Giocare, costruire, fare… Imparare l’italiano con il metodo TPR

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Giocare, costruire, fare… Imparare l’italiano con il metodo TPR

Proposte operative per insegnare l’italiano L2 giocando e facendo. Il metodo TPR (Total Physical Response) in pratica.

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Se faccio capisco

Il percorso per l’apprendimento dell’italiano L2 con il metodo TPR è destinato a tutti i docenti specialisti che lavorano con gli alunni non o parzialmente italofoni, ma anche agli insegnanti di classe che, in alcuni momenti della giornata, possono fare in modo più sistematico quello che fanno già naturalmente: comunicare con il nuovo alunno facendo attenzione alla comprensione. È anche un percorso per “spiegare” la nuova scuola, le sue regole, i comportamenti da tenere e quelli da evitare.
Le prime proposte didattiche rivolte a bambini e ragazzi neoarrivati hanno un’importanza fondamentale perché rappresentano una promessa, un messaggio di sostegno e di incoraggiamento. Essere accolti nel proprio bisogno di riorientarsi nel nuovo codice e nella nuova scuola è un segnale molto forte, una sorta di imprinting che raggiunge sempre uno degli scopi principali dell’azione didattica: la motivazione a partecipare, ad apprendere la lingua per comunicare.
La peculiarità e l’intuizione di questo metodo stanno nell’aver scelto di partire direttamente dal nostro contesto così ricco di stimoli e suggerimenti: la scuola e le attività. Le liste dei comandi sono praticamente infinite. Nella nostra realtà non abbiamo bisogno di costruire situazioni “verosimili”, ma abbiamo a disposizione la realtà vera, quotidiana, quella in cui vivono gli alunni che hanno l’urgenza di capire che cosa succede intorno a loro.
Abbiamo cercato di raggruppare tutti i “pezzi” di lingua italiana, adatti a sviluppare l’abilità della comprensione, sotto alcune voci che più contraddistinguono il mondo della scuola e dei bambini e che costituiscono le 4 sezioni del sillabo: il linguaggio della classe, i giochi, le attività di manipolazione, i momenti di vita quotidiana.

Quattro sezioni più una

Il percorso si articola in quattro sezioni, a cui se ne aggiunge una quinta dedicata ad alcune semplici proposte di riflessione linguistica che vengono presentate a parte, invece che all’interno di ogni singola sezione, perché deve essere il docente a decidere quando gli alunni sono pronti ad affrontare queste attività.

Ogni sezione contiene:

  • L’elenco dei comandi scritti per l’insegnante costituisce una vera e propria traccia per le singole lezioni TPR. Solo nella sezione TPR in classe viene indicato anche un numero limitato di possibili ricombinazioni che in realtà sono infinite. A partire dagli esempi proposti, ciascun docente può ricombinare gli elementi per creare comandi originali e inattesi, in qualsiasi sezione.
  • La scheda contrassegnata dai simboli , che illustra solo una parte dei comandi che fanno parte di una lezione, può avere svariati usi:
    - servire come riepilogo della comprensione dei comandi, semplicemente chiedendo agli alunni di indicare il comando che avete appena pronunciato, senza doverlo eseguire;
    - chiedere agli alunni di ritagliare un certo numero di immagini, di mescolarle a caso e di eseguire infine i comandi in sequenza;
    - una striscia orizzontale o verticale può servire come promemoria per il Role reversal;
    - le immagini ritagliate possono servire all’insegnante per preparare altre schede, attività, giochi (es. il memory dei comandi, il domino, il gioco dell’oca ecc...).
     
  • Una proposta di verifica della comprensione, “seduti al proprio posto”, dei comandi già eseguiti durante le esercitazioni. In questo caso nulla di nuovo. Si tratta di esercizi di collegamento, scelta multipla, vero o falso, riordino di sequenze, ricerca dell’elemento mancante o intruso ecc.

TPR in classe

In classe, usiamo continuamente l’imperativo, dunque i comandi, ma non ce ne rendiamo conto: (DISTRIBUISCI i quaderni, GUARDA la lavagna, FAI la fila ecc.). Possediamo un ampio repertorio di comandi che va organizzato ed esercitato con l’alunno non italofono. Se in classe, per ovvie ragioni, è più frequente e naturale l’imperativo al plurale, quando si usa il TPR bisogna comportarsi come se si stesse parlando a un solo bambino. È proprio quel singolo alunno che deve fare esperienza di quel comando!
In questa sezione abbiamo selezionato l’italiano più frequentemente usato in classe.

Indicazioni e suggerimenti

• Per l’elaborazione di schede e materiali si potrà coinvolgere l’intera classe che si mette nei panni del bambino straniero per raccontargli la vita quotidiana della classe.

• Anche solo 15 minuti al giorno di TPR in classe facilitano l’inserimento del nuovo alunno.

• La palestra è un luogo ricco di stimoli per un principiante TPR. L’unità In palestra, così come le altre, è solo uno stimolo iniziale che non deve limitare la vostra esperienza e la vostra creatività.

Giochiamo

I giochi presentati in questa sezione sono i più gettonati nelle nostre scuole. Sono quelli giocati dai bambini che conosciamo e proprio per questo sono stati scelti. Non ci servono manuali di giochi vari, ma esperienze concrete da condividere con l’alunno non italofono.

Indicazioni e suggerimenti

• Spiegare un gioco solo con i comandi è molto difficile e non basterebbe se non ci mettessimo a giocare per capire, ma soprattutto non è il nostro obiettivo. I comandi e le immagini relative non sono istruzioni per l’uso, ma rappresentano la porzione di lingua italiana da esercitare solo dopo aver giocato.

• I giochi in particolare offrono l’opportunità di differenziare la 2a persona singolare dalla 2a plurale dell’imperativo. Nelle quattro sezioni del testo per ovvie ragioni viene utilizzata solo 2a persona singolare, ma una volta assimilata questa, attraverso il gioco, è molto facile e logico acquisire anche l’altra.

Costruire

L’obiettivo delle proposte di questa sezione è quello di utilizzare il maggior numero possibile di strumenti, di materiali, di tecniche e quindi di azioni per evitare di far ritagliare, incollare, mescolare e basta.

Indicazioni e suggerimenti

• Ricordatevi di rinforzare le acquisizioni (i comandi, le ricombinazioni, il Role reversal ecc.) dopo aver frullato, impastato, mescolato, ecc. Quando si fa e ci si diverte, a volte si dimentica che l’obiettivo è anche l’apprendimento dell’italiano.

• In questo caso si tratta di “rieseguire” comandi già sperimentati e che voi avrete provveduto a elicitare con una certa enfasi durante l’attività di manipolazione.

Fare, dopo la scuola

La casa, la scuola, la città: la vita quotidiana di un bambino. Che cosa fanno veramente i bambini stranieri oltre alle cose che abbiamo già inserito in questa sezione? Vanno alla moschea, aiutano i genitori, partecipano a feste? Indaghiamo. Le scenette, la drammatizzazione in questo caso ci aiutano a riprodurre situazioni che non possiamo vivere nella realtà scolastica. Il vantaggio di “una serie” (un certo numero di istruzioni in sequenza) è che le azioni connesse logicamente tra loro e appoggiate ad uno “scenario” sono di facile comprensione e memorizzazione.

Indicazioni e suggerimenti

• Dedichiamo un po’ di tempo alla preparazione della scena. Non sono necessari che alcuni elementi e pochi oggetti per inventare e suggerire un altro luogo, ma vanno pensati in anticipo. Bastano per esempio una stoffa azzurra per il mare, una giacca a vento per far finta di avere molto freddo, tante sedie rovesciate al posto dell’autobus ecc.

• Bambole, burattini, pupazzi ecc. possono eseguire i comandi al posto dei bambini.

• Non è necessario che una sequenza venga svolta al completo. Fermatevi quando lo ritenete necessario.

Riflettere sulla lingua

Quando siete proprio sicuri che gli apprendenti hanno raggiunto la comprensione dei comandi da voi proposti, potete passare alla fase di riflessione. In questa sezione , più che attività per i bambini, è possibile trovare alcune proposte che servono come guida per l’insegnante. Utilizzando infatti la scheda contrassegnata dai simboli  ogni docente può rielaborare i materiali e selezionare la forma linguistica su cui vuole richiamare l’attenzione dei propri alunni.

Indicazioni e suggerimenti

• E tu, che cosa fai?
L’obiettivo prioritario di questa sezione è la trasformazione dei comandi in azioni alla prima persona. Guidare sin da subito l’alunno nella scoperta della concordanza tra pronome soggetto e verbo alla prima persona del presente indicativo evita il rischio che a forma imperativa si fossilizzi.
Mentre l’alunno esegue un comando acquisito con sicurezza, l’insegnante cambia strategia e gli chiede: “E tu che cosa fai?” Il bambino in movimento può cominciare ad utilizzare, con una certa enfasi, il pronome IO (sempre espresso) e verbalizzare l’azione corrispondente al comando che sta eseguendo proprio in quel momento (es. IO CAMMINO, IO SALTO ecc.).

Le altre attività di riflessione riguardano:
- la forma plurale dell’imperativo;
- la forma negativa dell’imperativo che è molto frequente nell’ambiente scolastico e che comunque viene introdotta direttamente attraverso la risposta fisica;
- la 3a persona singolare dell’indicativo presente e la differenziazione dei pronomi soggetto lui/lei.

Arricchire il lessico

Per quanto riguarda lo sviluppo lessicale, invece che liste di parole da imparare a memoria, attraverso i comandi, gli alunni possono “ancorare” il termine a un’azione concreta, ad un movimento del corpo che mette direttamente il singolo soggetto in relazione con l’oggetto reale o con una sua rappresentazione.

Indicazioni e suggerimenti

• Per introdurre nuovi elementi lessicali usate comandi come: CHIUDI il libro, APPENDI la giacca, TAGLIA la carne ecc. La risposta fisica, come abbiamo visto, attiva l’apprendimento fattuale e non richiede noiose ripetizioni.

• Accanto ad azioni specifiche, logicamente legate ad un termine (es. ACCENDI la luce , ABBOTTONATI la giacca ecc. ) possiamo usare comandi più generici che funzionano sempre molto bene (TOCCA, GUARDA, DISEGNA, PRENDI, DAMMI, METTI a posto ecc.)

Per saperne di più

In questa presentazione sono descritte solo le sezioni didattiche del testo “A scuola: giocare, costruire, fare per … imparare l’italiano con il metodo TPR!”.
Per chi vuole approfondire il metodo e soprattutto utilizzarlo come propria pratica di insegnamento, è consigliabile scaricare l’intero testo, disponibile sul sito del Centro COME.

Un esempio di percorso di insegnamento dell’italiano lingua seconda attraverso il TPR può essere osservato in un video girato in occasione della tesina del Master “Promozione e insegnamento della lingua e cultura italiana a stranieri” dell’Università degli Studi di Milano dagli studenti Alessandra Battioni, Francesca Falcone e Giorgio Lesini.

 

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