Il lessico e la formazione delle parole

In un percorso di insegnamento linguistico è importante prevedere spazi specifici per accrescere e consolidare il bagaglio lessicale, attraverso un’adeguata selezione e metodologie didattiche attive. Di Maria Cristina Peccianti. 

di Redazione GiuntiScuola · 04 maggio 2017
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L’ insegnamento del lessico , pur avendo avuto un posto d’onore nelle ultime Indicazioni , tende ad essere messo in sott’ordine rispetto ad altri aspetti della lingua.
A differenza della grammatica, fatta di regole bene definite e quindi descrivibili e insegnabili senza ambiguità di sorta, si considera il campo del lessico piuttosto vago, non descrivibile con definizioni certe e quindi non riconducibile a precisi percorsi di insegnamento. Così come si tende a credere che il lessico possa essere appreso spontaneamente e quasi senza fatica, con la semplice esposizione alla lingua, specie da parte dei bambini, e che quindi non sia necessario porsi tanti problemi sulla quantità e la qualità delle parole che di volta in volta è opportuno presentare.

In realtà però le cose non stanno così: la costruzione del bagaglio lessicale è un processo lento e faticoso, per tutti, ma lo è ancor più per i piccoli e per i non italofoni . Per imparare nuove parole bisogna infatti riconoscerle all’interno di una catena fonica o di una struttura frasale scritta, immagazzinarle nella memoria a breve termine e poi archiviarle nella memoria a lungo termine, in modo ordinato e organizzato, perché possano essere richiamate quando servono. C’è da aggiungere che ci sono molti gradi possibili di conoscenza di una parola e che il processo individuale di apprendimento del lessico procede a spirale e, dopo l’individuazione di una parola e il suo abbinamento a un significato, segue, anche in tempi molto lunghi, la scoperta graduale di nuovi tratti della stessa parola, di usi particolari e meno comuni.
Ci sono dunque molti buoni motivi per fare del lessico oggetto di insegnamento non secondario in ogni tipo di percorso linguistico, ma tanto più in un percorso di L2.

Come selezionare il lessico

Stante la lentezza e difficoltà della costruzione di un bagaglio lessicale, nella selezione e messa in sequenza di ciò che dobbiamo insegnare, è necessario ragionare con criteri di economicità e restringere perciò il campo, operando una selezione ragionevole, basata sull’individuazione delle parole più usate , che proprio per questo saranno le più utili, per capire un testo scritto o sostenere una conversazione. E qui ci soccorre uno strumento indispensabile: il Vocabolario di Base (VdB) della lingua italiana di Tullio De Mauro (di cui esiste una versione aggiornata di fine 2016, scaricabile qui ), una lista di circa 7000 parole appartenenti alla fascia delle più frequenti, e che è suddivisa in ulteriori tre fasce che costituiscono, in ordine di frequenza, il vocabolario fondamentale, il vocabolario di alto uso, il vocabolario di alta disponibilità.

Un’ulteriore selezione, sia quantitativa che qualitativa, sarà poi fatta sulla base del livello di competenza, dell’età e dei bisogni comunicativi degli apprendenti la cui naturale conseguenza sarà la presentazione di un lessico appartenente a determinati campi semantici, il cui apprendimento sarà favorito dall’uso quotidiano.
Potrebbe sembrare che una selezione fatta sulla base del Vocabolario di base e una fatta sulla base dei bisogni degli apprendenti siano in conflitto, in quanto siamo portati a pensare che per parlare di un certo argomento (i mezzi di trasporto piuttosto, che la scuola) dobbiamo necessariamente usare alcune parole “difficili”, non appartenenti al VdB. Ma verificando nel concreto, possiamo tuttavia vedere che la quasi totalità delle parole necessarie per affrontare un certo campo di esperienza possono rientrare nel Vocabolario di Base, non escluse le materie di studio, le quali hanno sì le loro parole settoriali, ma sono poche, e l’insieme dei testi possono benissimo essere scritti usando parole di base.

Una terza modalità di selezione del lessico da proporre in ambito didattico può infine essere quello di scegliere e raggruppare parole associate per forma , cioè derivate dalla stessa parola base o composte con essa (ad esempio: f iore, fioritura, fiorellino, fioriera, fiorire, rifiorire, sfiorire, pianta da fiore, vaso da fiori ecc.). Tale modalità può essere definita come “morfologica” in quanto è essenzialmente basata sulla morfologia lessicale e la sua efficacia è sostenuta dagli studi di linguistica acquisizionale che ci dicono che uno dei mezzi privilegiati, attraverso cui parlanti nativi e stranieri apprendono il lessico, è proprio la scoperta dei meccanismi di formazione delle parole.

Come insegnare il lessico

In sede di programmazione i tre criteri vadano sicuramente incrociati in quanto hanno tutti in sé elementi validi dal punto di vista didattico.
Non dimentichiamo infatti che le parole del Vocabolario di base non sono solo le più utili ma anche le più facili da apprendere poiché si incontrano più di frequente, mentre il lavoro fatto per campi semantici aiuta l’organizzazione mentale del lessico, quindi la sua memorizzazione e il suo recupero. La collocazione in un determinato campo semantico sembra essere del resto un processo naturale , fatto dai bambini, anche piccoli, quando vengono in contatto con una parola sconosciuta. E quanto all’approccio morfologico esso ha uno spessore particolare, visto che tutti gli apprendenti, anche i più piccoli, si servono dell’applicazione di regole di formazione di parola, pur in modo inconsapevole e spesso errato.

Nella pratica didattica è necessario comunque non guardare mai al lessico come a qualcosa di statico, che si costruisce secondo un meccanismo di semplice aggiunta. Sollecitiamo invece gli alunni ad apprendere nuove parole in modo attivo , creando e ricreando continuamente reti e collegamenti di diversa natura, attraverso i suoni, le forme, i significati. Lavoriamo sulle strategie che consentono di dedurre il significato delle parole dal contesto poiché gli alunni coinvolti nella formulazione di ipotesi sul significato di elementi lessicali non noti li memorizzeranno con maggiore facilità. Specie con i più piccoli, facciamo ricostruire e rappresentare visivamente i campi semantici in modo creativo e personale, servendosi di disegni, simboli, colori.
E, soprattutto, presentiamo gradualmente i meccanismi di derivazione più frequenti e comuni, guidando gli alunni a scoprire il tipo di parole che generano, e a riflettere sui limiti della loro applicabilità, portando così sul piano della consapevolezza taluni meccanismi naturali di acquisizione.

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