Osservare per comprendere e agire. L’esperienza del Quaderno dell’integrazione a Treviso

Circa 100 docenti dei diversi ordini di scuola di Treviso hanno osservato per due anni i cammini di integrazione dei loro alunni stranieri attraverso il Quaderno dell’Inte(g)razione. Ne parliamo con la referente della Rete Integrazione delle scuole di Treviso che ha coordinato l’iniziativa.

di Lorenzo Luatti · 27 agosto 2015
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Per osservare le dinamiche dell’integrazione dei bambini e dei ragazzi immigrati alcuni anni fa è stato ideato (e sperimentato in molte città) il Quaderno dell’integrazione , uno strumento operativo che declina, attraverso specifici item e sollecitatori, le diverse dimensioni e indicatori che possiamo riscontrare in tutte le storie di integrazione scolastica.

Il Quaderno è stato “adottato” e trasformato dalle insegnanti delle scuole di Treviso che, negli ultimi due anni scolastici, hanno fatto osservazione a livello individuale, in coppia, a triplette o in alcuni casi con l’intero consiglio di classe. Sono stati compilati circa 50 Quaderni, relativi ad alunni di 18 nazionalità diverse.

Come ci racconta la docente referente della Rete, Paola Pasqualon , “molte sono state le informazioni, le osservazioni e le indicazioni raccolte con il Quaderno relativamente al percorso scolastico, le relazioni in classe ed extrascolastiche, i progetti futuri, anche nel caso di alunni di scuola primaria. Significative sono state le risposte che hanno dato alunni e alunne in merito al vissuto e alle percezioni di sé in rapporto con la propria cultura e la lingua di origine e le metafore autobiografiche utilizzate. Ad esempio, a casa sono il fratello maggiore e mi occupo di mia sorella, a scuola sono un ragazzo e mi sento straniero, nel mio paese sono un bravo giocatore di basket; in Italia sono come un gatto autonomo, in ogni luogo sono come un uccello libero; io sono per un quarto come un gomitolo che quando si imbarazza non riesce a srotolarsi e io non riesco ad esprimermi)”.

Le risposte dei docenti alla domanda conclusiva su “cosa ho ricavato” dall’osservazione hanno sottolineato che il Quaderno ha consentito di affinare lo sguardo e mettere in atto un’osservazione attenta e consapevole, favorendo una maggiore consapevolezza del ruolo dell’insegnante nel promuovere l’integrazione dell’alunno straniero; ha dato inoltre ai docenti la possibilità di confrontare i vari punti di vista, mediarli e superarne la naturale soggettività. “Il Quaderno – ha sottolineato una docente – potrebbe diventare una sorta di ‘carta d’identità’ che accompagna lo studente nel suo iter scolastico e nei suoi eventuali spostamenti”.

Osservazione e prognosi, insegnanti promotori e registi d’integrazione

Dal lavoro svolto e dalla documentazione prodotta emergono molte evidenze; ne scegliamo soltanto due tra quelle che ci sono apparse più significative dell’intera esperienza.

La prima possiamo intitolarla “Diagnosi e prognosi: osservazione e intervento attivo”, per sottolineare la duplice valenza di molti “sollecitatori” presenti nel Quaderno, al contempo “diagnostici” e “prognostici”. Nel senso che il loro utilizzo ha offerto elementi conoscitivi importanti su una determinata situazione, ma ha agito attivamente sulla situazione osservata, modificandola. È stato poi l’insegnante, sulla base delle evidenze raccolte, a elaborare uno specifico intervento didattico.

La seconda acquisizione vogliamo chiamarla “Insegnanti promotori e registi dei processi di inte(g)razione”: i “profili” degli studenti seguiti con il Quaderno, redatti dagli insegnanti, come chiedeva da ultimo il Quaderno, si sono rivelati una preziosa risorsa. Dall’insieme dei profili degli alunni emerge difatti una varietà di tipologie e di storie personali che costituiscono una sorta di “galleria di ritratti”, un vero e proprio repertorio di storie di integrazione, utili riferimenti per “interpretare” e aiutare a comprendere atteggiamenti e situazioni di nuovi studenti.

Dalla loro lettura si ricavano poi informazioni preziose sulle strategie che hanno funzionato, sugli eventi, spesso non previsti, che hanno segnato svolte, o al contrario blocchi, importanti nei processi di integrazione. I profili perciò aiutano, nelle nuove situazioni, a mettere in atto strategie più adeguate e consapevoli, adattando e integrando quelle che hanno funzionato in precedenza. Se ne può perciò anche considerare un uso formativo per gruppi di insegnanti che vogliano approfondire i processi di integrazione e interazione a partire dalla concretezza delle storie individuali.

Dal lavoro prezioso dei docenti di Treviso, documentato in un corposo volume che potete scaricare dal sito web della Rete, è scaturita una nuova versione del Quaderno, più rispondente ai mutamenti intervenuti in questi anni nella scuola e nell’immigrazione.

Per saperne di più

http://www.retetrevisointegrazionealunnistranieri.it/

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