L’Italia delle città fantasma

L’Italia delle città fantasma

Una strada di Pompei, una delle più famose "città fantasma" del mondo. Fonte: www.wikipedia.org

Con la sua millenaria storia urbana, l’Italia ha in ogni regione storie, alcune bizzarre, altre drammatiche, di città e paesi abbandonati per le più svariate regioni.

Quando si sente il termine “città fantasma”, la mente corre immediatamente alle scene entrate nell’immaginario collettivo grazie a mille film western, con le case disabitate sperdute nel deserto, le porte del saloon che sbattono e il vento che fa rotolare i cespugli per le strade polverose. E in effetti città come queste esistono davvero in quella che fu un tempo la frontiera americana. Una delle più famose è Bodie, in California, che nella seconda metà dell’Ottocento era una prospera cittadina di oltre 5000 abitanti, per la maggior parte minatori attirati nel selvaggio west durante la famigerata corsa all’oro. Nel suo periodo di massimo splendore Bodie era una città a tutti gli effetti, con una banca, diverse chiese, una stazione ferroviaria, una tipografia che stampava un quotidiano locale e ben 65 saloons, locali dove probabilmente la maggior parte dei minatori dilapidavano ogni sera i guadagni della giornata. Con l’esaurimento delle miniere d’oro, le fortune di Bodie lentamente declinarono, e nel 1915 era già indicata dai giornali come una “città fantasma”. Oggi il paese è stato dichiarato monumento nazionale e, nel miglior spirito imprenditoriale americano, è diventata una mèta turistica frequentata da oltre 200.000 visitatori l’anno.

Veduta della città fantasma di Bodie, in Californa, con alcuni dei tanti turisti che la visitano ogni anno. Fonte: www.wikipedia.org

Ma anche l’Italia, con la sua millenaria storia urbana, ha le sue città fantasma, alcune delle quali sono divenute monumenti storici celebri in tutto il mondo. Lo stesso antico abitato di Pompei, per esempio, divenne tecnicamente una città fantasma da quando la sua popolazione fu spazzata via dalla furia del Vesuvio nel 79 d.C. Un'altra città distrutta da una catastrofe naturale e mai più riabitata è Noto Antica, in Sicilia. Centro dalla storia millenaria, Noto Antica era al massimo del suo splendore nel 1693, quando lo spaventoso terremoto che colpì tutta la Sicilia orientale rase al suolo gran parte delle sue splendide chiese e palazzi. La città, la Noto attuale, fu poi ricostruita a pochi km di distanza, e Noto Antica è rimasta un’area dalla bellezza suggestiva, con la vegetazione che ha lentamente ripreso il sopravvento sugli edifici costruiti dall’uomo, coprendo parte delle rovine. A differenza di Pompei, frequentata ogni anno da migliaia di visitatori, Noto Antica non è stata ancora pienamente valorizzata sotto il profilo turistico e archeologico, e visitarla può essere un’eccitante avventura.

Particolare delle suggestive rovine di Noto Antica. Fonte: www.turismoambientalesicilia.it

In Italia ci sono anche città fantasma più recenti, il cui abbandono è stato causato non dai capricci della natura ma da quelli dell’uomo. La più famosa, e quella con la storia più bizzarra, è forse Consonno, una frazione del Comune di Olginate in provincia di Lecco. Originariamente un piccolo borgo agricolo con poche centinaia di abitanti, sorto in collina nel cuore della Brianza, Consonno cominciò lentamente a spopolarsi alla fine della Seconda guerra mondiale e rischiò di diventare già allora un Paese fantasma. Ma il destino aveva in mente qualcosa di diverso per Consonno: nel 1962, in pieno boom economico, l’intero paese fu acquistato da Mario Bagno, eccentrico industriale, per 22.500.000 lire. Bagno fece demolire tutti gli edifici del Paese, ad accezione della chiesa e di poche altre strutture, e iniziò lavori faraonici per trasformare Consonno in un grande centro turistico e di divertimento facilmente raggiungibile da Milano, una “città dei balocchi” con un albergo d lusso, centri commerciali e strutture sportive. Presto nell’area di Consonno cominciarono a sorgere edifici che, per lo stile architettonico improbabile e il cattivo gusto, fecero soprannominare la “nuova” Consonno “la Las Vegas della Brianza”. Vennero inaugurati a breve distanza una galleria di negozi con archi arabeggianti e un minareto, un castello medievale, una pagoda cinese e il Grand Hotel Plaza. Negli anni successivi Consonno diventò davvero un centro frequentato da migliaia di turisti, che arrivavano da tutta la Lombardia per fare compere nei pittoreschi negozi e partecipare ai balli e ai concerti dei più famosi cantanti degli anni Sessanta che si tenevano nelle sale del Grand Hotel.

Cartolina ricordo dei tempi d'oro di Consonno, quando era una frequentata mèta turistica. Fonte: www.consonno.it

L’“effetto novità”, tuttavia, passò presto, e le fortune di Consonno cominciarono a declinare già alla fine degli anni Sessanta, proprio quando abitanti dei centri vicini e gruppi ambientalisti avevano cominciato a protestare contro quello che si qualificava, evidentemente, come uno scempio al paesaggio e all’ambiente circostante. Il colpo di grazia avvenne quando una serie di frane, verso la metà degli anni Settanta, distrusse ampi tratti della strada, appositamente costruita, che collegava Consonno alla vicina Olginate.

Oggi Consonno è una “città dei balocchi” deserta, con i suoi bizzarri edifici caduti ormai in uno stato di completo abbandono. La strada è stata riaperta ma è vietata ai veicoli non autorizzati. Con il tempo il borgo è diventato, grazie al passaparola e ai siti Internet dedicati, una specie di curiosità per i giovani dell’Italia settentrionale, che la visitano per la sua atmosfera bizzarra bizzarro o semplicemente per fare baldoria in un luogo isolato. Nel 2007 si è tenuto in paese un rave party clandestino a cui hanno partecipato centinaia di ragazzi, che hanno danneggiato ulteriormente le strutture già fatiscenti, e da allora le forze dell’ordine della zona tengono d’occhio Consonno per impedire raduni non autorizzati.