Un Mondo di pane: l’alimento più semplice mediatore tra culture e lingue

Un’esperienza lunga un anno, condivisa in un percorso di continuità, può unire culture diverse e stimolare la conoscenza delle lingue?

di Angela Maltoni · 01 ottobre 2015
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Interdisciplinarità e intercultura

Affrontare tematiche interculturali a scuola è ormai una pratica consolidata anche in classi in cui è presente un piccolo numero di bambini provenienti da paesi lontani. Farlo proponendo attività incentrate sul cibo semplifica molto le cose. Proprio per questo motivo, almeno una volta per ogni ciclo scolastico dedico la programmazione interdisciplinare ad un percorso su un alimento. Nel corso degli anni ho parlato di frutta, olive, acqua, mais e anche di pane.

Ho lavorato alcuni anni fa su quest’ultimo argomento nell’ambito di un progetto che coinvolgeva diverse classi del mio istituto, ognuna delle quali libera di svilupparlo con la massima libertà. Ho studiato così un percorso che mi ha dato la possibilità di lavorare con la mia classe – una quarta – in parallelo con un gruppo di bambini di quattro anni della scuola dell’infanzia che partecipava per la prima volta ad un’attività di continuità . Al pane, partendo dalla coltivazione del grano fino al prodotto alimentare finito, ho dedicato un intero anno scolastico toccando gran parte delle discipline, con la collaborazione dell’insegnante di religione, di un docente di arte della scuola secondaria di primo grado dello stesso istituto comprensivo, di alcuni mediatori culturali e dei genitori.

I bambini progettano le attività

I bambini, come sempre, sono stati coinvolti nel lavoro in maniera attiva e informati da subito che tutte le attività avrebbero dato vita ad una mostra didattica alla fine dell’anno scolastico. Per scegliere il titolo ho suddiviso la classe in piccoli gruppi di due o tre bambini ciascuno , ai quali ho poi distribuito un planisfero muto su cui dovevano scrivere la parola pane in lingua madre nel punto geografico corrispondente al loro paese di provenienza. Dopo di che, tutti insieme, è stato semplice, quasi naturale, decidere il titolo: Un mondo di pane si sarebbe chiamato il nostro contributo al progetto. E non avrebbe potuto essere altrimenti…

Ho poi spiegato l’impostazione che mi ero pensata di dare al progetto, compresa la novità del coinvolgimento dei bambini della scuola dell’infanzia per i quali era necessario progettare un’attività su misura, semplice e al tempo stesso accattivante. Così, una mattina, durante la discussione nell’angolo morbido su cosa proporre loro, è venuto fuori che si poteva inventare una storia, tradurla in più lingue , disegnarla su grandi cartoni e presentarla poi ai bimbi dell’infanzia sotto forma di “ kamishibai ”. E dato che sarebbe stato bello coinvolgerli dopo l’ascolto anche in un’attività manuale, è stato scelto di scrivere la parola “pane” in molte lingue su alcuni cartoncini bianchi o colorati e di farla completare dai piccoli con un collage di semi di grano .

Il kamishibai e la storia del chicco di grano

Per elaborare la storia ho suddiviso la classe in quattro piccoli gruppi che hanno lavorato autonomamente inventando altrettante storie in cui il pane – o il grano – era il protagonista. Una volta scritte e rilette, ho chiesto che ogni gruppo disegnasse anche il personaggio principale da presentare insieme al racconto. Al termine di questo lavoro le quattro storie sono state presentate, drammatizzate e messe ai voti per scegliere quella da proporre ai bambini dell’infanzia. La preferenza è andata a " La storia del chicco di grano ”, mentre la seconda posizione – quasi a pari merito – è toccata a “ Il bambino e il chiccolino ”. Il gradimento suscitato dal primo racconto è stato determinato dal vagare per il mondo (anche se in realtà si trattava dei paesi d’origine di alcuni bambini…) del piccolo e soprattutto solo chicco di grano alla ricerca di amici e di un luogo sicuro dove stare in attesa di trasformarsi prima in spiga e poi in pane. La storia è stata poi tradotta in spagnolo e arabo con l’aiuto dei bambini madrelingua e di alcuni mediatori.
Il passaggio successivo è stato quello di trasferire la storia sulle tavole del “ kamishibai ”.

Per farlo ho organizzato diversi gruppi di lavoro con compiti ben precisi legati alle attitudini dei singoli: c’era chi si occupava di realizzare gli sfondi , chi di disegnare gli ambienti e i personaggi, altri di scrivere al computer la storia. In questa fase sono stati realizzati anche due librettini con le storie tradotte e scritte nelle lingue straniere scelte. Una volta pronto, il “kamishibai” è stato presentato ai bambini della scuola dell’infanzia che sono rimasti colpiti sia dalla storia che da quella strana modalità di raccontarla. Al termine della “rappresentazione” i grandi hanno poi affiancato i piccoli nel lavoro di collage. Questa esperienza è stata molto motivante per i bambini della mia classe, che in una serie di pensieri hanno espresso la loro soddisfazione per il lavoro svolto e il bel risultato ottenuto. I piccoli invece, mi hanno raccontato le colleghe qualche tempo dopo, hanno parlato per giorni di questo emozionante e un po’ diverso pomeriggio trascorso insieme.

Pane in tutte le lingue

Per quanto riguarda invece l’area linguistica, sono partita da un’attività di brainstorming sulle conoscenze legate al termine “ pane ”e sulla scelta di alcune parole. Un lavoro estremamente interessante, perché sono emersi termini lontani da ciò che ci si poteva attendere, come ad esempio le parole dono, legame, condivisione, fraternità, fortuna, ma anche fame e povertà. La discussione ha portato i ragazzi a riflettere su che cosa significhi non avere cibo a sufficienza per quei popoli che ancora nel mondo soffrono la fame. A questo proposito è stato utile riprendere il lavoro fatto a suo tempo sui diritti dell’infanzia e sul diritto al cibo. Le parole che sono scaturite sono poi state tradotte in più lingue e incollate su un cartellone che abbiamo esposto alla mostra finale . La fantasia dei bambini ha dato vita anche ad un cartellone in braille, la scrittura dei ciechi, in cui era rappresentata una pagnotta tattile realizzata con morbidi fili di lana. Per lavorare con le lingue straniere presenti nella classe è stata letta e tradotta la poesia di Pablo Neruda “Oda al pan”.

Non abbiamo trascurato neppure i dialetti , con una ricerca sui proverbi e i modi di dire delle diverse regioni italiane presenti nella classe. In questo frangente sono stati determinanti i genitori, che hanno scritto e tradotto brevi filastrocche popolari legate a questo alimento oggetto del nostro studio. Con il supporto del mediatore di lingua araba sono invece state descritte alcune usanze legate al pane e i bambini sono stati aiutati a scrivere – rigorosamente da destra a sinistra – un paio di frasi corredate da illustrazioni. Il tutto è stato affiancato da una ricerca , condotta su libri, enciclopedie, sulla rete e con il supporto delle famiglie, sui tipi di pane nelle varie culture, la forma che cambia da zona e zona e sulle tante ricette tradizionali sia italiane che di paesi lontani.

Tutto questo lavoro è stato quindi rielaborato e “confezionato” in modo da rappresentare ogni storia o proverbio sotto forma di disegno da esporre alla mostra. Non abbiamo trascurato neppure i miti e le leggende in cui è presente il pane o il grano, constatando come in alcuni luoghi della terra dove non viene coltivato il grano i miti parlino di altri cereali, quali il mais o il riso.

Tradizioni alimentari tra religione e arte

Come accennavo prima, il tema è stato trattato anche dall’insegnante di religione che ha affrontato l’argomento allargandolo ad altri culti, soprattutto quello islamico, in un parallelo con le tradizioni alimentari cattoliche. Per quanto riguarda invece il percorso dedicato all’arte, grazie alla collaborazione di un docente esperto sono stati presentati diversi quadri in cui il pane è il soggetto principale. Le tele di maggior gradimento sono state riprodotte e successivamente ogni bambino ha realizzato u na sua personale interpretazione pittorica del tema .

Queste, in sintesi, sono state le tappe di un lungo e interessante percorso che ha avuto valenza educativa e culturale perché ha fatto capire ai bambini quanto un semplice alimento come il pane, quotidianamente su tutte le nostre tavole, racchiuda invece molte storie, tutte da raccontare.

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