A Firenze tra spie, passaggi segreti e carte geografiche

A Firenze tra spie, passaggi segreti e carte geografiche

Il nuovo best seller di Dan Brown, Inferno, ambientato a Firenze, è una fonte inaspettata per scoprire una della più alte manifestazioni del sapere geografico del Rinascimento.

È uscito la scorsa settimana, in contemporanea in tutto il mondo, Inferno, il nuovo romanzo dello scrittore americano Dan Brown, già autore del fortunatissimo best seller Il codice Da Vinci. Per quanto possano essere avvincenti per milioni di lettori, i romanzi di Brown, e soprattutto Il codice Da Vinci, non sono certamente raccomandabili da un punto di vista strettamente didattico, farciti come sono di inesattezze storiche e teorie quantomeno improbabili.

Tuttavia, sembra che per Inferno Brown abbia finalmente fatto un po’ di compiti a casa: ambientato principalmente a Firenze (l’Inferno del titolo è un riferimento alla prima cantica della Divina Commedia di Dante, attorno al quale ruota gran parte della trama), il romanzo contiene lunghe e perlopiù accurate descrizioni dei principali monumenti cittadini e del simbolismo dei loro elementi architettonici e delle opere d’arte in essi contenute. Il tutto ovviamente immerso in una vicenda thriller piena di spie, improbabili inseguimenti e cacce al tesoro che si dipanano nelle incantevoli cornici del Giardino di Boboli, della Cattedrale di Santa Maria del Fiore e del Ponte Vecchio. Per i riferimenti storici e artistici Brown si è avvalso della consulenza di studiosi, curatori di musei e bibliotecari, la maggior parte dei quali italiani, che l’autore ringrazia diligentemente nelle prime pagine del romanzo.

Il libro farà senza dubbio anche la felicità degli operatori turistici fiorentini, che per la prossima estate si aspettano l’arrivo, oltre che dei soliti tantissimi appassionati di città d’arte, anche di orde di lettori ansiosi di visitare i luoghi che fanno da teatro alle avventure dei due protagonisti, il professor Robert Langdon e la dottoressa Sienna Brooks.

In mezzo ai più famosi capolavori del Rinascimento citati nel romanzo, Brown riesce a inserire anche una delle maggiori realizzazioni della geografia e della cartografia rinascimentali, discipline allora poste a metà strada tra la scienza e l’arte. In un capitolo del romanzo i nostri eroi sono inseguiti da un gruppo di uomini armati all’interno delle magnifiche sale di Palazzo Vecchio, oggi sede del Municipio cittadino e di un ricco museo, e un tempo seggio di governo e residenza dei Medici, signori della città. Dopo una scena d’azione al cardiopalma tra le travi che reggono il controsoffitto del monumentale Salone dei Cinquecento, i protagonisti trovano rifugio in quella che oggi viene chiamata Sala della Carte Geografiche.

La Sala delle Carte Geografiche a Palazzo Vecchio. Fonte: www.museicivicifiorentini.comune.fi.it

Progettata dal celebre architetto e pittore Giorgio Vasari su richiesta del duca Cosimo I, e realizzata tra il 1564 e il 1586, la sala era un tempo sede del Guardaroba, l’ufficio incaricato di gestire i beni mobili della corte medicea. Straordinariamente ben conservata, la sala ha un bellissimo soffitto in legno, mentre le pareti sono circondate da alti armadi sulle cui ante sono dipinte con straordinaria fedeltà 53 carte geografiche che rappresentano altrettante regioni del mondo allora conosciuto, opera dei frati Ignazio Danti e Stefano Bonsignori. 27 tavole furono tratte dalla più importante opera geografica dell’Antichità, la Geographia di Tolomeo (II sec. d.C.), mentre le restanti, che raffigurano soprattutto terre sconosciute agli antichi come l’America, sono basate su opere più recenti e altre fonti “di attualità”. Nel suo complesso, la Sala della Carte Geografiche è una delle più importanti fonti esistenti sulle conoscenze geografiche del Cinquecento, epoca di fondamentali scoperte e di rivoluzioni nella maniera di concepire e rappresentare il mondo che ci circonda. Ma la sala contiene anche un'altra meraviglia: al suo centro campeggia infatti il celebre Mappa Mundi, il globo che, quando fu realizzato nel 1581, era il più grande del suo genere al mondo.

Il Mappa Mundi, uno dei più famosi globi dell'Età Moderna. Fonte: www.palazzovecchio-museoragazzi.it

Ma torniamo a Robert e Sienna, entrati con il fiatone nella monumentale Sala alla disperata ricerca di una via di fuga. Con un colpo di scena, la trovano sotto forma di un passaggio segreto, che li porta dapprima in un’altra area del Palazzo e poi al sicuro all’esterno. A molti lettori potrà sembrare un espediente un po’ forzato e a buon mercato. Eppure, incredibilmente, il passaggio segreto esiste davvero: dietro l’anta su cui è dipinta la carta geografica dell’Armenia si cela una ripida scala che porta allo studiolo privato di Bianca Cappello, seconda moglie del duca Francesco I. Palazzo Vecchio nasconde molti di questi passaggi segreti, che si possono visitare con un apposito tour guidato, fatto anche, nel romanzo, dallo stesso Langdon in una delle sue precedenti visite a Firenze (il che spiega come mai era a conoscenza della via di fuga; chi ha detto che la cultura non salva la vita?). Furono costruiti non, come vorrebbero l’immaginazione popolare e gli scrittori di thriller, per sfuggire a eventuali assassini ma, molto più semplicemente, per garantire un po’ di privacy alla famiglia del duca, che poteva in questo modo muoversi tra gli ambienti privati senza imbattersi ogni volta negli innumerevoli servitori e funzionari che affollavano il Palazzo.