Poeti in classe - Francesca Matteoni, Tigre bianca

Un poeta contemporaneo si presenta, racconta il suo primo incontro con la poesia, dona a insegnanti e bambini un testo da leggere in classe. Ecco la voce di Francesca Matteoni.

di Redazione GiuntiScuola · 28 March 2015
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Mi presento

Sono nata a Pistoia nel 1975 e una delle prime cose che ho fatto, da grande, è stato raccontare a le storie che mi erano state lette o raccontate da piccola. Forse la prima in assoluto fu la ben nota Cappuccetto Rosso, con cui a lungo mi sono immedesimata. Ho svolto tanti lavori diversi, da venditrice di scarpe a ricercatrice universitaria, ho viaggiato molto per l’Europa , suonato il flauto per le strade del continente e abitato per lunghi periodi a Londra, che per me è molto più di una città d’adozione.
Questi sono i miei libri di poesia : Artico (2005), Higgiugiuk la lappone , “Quaderni Italiani di Poesia” (2010), Tam Lin e altre poesie (2010), Appunti dal parco (2012), Nel sonno (2014), Una caduta, un processo, un viaggio per mare (2014), Acquabuia (2014). Scrivo saggi, talvolta racconti e mi interesso di fiaba, folklore, processi per stregoneria, storia della medicina moderna, tradizioni sugli animali e di tutto ciò che è “nord”, ma anche di dolore animale e diritti civili. Conduco laboratori di storie, poesia e tarocchi adatti a tutti e organizzo feste e eventi collaborando con le realtà sociali della mia città. Non potrei immaginare una vita senza gatti.

Primo incontro con la poesia

Il primo ricordo legato alla poesia risale ai cinque anni, quando mia madre mi insegnava a leggere, scrivere e contare per accedere alla seconda classe delle elementari. Nel suo programma c’erano otto poesie. Fra queste Il vigile urbano di Rodari che mandai a mente in piedi su una sedia, imitando il vigile e attendendo i cioccolatini come premio; e una filastrocca sul farsi voler bene: “ il cuore sempre aperto per ognuno che viene ”, diceva sul finire, e corrispondeva molto alla mia idea di vita, idea che non credo di aver mai davvero abbandonato. Il giorno dell’esame per l’ammissione, mia madre dice che fui l’ultima dei bambini a uscire. Quando infatti le maestre mi chiesero una poesia, io risposi che ne sapevo otto e che le avrei dette tutte. Non ho ricordo di questo particolare, ma ero una bambina abituata ad esibirsi in pubblico – in quel periodo cantavo con un coro della mia città –, quindi credo proprio che presi la domanda delle maestre come una buona opportunità per una performance individuale...

Il mio testo per voi

Il testo che vi regalo è una poesia su un pupazzo, una tigre bianca. Quando ero piccola giocavo spesso con i miei animali di peluche come se fossero animali veri – la mia immaginazione dava loro sostanza e voce e forse ancora oggi mi accade così. L’immaginazione è ciò che ci permette di guardare la realtà con altri occhi , di tessere legami con il vivente, anche se questo è lontano da noi, come per esempio lo è una tigre asiatica. Io credo che l’immaginazione sia la protezione più forte di tutti.
Mi auguro che ci aiuti specialmente a creare insieme il mondo degli uguali – una fratellanza inclusiva di tutti gli animali, umani e non umani.

Tigre bianca

Ti ho trovata una sera di novembre.
Te ne stavi molto quieta, indifferente
dietro il vetro della cartoleria
con il gatto, l’orso, il cinghiale
una folla di pelo in miniatura.

“Vieni a casa con me”, ti ho detto
forte col pensiero, senza parole
perché questa è la grande magia
degli animali di pezza, dei tuoi occhi
di plastica brillanti, perfetti
frammenti dell’azzurro.

I pupazzi non nascono con l’anima.
Vivono lì, in attesa, tra i quaderni
gli scaffali, le scatole dei puzzle
che qualcuno li veda, riconosca
se li porti in una terra d’avventura.

Allora ti ho messo nella borsa
e nella cesta della bicicletta
nella sera pungente di fanali
di vie deserte, cartelli stradali
di gente infreddolita sui portoni.

Tu sei la tigre bianca, indiana
della pelliccia chiara della luna,
il segreto più segreto della giungla
dal sottobosco al volo della liana
gatto preistorico, innevato
muso imperturbabile, manto striato.

Tagliano gli alberi, ti cacciano
nel tuo paese antico di leggende
dove a volte sei un mostro a volte un dio
lo spirito di tutte le foreste,
la tempra del coraggio o la paura –
ti fanno scomparire in un gran buio
che chiamano minaccia d’estinzione.

Ma nel corpo di filo e cucitura
nessuno può tradirti, farti male.
Tu sei il mio sogno, io la tua protezione.

[la rubrica "Poeti in classe" è a cura di Evelina De Signoribus e Elena Frontaloni]

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