Potenziare la lingua dello studio: buone pratiche a piccoli passi

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Potenziare la lingua dello studio: buone pratiche a piccoli passi

Nel passaggio dalla primaria alla secondaria, i bisogni linguistici prevalenti degli alunni hanno a che fare con la lingua della scuola. Il racconto dell’esperienza di un laboratorio di italiano L2 per lo studio. Di Sergio Paiardi e Chiara Cravotto. 

bambini primaria stranieri bilingui

La nostra esperienza come docenti di italiano L2 presso le scuole di Melzo è iniziata con un laboratorio di italiano L2 per lo studio rivolto ad alunni non italofoni delle classi quinte delle due scuole primarie cittadine. Presto ci siamo resi conto che l'approfondimento dell'italiano delle discipline era il bisogno prevalente nel passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado. La difficoltà a comprendere e ad apprendere la lingua disciplinare mette talvolta seriamente a repentaglio il successo formativo dei ragazzi non italofoni e non solo in questa fase di passaggio.
Sulla base di tale consapevolezza, abbiamo organizzato un laboratorio di italiano L2 per lo studio rivolto ad alunni non italofoni delle classi prime e seconde della scuola secondaria di primo grado. Il laboratorio di italiano L2 – ormai al suo terzo anno di attività - è ora divenuto una realtà consolidata e riconosciuta da tutti i docenti.
Quali attenzioni hanno favorito una relazione sempre più inclusiva tra le attività del laboratorio e quelle di classe? Ecco alcuni fattori.

Chi partecipa al laboratorio 

Per individuare chi partecipa al laboratorio abbiamo stabilito un percorso gestito in modo condiviso con gli insegnanti di classe. Si inizia con un periodo di osservazione degli apprendenti, in classe, a cura dei singoli insegnanti delle diverse discipline, seguito da un incontro collegiale, in cui vengono individuati gli studenti per i quali, si ritiene, possa essere utile partecipare al laboratorio. Tutti gli apprendenti vengono accolti in laboratorio per una fase iniziale di osservazione delle dinamiche relazionali e di somministrazione di prove riguardanti, in particolare, il livello linguistico secondo i descrittori QCE. Al termine di questa fase,i facilitatori del laboratorio comunicano all'insegnante referente l'elenco di chi si ritiene abbia effettivamente bisogno delle attività che verranno proposte. A fine anno vengono proposte prove di verifica sul livello linguistico raggiunto e sulla comprensione dei testi di studio e i risultati vengono inviati ai referenti di classe.

Un diario di bordo per scambiare 

La presenza di una referente specifica per l'accoglienza e l'intercultura ha portato al superamento della generica presenza di una referente per "l'area disagio" e che ha favorito il riconoscimento e la separazione dei bisogni specifici degli apprendenti non italofoni. Questa figura è un efficace tramite di comunicazione e di mediazione tra conduttori del laboratorio e insegnanti di classe.
Oltre al progetto di inizio anno e alla relazione finale, presentati e approvati dal collegio dei docenti, si è rivelato molto efficace lo strumento del "diario di bordo", redatto dopo ogni incontro di laboratorio. Per noi facilitatori esso rappresenta uno strumento di confronto reciproco e di riflessione sull'andamento o sulla riuscita delle attività proposte; ci permette di rileggere e mettere a confronto l'andamento degli apprendimenti e delle dinamiche relazionali nel tempo, ragionare sulle difficoltà e sui passi avanti dei singoli partecipanti, progettare i necessari aggiustamenti di percorso e di metodologia didattica. Per gli insegnanti di classe è uno strumento per essere informati, via via, di cosa succeda realmente nel laboratorio, di come si propongano e si gestiscano le attività, di elementi significativi che riguardino gli apprendimenti e le relazioni degli studenti.
Sono scambi di informazioni reciproche, spesso informali, sull'andamento dei singoli alunni, sui ruoli assunti nelle attività di gruppo in un contesto attivo e collaborativo che, a volte, sono decisamente diversi da quelli in classe. Il diario consente anche di scambiare consigli, informazioni teoriche sulle modalità di apprendimento, materiali da poter usare anche in classe, in continuità con quanto proposto nel laboratorio.

Facendo si impara

La composizione degli apprendenti nei gruppi viene condivisa all'inizio e verificata in corso d'anno. Se uno studente o una studentessa dimostrano di avere raggiunto una buona autonomia e una buona competenza di lavoro, in particolare sui testi di studio, si può concordare, attraverso le comunicazioni con la referente intercultura, una loro presenza continuativa in classe, magari a partire dal quadrimestre successivo. La stessa modalità può essere gestita in modo contrario; se viene segnalato qualche apprendente che attraversa una fase di crescente difficoltà o di demotivazione, si può concordare di farlo partecipare al laboratorio. La flessibilità nelle presenze vale anche nel caso di arrivo di studenti neo-arrivati in Italia direttamente dal paese di origine. Le modalità con cui costruire ponti relazionali e didattici tra chi è solo all'avvio del percorso di apprendimento della lingua italiana e chi già si cimenta con le materie di studio rappresenta una sfida da raccogliere in primis nel laboratorio. Le tecniche usate, le strategie e le pratiche didattiche che si dimostrano efficaci possono essere comunicate e diffuse anche agli insegnanti di classe. La flessibilità vale anche per i percorsi di apprendimento e per le metodologie didattiche adottate: se lo sviluppo di un argomento dimostra nel tempo una caduta di attenzione e di motivazione è necessario riflettere sulle cause ed eventualmente ipotizzare un nuovo percorso che riattivi la partecipazione del gruppo.

Perché il laboratorio funzioni

Gli aspetti che integrano il laboratorio nella vita della scuola sono quindi:
- la presentazione e l'approvazione del progetto annuale da parte del Collegio dei Docenti;
- la scelta condivisa di proporre le attività al mattino, durante la normale vita scolastica;
- l'autonomia nel verificare, valutare e confermare o meno la partecipazione degli apprendenti ipotizzati dalle classi;
- la presenza consolidata di una docente referente per l'intercultura;
- un'aula specifica adibita a laboratorio L2 che si pone anche come luogo di riferimento per scambiare opinioni e informazioni sulla didattica, per raccogliere e diffondere materiali specifici, per confrontarsi sulle pratiche didattiche più efficaci...
-la visibilità.
Abbiamo ritenuto che la sempre maggiore attenzione della scuola per gli apprendenti non italofoni dovesse trovare riscontro anche nel sito web, in modo da valorizzare l'impegno e l'attenzione che l'istituzione vi dedica.
Il saluto plurilingue di benvenuto raccoglie alcune delle lingue degli apprendenti che hanno frequentato il laboratorio e vuole mettere in evidenza la ricchezza e il valore delle lingue madri che sono presenti nella scuola.
Le immagini dei partecipanti e delle attività del laboratorio raccontano che cosa succede in maniera immediata e coinvolgente.
La parte dedicata alla scuola multiculturale si rivolge in particolare ai docenti: è uno spazio che viene via via ampliato con l'intento di raccogliere e diffondere, su questi temi, materiali teorici, pratiche didattiche, normativa.

Si può fare anche in una scuola con poche risorse

Concluso il terzo anno di attività, possiamo fare un bilancio della nostra esperienza attraverso alcune riflessioni:
- è possibile avviare buone pratiche per una scuola multiculturale anche laddove c'è poco o nulla di strutturato, ma è necessario procedere a piccoli passi, in modo graduale;
- i laboratori di italiano L2 hanno fatto emergere un bisogno che necessita di attenzioni didattiche e di strumenti specifici, non riconducibili ad altri ambiti di intervento (DSA, BES) già attivati nella scuola;
- la richiesta di una formazione rivolta a tutto il corpo docenti focalizzata sulle tematiche relative all'italiano L2 ci fa ben sperare che queste buone pratiche ed attenzioni didattiche si strutturino in modo stabile e duraturo anche “dopo di noi”.  

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