Idee e pratiche per coinvolgere i genitori a scuola

Come coinvolgere i genitori nel progetto educativo della scuola invitandoli a dare qualcosa di sé: un po’ di tempo per gli altri, saper fare da condividere, i racconti e le narrazioni custoditi nella memoria familiare. Di Catia Gaiba. 

di Redazione GiuntiScuola · 15 giugno 2017
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La cura dell’avvio

Il momento dell’accoglienza e del primo approccio sono cruciali per un inserimento positivo perché in questa fase si pongono le basi per una buona integrazione. Come modificare il periodo di conoscenza e ambientamento affinché diventi un’occasione per valorizzare la diversità linguistica presenti fra i bambini? Come coinvolgere tutti i genitori? Quali attività emotivamente significative possiamo proporre?
In seguito al percorso di ricerca e formazione “Lo sviluppo linguistico nella scuola dell’infanzia” (condotto da Graziella Favaro e Gilberto Bettinelli) abbiamo sentito la necessità, come scuola, di riflettere su nuo vi modi e forme per accogliere le famiglie e i bambini in un contesto multiculturale e plurilingue.
Durante la prima fase di ricerca-azione, ci avevano sorpreso positivamente la risposta dei nuclei familiari e la voglia di raccontarsi e la gioia dei bambini con cittadinanza non italiana di sentire la propria cultura di provenienza come una ricchezza. Abbiamo scelto di partire dal primo ingresso a scuola e, in particolare, dalla prima finalità cui tendiamo come insegnanti di scuola dell’infanzia: conoscere e valorizzare la storia di ogni bambino.
Quando un bambino entra per la prima volta nella scuola, deve essere rassicurato, riconosciuto come persona unica, stare bene con se stesso e imparare a conoscere gli altri. Il nostro primo traguardo è stato quello di creare un clima accogliente all’inizio dell’anno scolastico per costruire le basi di una relazione positiva con le famiglie non italiane e predisporre un ambientamento più favorevole al benessere di tutti bambini con particolare attenzione ai “futuri italiani”.

Colloqui, mappe e talenti da condividere

Nel mese di settembre la nostra scuola organizza regolarmente una riunione per i genitori dei bambini neoiscritti con lo scopo di presentare l’organizzazione, le regole della scuola e i progetti. In questi due anni, abbiamo cercato di cambiare la modalità con cui gestivamo quest’incontro connotandolo in modo più esplicito come momento per accogliere le nuove famiglie . Abbiamo scelto di comprimere il tempo dedicato alle informazioni di ordine pratico (preparando dei fascicoli stampati da portare a casa) per comunicare con più calma il significato della vita scolastica e le scelte educative del gruppo docente.
È stata esplicitata la connotazione interculturale della scuola come ricchezza di opportunità per i bambini e le famiglie, ma anche come filo conduttore delle attività didattiche di noi insegnanti. I genitori che non parlavano italiano sono stati affiancati dalle insegnanti che, per conoscenze linguistiche, potevano mediare.
La parte centrale dell’incontro ha l’intento di creare un dialogo con i genitori , ascoltare le domande, rassicurare per creare una prima relazione di fiducia. Nel gruppo docenti ci siamo anche organizzate per dedicare del tempo ai colloqui individuali con le famiglie. Il colloquio individuale serve principalmente per conoscersi e facilitare la comunicazione tra insegnanti e famiglia, ma anche per raccogliere informazioni sui bambini prima dell’ingresso nella scuola. Abbiamo costruito una scheda d’ingresso con domande aperte sulle abitudini del bambino che viene compilata con l’aiuto dell’insegnante nel caso di famiglie non italiane. Creare un momento confidenziale e riservato ci ha facilitato nel compilare il questionario sulla situazione linguistica dei bambini e definire la mappa linguistica e della comunicazione intrafamigliare. I dati raccolti in questo modo ci hanno permesso di creare una documentazione sulla storia linguistica dei bambini stranieri, di rilevare le abitudini e i flussi comunicativi all’interno della famiglia. Queste informazioni sono diventate il punto di partenza per osservare gli stadi d’interlingua e per organizzare esperienze di valorizzazione delle lingue madri.

Dare un po’ di tempo

Nel nostro Istituto è attiva la “banca del tempo”, una proposta di solidarietà e partecipazione alla vita scolastica. Si chiede ai genitori di mettere a disposizione i propri talenti, le conoscenze e abilità e del tempo per collaborare alla creazione di una comunità educativa coesa e solidale. Partendo da questa iniziativa consolidata, il colloquio individuale è stata l’occasione per presentare questa proposta e chiedere ai genitori con lingua materna diversa dall’italiano di collaborare con la nostra scuola per la lettura di storie in lingua originale , la partecipazione ad alcuni laboratori, la ricerca di materiali. Le famiglie hanno apprezzato quest’attenzione verso il proprio patrimonio culturale e linguistico e hanno risposto positivamente alla richiesta di collaborazione.
Il primo anno abbiamo raccolto in un opuscolo le “ninne nanne dal mondo”, recitate dalle mamme durante la festa di fine anno. Nell’anno scolastico in corso, si è organizzato un laboratorio d’inglese, dove una mamma di nazionalità australiana collabora con l’insegnante referente del progetto. Queste forme di partecipazione hanno aiutato le famiglie non autoctone ad aprirsi verso l’istituzione scolastica e le altre famiglie, sentendosi parte di una collettività.

Ninne nanne dal mondo

Chiedere ai genitori di portare qualcosa di rappresentativo del proprio paese di origine è un gesto simbolico che comunica voglia di accogliere e scoprire la diversità culturale. Nella nostra esperienza ci siamo accorte che una richiesta così generica, dopo un primo impatto positivo, può creare un imbarazzo. Il più delle volte le famiglie non sapevano cosa scegliere o ritenevano di non avere oggetti abbastanza significativi. Quindi abbiamo pensato fosse più opportuno chiedere qualche cosa di specifico e reperibile per tutti. Il ricordo di una “ninna nanna” è in tutti noi, le sue parole sono cariche di tradizione popolare quindi particolarmente rappresentative di una cultura. La lingua materna è la lingua del cuore, delle emozioni dei ricordi più intimi.
Abbiamo consegnato un modulo a tutti i nuclei familiari con l’invito a cercare nella propria memoria e in quella dei parenti: testi, cantilene, melodie . Il foglio era diviso in due parti per scriverle in lingua originale e, quando possibile, tradurle in italiano. Noi insegnanti abbiamo sollecitato la riconsegna del modulo attribuendo importanza al compito suggerito e sottolineando la nostra disponibilità per la traduzione in italiano. Quando abbiamo visto arrivare le prime è stato palese che ci consegnavano qualche cosa di personale e intimo. Per questo motivo si è scelto di raccoglierle senza modificarle.
La festa alla fine della scuola è stata l’occasione per alcuni genitori disponibili di recitarla con i propri figli e condividerla. Per noi insegnanti è stato uno strumento per dare visibilità alle altre lingue presenti nella nostra scuola.

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