Ogni lingua vale. Per la Giornata internazionale della Lingua Madre

In occasione della Giornata internazionale della Lingua Madre (21 febbraio), ecco alcune idee e proposte per conoscere e valorizzare le situazioni linguistiche di tutti i bambini. A partire dalla consapevolezza che ogni lingua vale. 

di Redazione GiuntiScuola · 12 febbraio 2016
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Se parli a un uomo nella lingua che comprende, arriverai alla sua testa. Se gli parli nella sua lingua madre, arriverai al suo cuore.
Nelson Mandela

Quando la lingua madre diventa muta

Il 21 febbraio si celebra in tutto il mondo la giornata dedicata alla Lingua Madre. L’edizione 2016 è la diciassettesima da quando l’Unesco decise di dedicare questo giorno al legame profondo che esiste tra gli individui e le comunità e il loro idioma materno. In quella stessa data nel 1952, furono uccisi quattro studenti del Bangladesh i quali manifestavano contro l’imposizione della lingua urdu nel loro Paese. Il tema scelto per l’edizione di quest’anno ( Qualità dell’educazione, lingua di scolarità e esiti di apprendimento ) sottolinea il nesso tra la qualità dell’educazione e le situazioni linguistiche .

Il tema della lingua madre ci tocca da vicino oggi più che in passato, dal momento che la varietà linguistica del nostro Paese e delle nostre scuole si sta ampliando. Accanto ai dialetti regionali e locali, più o meno praticati, ci sono le lingue delle minoranze, tutelate con apposita normativa. E ci sono poi le lingue degli immigrati, in uso nello scambio famigliare e tra le generazioni.
Ci soffermiamo soprattutto su queste ultime che sono quasi sempre ignorate, rimosse, svalorizzate.

Che cosa succede quando, a causa del viaggio di migrazione, una nuova lingua entra a far parte del patrimonio linguistico dei bambini? Quali rapporti profondi – di concorrenza, conflitto, complementarietà, integrazione – si stabiliscono tra i due codici, tra i diversi significati e i significanti? E se la lingua madre diventa improvvisamente muta e una nuova lingua sostituisce quella originaria, quali cambiamenti e perdite si verificano nella vita emotiva dei bambini?
Sono alcune delle domande che ci vengono sollecitate dalla condizione bilingue dei figli degli immigrati e che fanno da sfondo ai percorsi di apprendimento dell’italiano.

Che lingua parli a casa?

La “carta di identità” linguistica dei bambini e dei ragazzi che hanno una storia di migrazione è estremamente diversificata dal momento che 196 sono i Paesi di provenienza rilevati dal MIUR.
Il livello di conoscenza della/e lingua/e di origine dipende da fattori diversi: l’età, il luogo di nascita, il percorso scolastico, le scelte famigliari, la tipologia delle lingua in presenza.
Fra i bambini stranieri nati in Italia, vi sono:

  • coloro che sono al momento del loro ingresso a scuola sono monolingui in L1 e diventano in seguito bilingui, con l’aggiunta dell’italiano (bilinguismo aggiuntivo) ;
  • coloro che sviluppano da subito una competenza nelle due lingue , grazie all’inserimento all’asilo nido, praticando la madrelingua a casa e l’italiano al servizio educativo e sviluppando così un bilinguismo simultaneo;
  • coloro che imparano a parlare solo in italiano per scelta della famiglia , o in seguito a un discutibile orientamento in tal senso da parte degli operatori e dei servizi per l’infanzia.

Fra i bambini e i ragazzi nati all’estero e arrivati qui in seguito al ricongiungimento famigliare, vi sono:

  • coloro che conoscono la L1 solo orale perché piccoli e non scolarizzati nel Paese di origine;
  • coloro che praticano una lingua orale (un dialetto) a casa , ma hanno imparato a leggere e a scrivere nella lingua nazionale del contesto di provenienza (ad esempio gli alunni cinesi o arabofoni);
  • coloro che hanno sviluppato nella L1 una competenza sia orale che scritta ;
  • coloro che praticano una L1 per gli usi orali e famiglia ri, ma sono stati scolarizzati in una lingua straniera (l’inglese per alcuni ghanesi, singalesi e filippini che hanno frequentato scuole private, ad esempio).

Nella testa di un bambino c’è posto per due lingue

Una lingua a casa e un’altra praticata all’esterno; una lingua per gli usi orali e un’altra per lo scritto e per lo studio; una lingua per trattare alcuni temi con determinati interlocutori e un’altra riservata ad altri contesti e parlanti: le competenze e le pratiche orali e scritte integrano spesso parole , suoni, strutture che appartengono a più sistemi e codici. Disegnano forme di un bilinguismo in fieri , che attende di essere conosciuto e riconosciuto, mantenuto, sostenuto e sviluppato, qualunque siano le lingua in contatto.
In ogni caso, le competenze linguistiche già acquisite – qualunque sia la lingua d’origine – rappresentano saperi e punti di forza, una chance da valorizzare, e non ostacoli che si frappongono all’apprendimento del nuovo codice.

Per rispondere ai dubbi che si pongono alcuni genitori immigrati (e anche parte degli insegnanti ) a proposito del bilinguismo infantile e delle scelte comunicative intrafamigliari, si può affermare che certamente nella testa di un bambino c’è posto per due lingue e che i bambini possono imparare lingue diverse e diventare bilingui fin da piccoli.
Già prima dell’età scolare un bambino si rende conto che i due ambienti diversi dei quali ha esperienza usano lingue differenti e che è necessario sapersi servire di entrambe le lingue . A un vissuto di consapevolezza che riguarda il rendersi conto che le cose hanno nomi diversi, può seguire il momento della “decisione” rispetto a quale lingua parlare e in quale situazione.

Nel caso di bimbi piccoli appartenenti a nuclei monolingui , il peso maggiore nelle scelte e nell’indirizzare i comportamenti dei figli è esercitato dalla famiglia. In genere, il condizionamento iniziale è per l’adozione della L1, anche se l’apprendimento del nuovo codice è visto dai genitori con orgoglio e apprezzamento. Con il tempo, sarà anche il figlio, sempre più competente in L2 e orientato verso il bilinguismo, a esercitare un’influenza linguistica sull’ambiente famigliare in un rapporto dinamico e permeabile, caratterizzato da un reciproco adattamento.
L’italiano L2 diventa allora sempre di più lingua filiale, che va a collocarsi negli scambi famigliari accanto al codice materno, modificando l’intero sistema di comunicazione del nucleo.
Il bilinguismo dei bambini immigrati è dunque un fenomeno individuale, ma si collega in modo determinante alle relazioni famigliari e influenza la comunicazione fra le generazioni . È tuttavia anche un fenomeno di natura sociale, dal momento che spesso è il contesto d’accoglienza a imporre l’acquisizione, il mantenimento, o eventualmente la perdita, della condizione di bilinguismo.

Che cosa succede alla lingua materna

Che cosa succede dunque alla madrelingua nel corso del tempo?
A volte essa si trova in posizione “debole” e la permanenza e gli usi nel tempo risultano di conseguenza in pericolo. Questo succede soprattutto quando la lingua materna:

  • è considerata nel Paese di immigrazione una lingua “ minore e poco diffusa ”;
  • non gode di visibilità, supporti scritti, beni linguistici accessibili ai bambin i (cartelloni, scritte, libri, video, film…);
  • viene usata in maniera ristretta nel quotidiano e limitata solo agli scambi intrafamigliari su pochi e prevedibili argomenti e per un tempo limitato.

La prima tappa nel processo di erosione di una lingua è caratterizzata dalle difficoltà e dalle esitazioni di tipo lessicale. Il parlante non trova la parola nella sua L1 per significare oggetti, eventi, esperienze vissute nella seconda lingua. Si registra quindi un uso sempre più esteso della L2 per raccontare, riferire fatti, descrivere situazioni, ambienti, oggetti.
La perdita progressiva della lingua materna è correlata anche all’ età in cui avviene l’immersione nella L2 : se la lingua madre si sviluppa in maniera approfondita fino a undic -dodici anni ci sono buone probabilità che essa venga mantenuta nel tempo; se l’immersione nella seconda lingua è più precoce e non vi sono usi e input quotidiani in L1, la situazione è più vulnerabile. In ogni caso, l’immersione in un ambiente linguistico diverso porta a un riequilibrio nell’uso dei due codici e l’italiano diviene via via dominante. Si può perdere la lingua madre per diverse ragioni:

  • lo status che essa ricopre nella società di inserimento: tanto più essa è ignorata e valorizzata, tanto è più probabile il processo d’erosione;
  • l’atteggiamento del bambino e della sua famiglia: vi possono essere vissuti di vergogna per la propria lingua, la quale denota una differenza difficile da gestire e vi possono, d’altra parte, essere pressioni da parte della famiglia e della comunità per una fedeltà linguistica difficile da mantenere;
  • fattori affettivi: uno stresso emotivo causato da circostanze eccezionali (ad esempio l’adozione) può portare ad una sorta di amnesia nei confronti della L1;
  • l’età: se l’immersione nella seconda lingua avviene precocemente e non vi sono input quotidiani, coinvolgenti, densi in L1, l’erosione nella lingua materna è più probabile. La competenza nella lingua scritta sembra un fattore di sedimentazione e rinforzo della lingua d’origine.

E tuttavia, nonostante le forti pressioni verso l’uso della L2, restano nei bambini bilingui tracce della propria lingua d’origine che possono riemergere in circostanze diverse: in seguito ad una visita nel Paese d’origine, in occasione di un contatto con un coetaneo parlante la stessa lingua. E che potranno altresì riemergere come desiderio consapevole d’apprendimento e di ridefinizione di sé in età adolescenziale.

Ogni lingua racconta il mondo a modo suo

Parlare una lingua significa “portare” ed esprimere la cultura che essa veicola.
Attraverso i primi contatti comunicativi con l’ambiente che lo circonda il bambino non acquisisce soltanto uno strumento di espressione, ma anche le regole e le rappresentazioni condivise, i significati e il suo posto nel mondo. Interiorizza una logica e un ordine concettuale che lo struttura e lo modella. Costruisce giorno dopo giorno la sua storia attraverso quella lingua .

Quando i bambini stranieri arrivano in Italia, la loro lingua scompare, è assente dai luoghi della scuola e dell’incontro e spesso viene chiesto loro di dimenticarla e metterla da parte per accogliere le nuove parole. Alcune lingue d’origine sono perlomeno evocate, nominate, riconosciute; altre sono del tutto ignorate e appaiono strane, lontane, dalle forme e scritture “bizzarre”. Quando la lingua materna diviene silenziosa, clandestina, marginale, i bambini possono vivere una frattura rispetto alla loro storia precedente , una situazione di perdita e regressione, dal momento che il messaggio che viene loro inviato è che “se non sai l’italiano, non sai, in generale”.
Il bilinguismo dei bambini con background migratorio possiede dunque tante valenze e tanti destini: ricchezza e molteplicità, ma anche smarrimento e perdita.
Saranno le vicissitudini individuali, le scelte famigliari e le condizioni dell’accoglienza a decidere quanto i meccanismi difensivi saranno in grado di garantire un bilancio più o meno vantaggioso tra ciò che si acquisisce e ciò che si esclude.

L’albero delle nostre lingue

Nella scuola multiculturale e plurilingue devono oggi essere diffuse alcune consapevolezze e qualche attenzione linguistica e pedagogica. Tra queste:

  • la necessità di conoscere la situazione linguistica degli alunni;
  • la capacità di individuare i bisogni di comunicazione in italiano, ma anche di rilevare e riconoscere, per quanto possibile, le competenze nella lingua materna;
  • la consapevolezza che la conoscenza della madrelingua è un arricchimento e una chance e non un ostacolo all’apprendimento della seconda lingua;
  • la necessità di sostenere e rassicurare i genitori immigrati nell’uso della lingua materna con i loro figli;
  • la visibilità delle lingue praticata dagli alunni negli spazi della scuola: indicazioni, avvisi, orari, messaggi plurilingui, libri in versione bilingue;
  • la valorizzazione delle lingue d’origine in classe in classe, per tutti i bambini, grazie alle occasioni di confronto e di riflessione metalinguistica: il significato e l’origine dei nomi;
  • la raccolta delle biografie linguistiche e la composizione dell’“albero delle lingue” della classe; la narrazione plurilingue; i prestiti linguistici che da sempre intercorrono fra i diversi codici.

Per sapere e per fare

La normativa

Due importanti documenti di riferimento sul tema:

Che idea hanno i bambini del bilinguismo? Una ricerca-azione

Quale idea hanno i bambini e i ragazzi della pluralità linguistica? Come vedono se stessi bilingui di fatto o bilingui in fieri e potenziali? In quale modo essi immaginano che funzioni una mente bilingue? Per scoprire la rappresentazione che essi hanno del bilinguismo e delle persone bilingui, abbiamo condotto una ricerca-azione in varie scuole, chiedendo ai bambini di disegnare la “mente bilingue” e di raccontare il significato del loro disegno.
Graziella Favaro, Il bilinguismo disegnato . in "Italiano Lingua Due" (www.riviste.unimi.it)

Una guida. Bilingui e contenti. Crescere parlando più di una lingua

Una miniguida per i genitori (e non solo) che cerca di rispondere in modo semplice e chiaro alle domande e ai timori che i genitori e gli educatori si pongono a proposito del bilinguismo. A cura di Anne Marie Hufty e Maria Pia Scipioni. Da scaricare qui .

Un sito. La lingua salvata

Il sito nasce da un’idea di Angela Pagano con l’obiettivo di sostenere l’apprendimento della madre lingua da parte dei bambini migranti e di far scoprire la varietà e la ricchezza delle lingue a tutti i bambini e i legami tra gli idiomi. Mette a disposizione strumenti linguistici di base, dizionari illustrati, alfabetieri e narrazioni.

Mamma lingua: una bibliografia ragionata

Mamma lingua propone libri per bambini in età prescolare in albanese, arabo, cinese, francese, inglese, rumeno, spagnolo. Realizzata da Nati per leggere Lombardia e da Ibby Italia, elenca una selezione di eccellenza di libri per bambini provenienti dai paesi stranieri nelle sette lingue maggiormente parlate. Include 127 titoli tra cui una ventina di classici per l’infanzia disponibili in buona parte nelle lingue considerate ( sono definiti i libri “ponte”).

Lingua mamma. Un progetto artistico-linguistico a scuola

“Lingua mamma” è un percorso artistico-linguistico con la comunità bangladese di Roma, realizzato nella scuola primaria Pisacane. Il progetto - che ha coinvolto le artiste Sara Basta e Mariana Ferrato ed è stato curato da Emanuela Termine - aveva l’obiettivo di promuovere lo scambio linguistico fra i bambini italiani e bangladesi. Per questi ultimi, la lingua bangla rappresenta un elemento centrale della propria cultura e tradizione. Molti materiali sono stati realizzati nel corso del progetto: una raccolta di ninne nanne che ha coinvolto le mamme bangladesi, italiane e di altri Paesi, un vocabolario del corpo plurilingue, un video.

African story book. Fiabe nelle lingue africane

L’idea che sta alla base del progetto è quella di valorizzare i racconti della tradizione orale africana e di promuovere un’alfabetizzazione multilingue attraverso le fiabe. Il sito propone una raccolta di racconti (fiabe o storie legate all’esperienza quotidiana) per i bambini, in una lingua familiare, affinchè essi imparino a leggere in un idioma conosciuto e praticato. Con l’obiettivo di dare abbastanza storie a tutti i bambini per avvicinarli alla lettura nella loro lingua madre.

GRAZIELLA FAVARO

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