I grattacieli “antenne” della crisi?

I grattacieli “antenne” della crisi?

Le differenti vicende di tre grattacieli costruiti o in via di costruzione in altrettanti continenti sono forse il segno migliore del cambiamento in corso negli equilibri economici mondiali.

Con la loro vertiginosa altezza e la sagoma inconfondibile che contribuisce a formare lo skyline di una città, i grattacieli sono spesso uno dei simboli più riconoscibili delle metropoli in cui sorgono. La loro figura è poi carica di ulteriori significati, positivi o negativi a seconda delle opinioni di chi li osserva: per alcuni sono un simbolo dell’ingegno umano, della padronanza dell’uomo sulla natura e le sue leggi, della ricchezza e prosperità della civiltà contemporanea; per altri sono invece l’emblema del capitalismo selvaggio, dell’arrogante corsa all’ostentazione e al benessere dei pochi a scapito dei molti, dello spreco e della mancanza di rispetto dell’uomo nei confronti dell’ambiente.

Ma alcuni edifici sono simboli ancora più profondi. È il caso, per esempio, del One World Trade Center, il grattacielo in costruzione a Manhattan, New York, sul luogo del famigerato Ground Zero, il punto in cui sorgevano le Twin Towers, le Torri Gemelle abbattute in seguito al terribile attentato dell’11 settembre 2001. Lo scorso 10 maggio è stata installata la guglia che completa il profilo del grattacielo e lo porta all’altezza finale di 1776 piedi (541 m, il che ne fa il più alto edificio dell’emisfero occidentale), numero anch’esso simbolico che ricorda la data della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti. Pure il nome con cui è conosciuto informalmente è significativo, considerando la storia dell’edificio e del luogo in cui sorge: Freedom Tower (Torre della Libertà). Qualche anno dopo l’attentato del 2001, quando si cominciò a discutere di cosa fare dello spazio di Ground Zero, che campeggiava vuoto come un’immensa ferita nel cuore di Manhattan, l’opinione pubblica si divise: alcuni volevano lasciare lo spazio così com’era, inedificato, con al massimo un monumento o un museo eretto a perpetua memoria delle vittime dell’attentato; altri invece non volevano “darla vinta” ai terroristi e proponevano di erigere un grattacielo ancora più alto e splendido delle due Torri abbattute. Come spesso capita, gli interessi economici ebbero la meglio, considerando che Ground Zero era probabilmente, in quegli anni, il lotto di terreno edificabile più costoso del mondo.

La costruzione del One World Trade Center è cominciata nel 2006, e dovrebbe venire completata entro quest’anno. Nel frattempo, però, un altro evento è intervenuto a sconvolgere gli equilibri mondiali, non meno di quanto fece l’attentato dell’11 settembre: la crisi economica, iniziata nel 2008 proprio negli Stati Uniti. A pochi mesi dal completamento del grattacielo, le sue prospettive non appaiono rosee: secondo l’autorevole quotidiano Financial Times, il One World Trade Center fatica infatti a trovare occupanti. Gli spazi del grattacielo sono pensati per ospitare uffici e sedi di prestigio di ricche e potenti multinazionali e società finanziarie, ma proprio tali aziende, che in questi anni di pessima congiuntura economica hanno dovuto affrontare scandali finanziari e massicci tagli del personale, esitano a pagare gli affitti astronomici chiesti dalla proprietà del One World Trade Center.

The Shard, sulla sinistra, se ne sta in disparte rispetto ai "fratelli" della City di Londra, a destra dall'altra parte del fiume. Fonte: www.the-shard.com

Sorte analoga pare stia capitando a un altro prestigioso edificio al di qua dell’Atlantico, The Shard (“la Scheggia”), l’avveniristico grattacielo di 310 m di altezza progettato da Renzo Piano e da poco sorto a Londra, a sud del Tamigi. Secondo il quotidiano britannico Daily Mail, ripreso in Italia dal Corriere della Sera, i 72 piani dell’edificio, adibiti a uffici e appartamenti extralusso (alcuni dei quali in vendita alla cifra faraonica di 50 milioni di sterline), non hanno ancora trovato inquilini a oltre un anno dalla grandiosa inaugurazione. Anche qui, sono gli altissimi affitti e la crisi economica a essere indicati tra le cause del flop. Secondo il Mail i costruttori hanno commesso un grave errore, costruendo The Shard troppo lontano dalla City, il prestigioso cuore della finanza londinese che sorge al di là del fiume. Potenti finanziarie e megadirigenti troverebbero quindi gli affitti della “Scheggia” troppo alti per la sua posizione “defilata”. Qualche giorno dopo l’uscita degli articoli, lo stesso Renzo Piano ha replicato con una lettera al Corriere della Sera, sostenendo che uffici e appartamenti sono vuoti semplicemente perché ci sono dei lavori in corso e gli spazi non sono ancora agibili, e che l’apertura ufficiale del grattacielo è prevista per il prossimo ottobre. Piano non accenna però a quanti affittuari si siano già affettivamente prenotati per risiedere nel The Shard, dato che contratti del genere si firmano di solito con mesi o anni di anticipo, e inoltre lo stesso celebre architetto ammette che la sua creazione è sotto attacco da parte di certe “lobby” della City. Dunque negli articoli potrebbe esserci un fondo di verità.

Una ricostruzione di come potrebbe apparire il colossale grattacielo Sky City a Changsha, in Cina. Fonte: www.dvice.com

Se i pochi nuovi grattacieli costruiti in un’Europa e un’America in preda alla crisi economica faticano a trovare acquirenti, nelle galoppanti economie del Medio e dell’Estremo Oriente è da anni partita la frenetica corsa all’edificio più alto. In particolare, in Cina i grattacieli spuntano come funghi nell’ambito dei programmi di espansione e riqualificazione delle città. L’ultimo stupefacente progetto annunciato è Sky City, un colossale grattacielo destinato a sorgere a Changsha, nella Cina centrale. Nelle intenzioni dei progettisti sarà alto 838 m, dieci in più dell’attuale edificio più alto del mondo, il Burj Khalifa di Dubai; avrà 220 piani e ospiterà oltre 30 000 persone, diventando un vero e proprio edificio-città con uffici, appartamenti, spazi commerciali, scuole, un ospedale e molte altre strutture, il tutto con accorgimenti tecnologici per garantire l’ecosostenibilità dell’intero progetto. Ma ciò che ha più stupefatto il mondo è l'affermazione della società costruttrice, la cinese Broad Sustainable Building, di poter realizzare l’intera struttura in soli 90 giorni, a fronte degli anni di solito necessari per erigere un edificio così colossale. Il 14 maggio è stato annunciato che la società ha ricevuto i permessi governativi necessari per l’inizio dei lavori, previsto per giugno. Vedremo in autunno se le promesse saranno mantenute, e avremo quindi un nuovo edificio più alto del mondo, o se si trattava soltanto di un’astuta trovata pubblicitaria. In ogni caso, appare evidente che, se i grattacieli sono veramente simbolo di potenza economica e tecnologica, l’Occidente ha ormai perso il suo storico primato.