Mettersi nelle scarpe degli altri

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Il racconto di un progetto interculturale che ha come filo conduttore le scarpe, nel tentativo di conoscersi e potersi mettere per un po’ nei panni (anzi, nelle scarpe) degli altri. Di Camilla Testa. 

camilla testa scarpe1

L’accoglienza va rinnovata ed esplicitata ogni giorno anche attraverso gesti e riti. Si ravviva grazie a un sorriso elargito ai bambini e ai colleghi di primo mattino, a uno sguardo che ricerca volutamente lo sguardo del nostro interlocutore, alla pronuncia corretta del nome proprio al momento dell’appello, a un saluto non di circostanza al cambio dell’ora.
In un lungo percorso di accoglienza, che si è sviluppato durante l’ anno scolastico nella scuola primaria dell’I.C. di Trescore Balneario (BG), in cui insegno, le “scarpe” hanno fatto da filo conduttore e hanno permesso a grandi e bambini di conoscere e apprezzare la bellezza e la ricchezza di diverse storie e culture, europee e d’altrove.
“Non giudicare un uomo se non hai camminato per tre lune nelle sue scarpe”: da questo modo di dire degli indiani d’America è nata la proposta di mettersi nei panni – anzi, nelle scarpe - degli altri in una prospettiva di incontro e scambio reciproco (dal latino recus indietro e procus avanti).
Le scarpe evocano l’andare.
La libertà di movimento è uno dei diritti fondamentali dell'uomo, sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Le scarpe ci parlano del mondo, degli spostamenti, delle migrazioni, del cammino e il tema del viaggio interessa trasversalmente diverse discipline scolastiche. Nel tema del viaggio, si è contemplata l’accezione dell’"andare verso", dell’individuare una meta o una soluzione, dell’aprirsi a nuove conoscenze, della meraviglia della scoperta, della conquista e dell’espansione territoriale. Si è altresì considerato l’azzardo del mettersi in viaggio, sfidando il rischio e l’incertezza, l’anelito ad una migliore condizione di vita e l’accoglienza che il paese d’approdo riserva ai migranti.
Le scarpe raccontano storie.
A volte basta osservare le calzature di una persona per capire da quale parte del mondo proviene. A questo proposito, un anziano missionario laico, Franco Pini che operava a Nyagwethe in Kenya, ha mostrato agli alunni delle scarpe che i suoi ragazzi avevano ricavato dai copertoni di gomma delle biciclette.
Le calzature, con i colori, le forme e i materiali di cui sono fatte, cambiano da paese a paese e il loro aspetto deriva dalle tradizioni e dall’uso che se ne fa. I bambini, ispirandosi a Paesi europei dai quali provengono parecchi compagni, hanno disegnato molteplici tipi di calzature e hanno assemblato la scritta EUROPA con l’intento di racchiudere in essa la varietà e poliedricità del continente.

Scarpe degli alpini, scarpe a due punte e scarpe in testa

Ciascuna classe ha analizzato canti, fiabe, racconti dal mondo e filmati accomunati dal tema delle scarpe; ha scoperto l’origine della parola “sciuscià” legata all’emigrazione italiana verso gli Stati Uniti d’America e poi all’inizio di ottobre, in occasione della festa dei nonni, alcune storie sono state drammatizzate.
Il 4 novembre, attorno al monumento dei caduti, sono stati commemorati i soldati vittime della Grande Guerra. I ragazzi della classe quinta hanno suonato con il flauto “Vecchio scarpone”, un tradizionale canto degli Alpini ed hanno avuto modo di osservare da vicino un autentico paio di scarponi appartenuti ad un alpino combattente.
Nel mese di dicembre è stato possibile allestire un presepe e un albero di Natale davvero insoliti e originali, con personaggi e decorazioni a forma di scarpa, naturalmente! Come recita una canzone di Francesco De Gregori “…viaggiare non è solamente partire, partire e tornare, ma imparare le lingue degli altri è imparare ad amare…” Non potendo spostarci fisicamente, abbiamo inviato e ricevuto da 14 scuole europee gli auguri di buone feste in varie lingue; abbiamo anche creato un albero multiculturale grazie ad uno scambio di piccoli doni e decori natalizi preparati artigianalmente dai partner europei.
La Giornata della Memoria, il 27 gennaio, ci ha riportato indietro nel tempo. Alcuni giovani artisti hanno ideato la scarpa a due punte: lo sguardo rivolto al passato con l’intento di non dimenticare e allo stesso tempo un passo verso il futuro per costruire speranze.
Le gambe e le scarpe ci permettono di viaggiare ma si può viaggiare anche con le idee, con la fantasia. Ebbene, il paese di Zandobbio condivide con l’Inghilterra il suo santo patrono, San Giorgio, che viene celebrato il 23 aprile. In questa occasione la scuola, raccogliendo una tradizione d’oltremanica, organizza ormai da diversi anni la sfilata dei cappelli primaverili che questa volta ha avuto come tema “…con le scarpe in testa”. Fantasiose creazioni, frutto del talento e della preziosa e irrinunciabile collaborazione con le famiglie, hanno dilettato una folla di curiosi mentre il corteo festante attraversava il paese. I bambini hanno poi spiegato come fosse nata l’idea di decorare il proprio cappello e ne sono scaturite riflessioni interessanti. “Il mio cappello rappresenta l’Europa, in sé piccola, ma pronta ad accogliere persone che provengono da tante parti del mondo, come i miei compagni di classe” (Nicola). “Il mio cappello è legato all’Europa perché il nostro continente è una parte del mondo in cui, persone con culture diverse, si uniscono in un grande girotondo”(Abram). “Io ho creato un cappello con molti occhi curiosi perché, con essi e con gli altri sensi, viaggiando attraverso i vari Stati europei, si possono scoprire culture, usi e costumi, tradizioni, religioni, festività e lingue diverse”(Marta).

Un progetto per conoscersi e cooperare

I ragazzi più grandi si sono cimentati nella scrittura creativa in rima:

A spasso per l’Europa, antico continente,
si incontra tanta gente d’Oriente e d’Occidente,
dal Polo al caldo mare c’è molto da osservare!
Le scarpe, per esempio.
Scarpe di tutti i colori,
per star dentro o per star fuori,
per scalare o camminare,
tutte belle da calzare.
Per il caldo o per il gelo,
per la sposa con il velo,
per i balli popolari o le parate militari.
Eleganti e raffinate,
di vernice e anche stringate,
vellutate o di nabuk
per cambiare sempre look!


Un percorso così strutturato e condotto a livello interdisciplinare, ha incrementato la cooperazione e la condivisione di competenze tra i docenti; ha creato occasioni di collaborazione con le famiglie e con gli enti del territorio; ha reso i bambini protagonisti attivi del loro apprendere e ha consentito a tutti di fare qualche “passo” in avanti nella crescita personale con la volontà di non fermarsi alle apparenze e di non dare nulla per scontato.

Per saperne di più

V.Ongini, C.Carrer, Le altre Cenerentole. Il giro del mondo in 80 scarpe, Sinnos 2008

13 Febbraio 2018 Dalle scuole

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