I muri che dividono il mondo

I muri che dividono il mondo

Una mostra in corso a Berlino punta i riflettori su tutte le mura, recinzioni e barriere che ancora oggi nel mondo separano con la forza Paesi, popoli e culture. 

Il muro è da sempre un simbolo di protezione, una struttura che garantisce sicurezza e tranquillità a chi si rifugia dietro di esso. Basti pensare alle mura delle antiche città, che proteggevano gli abitanti dagli assalti di briganti ed eserciti invasori. Ma il muro è sempre stato anche un potente simbolo di divisione, che inevitabilmente evidenzia, e amplifica, le differenze tra quelli che stanno “di qua” e coloro che invece si trovano “di là” dal muro. È infatti molto antica l’idea di poter separare popoli e culture tramite un muro, una barriera che tenga fuori gli “altri”, i “barbari” che, se lasciati liberi di passare il confine, metterebbero in pericolo l’ordine perfetto della società fino a minacciare di distruggere l’intero “mondo civilizzato”.

La Barriera, il magico muro immaginato dallo scrittore George R.R. Martin, come è reso nel telefilm fantasy Il Trono di Spade. Fonte: www.gameofthrones.wikia.com

Quello del muro che divide la civiltà dalle barbarie, l’ordine dal caos, il bene e dal male, è un concetto talmente diffuso in tutte le culture, ed esercita un fascino così forte sulla nostra mente, da essere stato sfruttato molte volte nell’arte e nella letteratura. Il caso più recente è la saga fantasy Le Cronache del ghiaccio e del fuoco dello scrittore statunitense George R.R. Martin, da cui è stata tratta la seguitissima serie televisiva Il Trono di Spade. Un elemento importante della storia è “La Barriera” (ma nell’originale inglese è The Wall, “il muro”, appunto), un confine magico che separa i civilizzati Sette Regni dalle terre del Nord, abitate da terribili esseri soprannaturali chiamati semplicemente “gli Altri”.

Le rovine di un tratto del Vallo di Adriano, in Gran Bretagna, che è stato di ispirazione per la Barriera di Martin 

Martin si è evidentemente ispirato, per la sua Barriera, a una struttura realmente esistita nei secoli scorsi, e cioè il Vallo di Adriano, il complesso di fortificazioni che, all’epoca dell'occupazione romana della Gran Bretagna (chiamata allora Britannia) tagliava letteralmente in due l’isola, separando la parte meridionale “pacificata” dai romani da quella settentrionale, che comprendeva l’attuale Scozia, dove abitavano le indomite tribù dei “barbari” Scoti e Pitti. Il Vallo di Adriano è stato spesso paragonato dagli storici, con le dovute proporzioni, a una delle meraviglie della civiltà, la Grande Muraglia Cinese, che aveva lo scopo di proteggere il potente Impero di Mezzo, la Cina, dai nomadi delle steppe asiatiche, tra cui i Mongoli. Tanto il Vallo di Adriano quanto la Muraglia Cinese non riuscirono a svolgere il compito per i quali erano stati costruiti; non nel senso che lasciarono passare orde di feroci invasori, ma nel senso che, alla fine, non poterono impedire alle culture che dovevano separare di venire in contatto e assimilarsi reciprocamente. Tanto i Pitti quanto i Mongoli passarono le barriere in piccoli o grandi gruppi, iniziarono a commerciare con le guardie che avrebbero dovuto affrontarli, e arrivarono addirittura ad arruolarsi negli stessi eserciti contro i quali avrebbero dovuto combattere!

Nonostante la storia abbia insegnato che muri e barriere non riusciranno mai, alla lunga, a impedire il transito dei popoli e il mescolamento di culture, purtroppo simili strutture non sono mai state così popolari come negli ultimi decenni. Il più famoso muro della storia contemporanea è stato il Muro di Berlino, che separava le due parti della capitale tedesca ed era simbolo della divisione dell’Europa in due opposte sfere politiche e culturali durante la Guerra Fredda. Il Muro non esiste più dal 1989, e la sua stessa caduta divenne simbolo della fine della Guerra Fredda e della riunificazione della Germania (e in un certo senso dell’intera Europa).

Ma per ogni muro che cade, altri due ne vengono eretti, per stabilire con la forza frontiere o “tenere fuori” gli indesiderati da una città o una nazione. Il fotoreporter tedesco Kai Wiedenhöfer ha fotografato alcuni dei più famosi muri divisori attualmente esistenti nel mondo, e ha esposto il frutto del suo lavoro in una mostra in corso (fino al 13 settembre) a Berlino. La scelta della capitale tedesca non è stata un caso: le foto esposte sono gigantografie larghe 9 metri e alte 3, attaccate come enormi manifesti ai tratti del Muro di Berlino che sono stati lasciati in piedi a perpetuo ricordo della tragedia della Guerra Fredda. Da qui il titolo della mostra: Wall on Wall, “muro su muro”.

Una delle Peace lines di Belfast, i muri che dividono i quartieri cattolici da quelli protestanti. Fonte: www.corriere.it

Wiedenhöfer ci apre finestre a grandezza quasi naturale sui luoghi dove muri separano città, popoli, culture e Paesi. Ci sono i muri che separano i quartieri protestanti da quelli cattolici, e i loro abitanti, nel capoluogo dell’Irlanda del Nord, Belfast. Chiamati con involontaria ironia Peace lines (“linee della pace”), furono eretti per impedire gli scontri tra cattolici e protestanti durante il periodo di guerra civile conosciuto come The Troubles (“i disordini”), che insanguinò la regione tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli anni Novanta del Novecento. Nonostante gli scontri siano sostanzialmente terminati in seguito agli accordi di pace del 1998, le Peace lines non sono ancora state rimosse: se ne stanno lì, coperte di colorati graffiti come il Muro di Berlino, e sono diventate una delle maggiori attrazioni turistiche della città. Recentemente è stato proposto di abbatterle, ma a quanto pare il ricordo delle violenze è ancora vivo in molti abitanti, e si pensa che ci vorranno almeno dieci anni per trovare un accordo e demolirle tutte.

La zona demilitarizzata tra le due Coree, fotografata da Kai Wiedenhöfer. Fonte: www.wallonwall.org

Le altre foto Wiedenhöfer raccontano storie non meno drammatiche. C’è il muro che separa la parte greca e quella turca di Nicosia, la capitale di Cipro, isola paradiso dei turisti ma lacerata da decenni da tensioni etniche e politiche. C’è la zona demilitarizzata al confine tra Corea del Nord e Corea del Sud, che corre in corrispondenza del famigerato 38° Parallelo e divide i due Paesi, ancora ufficialmente in guerra dal 1953. E ci sono anche i lunghi tratti di mura e recinzioni che separano Israele dalla Cisgiordania palestinese, che passano spesso nel bel mezzo di centri abitati, separando famigliari e vicini di casa.

La barriera tra Israele e Cisgiordania nella foto di Kai Wiedenhöfer. Fonte: www.wallonwall.org

Infine, non potevano mancare i simboli delle moderne tragedie dell'emigrazione, come un tratto dell’immenso complesso di barriere e recinzioni posto al confine tra Stati Uniti e Messico, chiamato da alcuni, ironicamente, “Grande Muraglia Messicana”, che dovrebbe servire a prevenire l’immigrazione clandestina verso gli USA. Ma anche l’Europa ha le sue barriere, come le recinzioni sorvegliate che circondano Ceuta e Melilla, città sotto la sovranità spagnola poste sulla costa del Marocco.