Bambini in fuga. I minori rifugiati entrano a scuola

Un terzo dei profughi arrivati nel 2015 in Europa e in Italia ha meno di 18 anni e più di un decimo è costituito da bambini. Come accogliere i bambini rifugiati con cura e consapevolezza? 

di Redazione GiuntiScuola · 19 maggio 2016
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DIMITAR DILKOFF/AFP/Getty Images. Fonte immagine .

Prima di leggere, vi chiedo di soffermarvi su questa foto per qualche istante, di non distogliere gli occhi dal bambino intrappolato fra le spire del filo spinato. È accettabile che oggi vi siano nel mondo bambini che vivono in questo modo? È tollerabile ignorare che le guerre, l’esodo, i naufragi coinvolgono sempre di più drammaticamente le vite e il tempo dell’infanzia?

La paura negli occhi

Samir, otto anni, è arrivato in classe con la paura negli occhi e senza sorriso. Per giorni se ne stava seduto in maniera provvisoria e in bilico sulla sedia, sempre contratto, come in procinto di scattare su e di dover correre via. Sua sorella Hafisa, più grande di due anni, non riusciva più a giocare; se ne stava ferma e seduta anche durante l’intervallo, immersa in pensieri e ricordi più grandi di lei.
Sami e Hafisa fanno parte dei 400.000 minori che hanno fatto richiesta di asilo in Europa nel 2015 (di questi, 260.795 hanno meno di 14 anni e 134.180 hanno da 14 a 17 anni). In Italia, nello stesso anno sono state più di 7.000 le richieste di asilo dei minorenni: 3.065 di bambini fino a 14 anni e 4.115 di ragazzi di età compresa fra 14 e 18 amni.
Se fino qualche anno fa, l’esodo dei richiedenti asilo riguardava soprattutto adulti e uomini, ora, per effetto della guerra in Siria e dei conflitti diffusi e duraturi in paesi diversi, sono intere famiglie a mettersi in viaggio. L’esodo siriano in particolare, per circa un quarto, coinvolge i minori.

All’inizio di settembre 2015, la drammatica foto del piccolo Alan Kurdi , morto sulla spiaggia di un’isola greca, che anche "Sesamo" aveva pubblicato, aveva suscitato forti reazioni emotive e sentimenti di empatia collettiva e diffusa. Clima che aveva avuto l’effetto di portare per un po’ l’attenzione del mondo sull’esodo dei piccoli, sulle drammatiche condizioni di vita nei campi e sui pericoli dei viaggi e il rischio del naufragio corsi dall’infanzia. Ora, le morti dei piccoli migranti, solitari o con le famiglie, le separazioni dei figli da genitori durante l’esodo e le loro vite ai margini di tutto e nell’esasperante attesa continuano inesorabilmente, mentre l’indifferenza e l’assuefazione sono tornate ad essere gli atteggiamenti più diffusi.

Un posto da chiamare casa dove ricominciare a essere bambini

Tra la pietà di certi momenti e l’indifferenza di ogni giorno, l’esodo dei più piccoli e degli adolescenti continua e le vicende dell’esilio li portano così a ritrovarsi sui banchi delle nostre scuole. Fra di loro vi possono essere situazioni giuridiche diverse: coloro che sono ancora sospesi e in attesa di riposta alla loro richiesta d’asilo (richiedenti d’asilo); coloro che hanno ricevuto una protezione umanitaria temporanea e coloro che invece sono già stati riconosciuti come rifugiati.
Alle scelte e ai dispositivi (di inserimento, insegnamento linguistico specifico, accompagnamento e facilitazione) che la scuola riserva – o dovrebbe riservare – a tutti gli alunni neo arrivati, nel caso dei bambini rifugiati si devono aggiungere attenzioni e cure mirate . Attenzioni al clima di accoglienza, alla dimensione del tempo (dare tempo al bambino e darsi tempo), alla pregnanza di una storia personale segnata da molteplici lutti e separazioni che pesa sul presente e sul cammino di sviluppo. La scuola per loro diventa certamente luogo di apprendimento, ma è anche spazio di sosta e di pace nel quale posare il fardello della propria storia e dei ricordi drammatici e ricominciare a essere bambino.

Ivine e Malak. Due storie e due viaggi un po’ più da vicino

Per accogliere i bambini e i ragazzi rifugiati nelle nostre scuole, ma anche per saperne di più sul tema centrale e cruciale dell’esodo dei richiedenti asilo in Europa e in Italia, ecco alcuni strumenti, siti e video.

  • Storie ingiuste. Storie di fughe dei bambini dai conflitti

L’Unicef propone due animazioni sotto il titolo Storie ingiuste che spiegano, attraverso il linguaggio della fiaba, ai bambini e ai ragazzi le cause delle fughe da alcuni paesi e raccontano il viaggio per mare, l’arrivo nel nuovo Paese, i vissuti dei bambini e degli adolescenti che vivono l’esilio. Le animazioni sono accompagnate da un ebook interattivo.
In particolare, Ivine e il suo cuscino è la storia di una ragazzina siriana rifugiata in Germania, in un campo profughi nel quale si trova a vivere nuove sfide. Malak e la barca racconta il viaggio in mare di Malak, una bambina siriana di sette anni, tra pericoli e incontri, alla ricerca di un posto da chiamare casa.

Per conoscere e agire

  • Per conoscere: il progetto “Finestre”

Da anni Il progetto " Finestre " , realizzato dal Centro Astalli di Roma, propone alle scuole strumenti e attività diverse: le “storie di rifugiati”, attraverso il contatto diretto con i protagonisti e il racconto delle loro storie di vita; le schede didattiche di approfondimento sul tema “Nei panni dei rifugiati. Schede sul diritto d’asilo”; video, film, bibliografie.
*** Scopri i materiali del progetto

  • Per leggere: estratti dal libro Nel mare ci sono i coccodrilli

Un gruppo di insegnanti di italiano L2 ha lavorato sul libro di Fabio Geda Nel mare ci sono i coccodrilli ”, che racconta la storia di Enaiatollah, un ragazzo afgano che vive in Italia, e ha elaborato un percorso di lettura accessibile anche a coloro che sono ancora poco italofoni. Le unità didattiche sono disponibili sul sito dell’Istituto Pedagogico di Bolzano.
*** Scarica i materiali

  • Per sviluppare l'empatia, la conoscenza, l'accoglienza: tre percorsi didattici nel sito interattivo Viaggi da imparare

Il MIUR e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati hanno firmato un Protocollo d'intesa per promuovere congiuntamente nella scuola i temi dell'accoglienza, dell'integrazione e della solidarietà internazionale. Durante la firma del Protocollo è avvenuta la presentazione del progetto "Viaggi da Imparare", un sito web interattivo sul fenomeno dei rifugiati in Italia destinato ai docenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Tre i percorsi didattici proposti: immedesimati , indaga , accogli .
*** Vai al sito Viaggi da Imparare

  • Per agire: dai barconi all’università

Un progetto , un libro e un video realizzati dall’università di Palermo e rivolto ai giovani richiedenti asilo e ai minori non accompagnati. Insegnanti specialisti di italiano L2 e studenti universitari, con il ruolo di tutor, accolgono e insegnano l’italiano.
***Trailer

Graziella Favaro

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