Child-UP, un progetto a sostegno dei bambini migranti e rifugiati

L'iniziativa interessa sette Paesi europei e ha come capofila l'Università di Modena e Reggio Emilia. Un progetto triennale per migliorare le pratiche scolastiche e sociali di integrazione dei bambini

di Redazione GiuntiScuola · 05 marzo 2019
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Tre anni di ricerca in sette Paesi europei per sostenere l’integrazione dei bambini migranti e rifugiati nelle scuole e nelle comunità locali , con il sostegno di network locali e un network internazionale di stakeholder ed esperti. È questo l’obiettivo di CHILD-UP - Children Hybrid Integration: Learning Dialogue as a way of Upgrading Policies of Participation, progetto che vede impegnati vari partner europei ma con un capofila italiano, l’ Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia . L’operazione può contare su un finanziamento europeo di tre milioni di euro nell’ambito della linea HORIZON 2020. A coordinare le azioni sarà un team di ricerca modenese composto da Claudio Baraldi , Laura Gavioli , Vittorio Iervese ed Elisa Rossi del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali.

L’attività di CHILD – UP

Il progetto, iniziato a gennaio 2019, avrà una durata triennale , e prevede la costituzione di un consiglio scientifico internazionale , un comitato internazionale e comitati locali di stakeholder , che includeranno scuole, autorità scolastiche e politiche, e organizzazioni dell’ambito privato-sociale che si occupano di educazione mediazione linguistico-culturale.

L’ attività di ricerca si svilupperà in 7 paesi europei e riguarderà l’integrazione dei bambini migranti e rifugiati nelle scuole e nelle comunità locali, con il sostegno di network locali e un network internazionale di stakeholder ed esperti.

L’obiettivo finale del progetto è proporre metodologie e strumenti per sostenere e migliorare le pratiche scolastiche e sociali di integrazione dei bambini in Europa .

In Italia , il progetto prevede attività di ricerca in tre città: Modena, Reggio Emilia e Genova . Saranno distribuiti questionari in 45 classi scolastiche , dalla scuola dell’infanzia alla scuola superiore, in tre servizi sociali e in tre centri per migranti . Saranno realizzati 33 focus group in altrettante classi scolastiche, 55 interviste e focus group con insegnanti, educatori, assistenti sociali e mediatori linguistici. In 33 classi scolastiche saranno inoltre video o audio registrate 84 attività inerenti l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua , la facilitazione, l’educazione interculturale, la mediazione linguistico-culturale e saranno distribuiti questionari per verificare l’impatto di queste attività.

Al termine delle attività di ricerca , oltre a un rapporto finale, è prevista la realizzazione di alcuni prodotti utili per il miglioramento delle politiche e delle pratiche di integrazione di bambini migranti e rifugiati nel sistema scolastico, a livello locale, nazionale ed europeo . In particolare, i prodotti sono: un pacchetto formativo in presenza ed online , delle linee guida per la realizzazione di buone pratiche , un archivio di materiali tratti dalla ricerca per evidenziare le buone pratiche in modo più articolato e complesso.

I partner internazionali

Assieme ad Unimore saranno coinvolte altre nove realtà accademiche quali le Università di Cracovia (Polonia), Dresda (Germania), Liegi (Belgio), Malmö (Svezia), Northampton (Regno Unito), Seinäjoki (Finlandia), l’ European School Head Association (ESHA), la Fondation des Regions Europeennes pour la Recherche en Education et Information (FREREF), l’ International Institute of Humanitarian Law .

"Valorizzare le esperienze"

Il progetto – spiega Claudio Baraldi di Unimore - nasce da un’iniziativa del gruppo di ricerca del Dipartimento di Studi Linguistici e culturali di UNIMORE, con il validissimo sostegno dell’ufficio ricerca internazionale dell’ateneo. La sua importanza risiede nel legare un’estesa attività di ricerca in sette paesi europei alla produzione di strumenti che garantiscano il miglioramento dei processi di partecipazione e integrazione delle nuove generazioni di origine migrante nelle scuole e nelle comunità. Per questo scopo, i gruppi di ricerca universitaria collaboreranno con partner che si occupano di pratiche educative, a livello internazionale e locale. Si tratta pertanto di un’eccezionale opportunità di valorizzare, attraverso la ricerca universitaria, le esperienze educative nelle scuole e sul territorio ”.

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