazione scolastica) e di usufruire di una consolidata tradizione, di un sapere formalizzato e di norme stabilite a vari livelli per svolgere la propria funzione, tutti elementi che ne definiscono il ruolo educativo con una certa chiarezza. Infine, si stanno moltiplicando i progetti sullo star bene a scuola, sul ben-essere dei bambini e dell’insegnante. Il MIUR, in collaborazione con altri enti, ha operato in questo senso e ha costituito un Gruppo di Lavoro Nazionale sul “Ben-essere nella Scuola” con il compito di delineare linee guida sul miglioramento della qualità della vita a scuola.

Come promuovere il ben-essere a scuola?

È una questione complessa quella di promuovere ben-essere a scuola poiché solo una visione sistemica può accogliere desideri e aspirazione dei diversi attori che vi operano o collaborano con la scuola stessa. Da un lato, si tratta di comprendere il significato di qualità della vita che i diversi attori coinvolti attribuiscono al loro stare a scuola allo scopo di rispondervi in modo concreto e operativo, dall’altro si tratta di individuare come aumentare il ben-essere a scuola iniziando dai docenti, cor system del benessere a scuola. La psicologia positiva ci può aiutare in questo caso perché da tempo ha individuato l’importanza delle componenti soggettive del benessere, cioè il grado di soddisfazione esperito nell’ambito lavorativo-sociale e le capacità di resilienza individuali che possono essere potenziate. Il vivere o ri-pensare alle esperienze d’insegnamento che sono state vissute in modo positivo porta fiducia, ottimismo, auto-efficacia nel presente e futuro prossimo. Allenarsi a riconoscere quanto di positivo accade nella quotidianità, allena l’ottimismo che non solo comunica piacere che la nostra professione sa elicitare, ma anche sviluppo personale. Ricordiamoci sempre che ottimismo e gioia sono contagiosi.  

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