Quante cose so?

Ogni anno a giugno arriva il momento di interrompere il cammino percorso insieme. Lasciarsi non è mai semplice dopo tanti mesi trascorsi insieme e farlo con gioia è importante. Di Angela Maltoni. 

di Angela Maltoni · 05 giugno 2017
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La fine dell’anno scolastico, così come l’inizio, è sempre un momento delicato. Le ultime settimane devono chiudere in maniera serena e positiva un lungo periodo in cui ogni bambino ha effettuato il suo percorso di apprendimento e di crescita personale. Gli ultimi giorni di scuola ben si prestano per tirare le somme e fare il bilancio di nove mesi trascorsi insieme.

Ripercorriamo il cammino

In prima, per il “rito” di conclusione dell’anno scolastico, solitamente propongo la rilettura del libro – già utilizzato a settembre – Quante cose so di Ann &Paul Rand edito da Corraini, per stimolare i bambini a riflettere su quel che hanno imparato nel loro primo anno di scuola. Il passo successivo è sempre una bella discussione, tutti insieme, dopodiché ognuno scrive su un foglio i suoi pensieri dai quali emergono le “personali conquiste”. Tutti, come è ovvio, sottolineano di aver imparato a scrivere e a leggere o di averne perfezionato la tecnica; ma sono parecchi anche quelli che scrivono: “Ho imparato a cantare in spagnolo, a colorare bene e mi sono divertito a fare i lapbook”, oppure “Ora conosco tante parole in francese e arabo ma la lingua che mi piace di più è l’inglese”; o ancora: “Ho imparato che non si fa la guerra e a giocare bene”. A distanza di tempo, scorrendo i loro scritti emerge chiara l’importanza dell’amicizia, nodo fondamentale per la coesione del gruppo. Gabriele, ad esempio, scrive: “Ho fatto amicizia con tanti bambini che non conoscevo”; e Ibram, arrivato dall’Egitto nei primi giorni di settembre: “Non sapevo l’italiano, ma appena arrivato a scuola ho imparato delle cose nuove. Non sapevo come si contava dallo zero a cento e con l’aiuto dei miei compagni ho imparato”.
E’ sempre utile rivedere anche i primi quaderni, dove ognuno ha potuto osservare i personali – e allora ancora imperfetti – approcci alla scrittura e rendersi conto del cammino fatto. Il rito si ripete ogni anno più o meno con le stesse modalità, atteso dai bambini come una tappa importante. Quest’anno, in quarta, ci siamo inventati una sorta di bilancio finale, facendo prima un brainstorming e poi discutendo sui punti di forza e gli inevitabili momenti di criticità dell’anno. Ormai da tempo abbiamo deciso, in una delle mostre assemblee di classe, di darci degli obiettivi di miglioramento che più o meno settimanalmente vengono scritti, conservati in una scatoletta e poi analizzati per vedere se sono stati raggiunti. Con queste modalità non è stato difficile ripercorrere con una certa consapevolezza l’iter personale e di gruppo. Va da sé, tuttavia, che di pari passo alla crescita emergano – oltre a una maggiore facilità nel raggiungere gli obiettivi di apprendimento – difficoltà di relazione dovute all’età, anche se mitigate dalla forte coesione del gruppo. Al termine, su un cartellone abbiamo evidenziato i diversi punti di criticità che serviranno per ripartire il prossimo anno con un nuovo “patto d’aula”.

Il gruppo e l’autovalutazione

Un’altra delle attività che propongo a giugno è quella di disegnare i compagni di classe , per verificare la coesione del gruppo e capire se ci siano bambini “più o meno isolati”. Man mano che crescono, per rendere ancor più trasparente il clima di classe chiedo che il disegno venga accompagnato da aggettivi caratterizzanti ognuno. Viene anche tirato fuori dal cassetto “il patto ‘aula”, stipulato nei primi giorni di scuola, in base al quale verifichiamo collegialmente se tutti – compresa io – ci siamo impegnati a sufficienza per ottemperare agli obiettivi fissati.
Una pratica piuttosto delicata – e a mio parere importante – è l’autovalutazione . A partire dalla terza chiedo ai bambini di costruire una sorta di griglia in cui inserire le abilità “conquistate” e di valutare quanto si sentano competenti nelle diverse aree disciplinari. Una volta elaborato lo schema in piccolo gruppo, se ne discute poi tutti insieme in modo che possa essere condiviso e modificato dall’intero gruppo classe. Dopo la compilazione individuale i vari punti vengono rivisti per meglio capire ciò che ha funzionato e ciò che invece può essere migliorato trasformandolo in un obiettivo dell’anno successivo. Per meglio comprendere le modalità che i bambini prediligono, costruiamo insieme un grafico con le attività svolte, votando poi le più gradite. Solitamente il massimo dei voti viene raccolto dai lavori di gruppo, dalla lettura dei libri nell’angolo morbido e dalle attività in lingua svolte con i mediatori o insieme alle classe parallela, con la quale condividiamo alcune attività di plurilinguismo.

Insegnare a documentare

Negli ultimi giorni, dalla prima alla quinta, ci si prende cura anche dei lavori realizzati . È il momento di rilegare i quaderni, decorandoli con copertine super colorate, e di radunare i materiali dei vari progetti per poi portarli a casa. Si riordinano le lettere degli “amici di penna” , si raccolgono in una grande busta i lavori svolti con i mediatori del progetto lingue, i disegni e tutti quei materiali realizzati nel corso dell’anno. Anche i cartelloni affissi nei corridoi della scuola o sulle pareti dell’aula vengono “frazionati” in modo che tutti possano custodire un “pezzetto” del lavoro comune. La cura del proprio materiale e la relativa documentazione penso che siano fondamentali per aiutare i bambini a meglio comprendere il percorso fatto.

Compiti delle vacanze alternativi e messaggi di pace

Un “nodo” degli ultimi giorni di scuola che va affrontato – e sciolto – è la scelta dei compiti delle vacanze. Solitamente autoproduco alcune schede di ripasso che poi raccolgo in un piccolo libretto che distribuisco a tutti. Lo scorso anno, invece, sulla spinta della lettura di Echino, Giornale Bambino tutti insieme abbiamo deciso di creare compiti alterativi che potessero, in qualche modo, rappresentare la “summa” dei loro desideri e servire al tempo stesso da spunto per trascorrere giorni liberi e felici. I compiti dovevano in qualche modo documentare le vacanze: diari, appunti di viaggio, fotografie ma anche raccolte di oggetti naturali da utilizzare a settembre alla ripresa delle lezioni. Una volta decisa la lista, abbiamo scritto una lettera a Echino chiedendogli cosa ne pensava .
Tra i tanti “compiti”, il più originale era quello di portare ovunque con loro un messaggio di pace: in villeggiatura o anche solo nei luoghi dove si vive abitualmente e nelle nostre città. A questo scopo sono stati realizzati una serie di “Pacifici”, c reati dalla Rete di Cooperazione Educativa e da Roberto Papetti , marionette portatrici di pace, da appendere e portare sempre al coll o.

Vacanze reali o fantasiose

Quest’anno l’ultima attività scelta per affrontare il tema delle ormai prossime vacanze estive è stata la lettura del libro Le vacanze del topo che non c’era di Giovanna Zoboli e Luisa d’Andrea per Topipittori . Non tutti però vanno in vacanza e quindi, dopo la consueta conversazione, i testi elaborati sono diventati veri e propri racconti, talvolta anche “molto” fantasiosi, in cui la realtà cede volentieri il passo alla fantasia. I viaggi più gettonati sono stati quelli nei vari paesi d’origine, ma non sono mancate escursioni nello spazio e in luoghi inesplorati e sconosciuti.