Una "mappa emotiva" per elaborare le separazioni

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Un percorso ludico con bambini e bambine della scuola primaria per affrontare il delicato tema delle separazioni in una scuola grande come il mondo. A cura di Associazione Pisacane 0-11.

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Bambini che hanno vissuto le separazioni 

Quando valutavo la possibilità di iscrivere mia figlia in prima elementare alla scuola "Carlo Pisacane" di Roma la mia principale preoccupazione, come credo quella della maggior parte dei genitori nella mia stessa situazione, era la presenza di bambini non italofoni. Quanto può incidere su una classe la presenza di uno o più bambini che non parlano la lingua? Quanto questo fatto potrebbe rallentare il ritmo di apprendimento dell’intera classe e, in particolare, di mia figlia? Queste erano le domande che mi ponevo e, credo, sono le domande che di solito si pongono i genitori, consapevoli, chiaramente, delle evidenti difficoltà che questo fatto può recare all’intera classe.
In realtà la questione della lingua è solo un aspetto, sicuramente il più evidente ed immediato, ma forse il meno importante, di una problematica molto più complessa ed articolata. Lo capii molto più avanti, forse dopo due o tre anni dall’inizio della scuola, e sicuramente oggi, dopo che mia figlia in quinta elementare ha quasi finito il suo percorso scolastico, vedo il problema sotto tutta un’altra prospettiva. La questione più delicata, e che richiede grande sensibilità e competenza da parte delle insegnanti, riguarda la sfera emotiva di questi bambini. Tutto sommato imparare una lingua è un fatto risolvibile: chi più velocemente chi meno, a un certo punto questo arriva. La difficoltà, a volte, non sta nella mancanza di un linguaggio verbale comune, ma nella mancanza della volontà di comunicare.
Come arriva un bambino all’inizio o a metà dell’anno scolastico in un contesto del tutto diverso dal suo? Cosa si lascia alle spalle e in quale modo? Come ha vissuto le separazioni dai propri familiari, dal proprio contesto, per arrivare in un paese nuovo, del quale non parla neppure la lingua? Come viene accettato dai suoi coetanei che spesso hanno già costruito insieme un percorso di conoscenza e di amicizia?

I legami e le distanze

Il vero lavoro degli insegnanti non è tanto quello di insegnare una lingua, ma di costruire per prima cosa un rapporto di fiducia con il bambino e una sensibilizzazione verso l’accoglienza di tutto il gruppo classe. Ma non solo. Il problema è ancora più complesso ed articolato e lo si comprende solo dopo una esperienza pluriennale in contesti multiculturali. La questione non si riduce solo ai nuovi arrivi, ma ad un vero e proprio movimento migratorio dove le partenze, i rientri e gli allontanamenti temporanei dei bambini dalla scuola hanno un notevole peso negli equilibri dell’intero gruppo classe.
Come costruire l’integrazione di tutto il gruppo quando la sua stessa conformazione si rivela così fragile? Sicuramente per gli insegnanti non è per niente facile, però oggi, da genitore, posso solo apprezzare con ammirazione e gratitudine ciò che questo lavoro comporta e i benefici, molti di più degli svantaggi, che ha portato non solo a mia figlia, ma a tutti i suoi compagni.
La nostra non è solo una scuola dove si imparano le discipline, ma dove si imparano a costruire i rapporti interumani: complessi, difficili, pieni delle più diverse sfumature, ma proprio per questo ricchi e belli. È una scuola di vita, sì, certamente, e delle più belle, perché bambine e bambini sono continuamente chiamati a confrontarsi con il diverso (per poi scoprire che non è poi tanto diverso da sé), ad accogliere lo sconosciuto (per poi farlo diventare intimo), ad affrontare le separazioni (per poi ritrovare l’altro dentro di sé, perché quando c’è un legame affettivo forte i rapporti non vengono spezzati).
Per affrontare questo tema abbiamo colto l’occasione della festa del 18 dicembre, giornata mondiale contro il razzismo e per i diritti di migranti, rifugiati e sfollati, che nella nostra scuola è ormai una data da festeggiare insieme a molte realtà del territorio. Quest’anno la festa aveva come tema “Mappe: trame di terre senza confini, e noi abbiamo scelto di declinarlo attraverso la costruzione, in un laboratorio trasversale a tutte le classi, di una ‘Mappa Emotiva’, dove rappresentare i movimenti e le distanze dei bambini che sono arrivati o partiti dalla scuola, ma anche come momento di confronto con bambini e bambine per raccogliere le loro emozioni e sentimenti a riguardo.


 

Abbiamo pensato così di trattare il tema delle separazioni come filo conduttore del laboratorio. Spesso abbiamo affrontato il tema dell’accoglienza nella nostra scuola, in questo caso abbiamo deciso invece di affrontare quello delle partenze, dei rientri, degli allontanamenti temporanei che avvengono nel corso di tutto l’anno scolastico dalla prima alla quinta elementare.
Le separazioni sono un tema fondamentale non solo per i bambini, ma per tutti. Prima o poi dobbiamo fare i conti con quelle che ci riguardano. Sono sempre difficili e dolorose, ma se sono “deludenti”, cioè senza la certezza del rapporto, lo diventano ancora di più; e il bambino, o l’adulto, tende a chiudersi di fronte ad una nuova relazione. Se, al contrario, nella separazione c’è l’interesse per l’altro, se c’è un legame affettivo profondo e sincero, la distanza diventa molto più sopportabile. Nella separazione rimane l’essenza di un rapporto.
Lavorare sulle separazioni significa dunque lavorare sui legami affettivi che si intrecciano tra le persone; cercare di snocciolare il loro significato, di capire quali sentimenti hanno suscitato, di comprendere quanto questi legami sono forti in base a quanto il rapporto è stato sincero. La sincerità è la base di un rapporto, forse per questo le amicizie più belle sono quelle dell’infanzia.

Il laboratorio “Mappa Emotiva”

Il laboratorio si è strutturato in due momenti. Un primo incontro, tenuto da due genitori della scuola con ogni classe, nel quale è stato proposto il tema e dove si è cercato, attraverso un gioco, di far raccontare a bambini e bambine una propria esperienza di separazione.
Seduti a terra e disposti in cerchio, in seguito ad una sollecitazione iniziale (ad esempio una lettura legata al tema), il gioco ha avuto inizio con il lancio di un gomitolo di lana a uno dei bambini. Chi aveva il gomitolo in mano doveva dire il nome di un amico o amica che si fosse allontanato, che fosse partito, che in qualche modo “gli mancasse”. Poteva trattarsi di un compagno di classe partito, oppure che avesse cambiato scuola, lasciato le elementari o che fosse rimasto alla scuola d’infanzia, ecc. Molte volte i bambini hanno riferito di parenti lontani, maestre, ma anche, inevitabilmente, di separazioni definitive come la morte. Ogni bambino era tenuto a dire un nome e a spiegare perché fosse importante quel rapporto, dopo doveva lanciare il gomitolo ad un altro compagno di classe tenendo il capo. In questo modo si è venuta a creare una rete tra i bambini e le bambine, una rete che li teneva insieme fisicamente e simbolicamente. Una rete di relazioni attuali, di rapporti presenti, che fa sentire il bambino/la bambina parte di un gruppo di bambini con gli stessi vissuti e le stesse esperienze di separazione, che gli consente di comprendere e normalizzare le proprie emozioni, di condividere e ricevere sostegno e conforto. La rete delle relazioni attuali che consentono di sentirsi parte di un gruppo che condivide le stesse esperienze e vissuti e dal quale si può ricevere comprensione e conforto. Una rete dunque che unisce, protegge e offre sostegno.
La rete poi veniva scucita in senso inverso, invitando ogni bambino/bambina a recarsi ad un pannello (la nostra “mappa emotiva”), dove poter posizionare un cartoncino o “puntatore” con il nome dell’amico o amica partito in base a quanto lo percepisse lontano.
Una mappa ripropone graficamente le distanze spaziali tra diversi punti, la nostra “mappa emotiva” veniva a riprodurre le distanze tra i bambini rimasti a scuola e gli amici che erano partiti o che comunque si erano allontanati. Nell’ambito del laboratorio non ci siamo interessati alle posizioni geograficamente corrette dei luoghi dove si trovavano i bambini partiti, ci interessavano invece le distanze soggettive, cioè come veniva percepita la lontananza o la vicinanza da parte dei bambini della classe. La nostra mappa era così un semplice pannello con un punto centrale, la scuola, dove confluivano tutti i rapporti, rappresentati da fili colorati (un colore diverso per ogni classe), e una enorme quantità di punti sparsi attorno ad essa.

Un messaggio che costruisce un filo

In un secondo momento gli insegnanti erano invitati a portare avanti con bambini e bambine un lavoro più introspettivo e personale: ognuno doveva scrivere un messaggio o fare un disegno per quell’amico partito. Successivamente i messaggi sono stati appesi ai fili. Sicuramente il punto forte del laboratorio era questo: il messaggio sintetizza l’idea che i rapporti, anche se a distanza, si possono coltivare e mantenere.
Obiettivo del laboratorio era rafforzare i legami di amicizia tra bambini e bambine, offrire strumenti per comprendere meglio l’importanza delle proprie separazioni e valorizzare i rapporti affettivi. Ci è sembrato importante, e particolarmente necessario nella nostra scuola, portarlo alla luce, condividerlo, parlarne. A volte ci siamo imbattute in situazioni difficili; bambini o bambine che avevano difficoltà nell’esternare i propri sentimenti, pianti, lunghi silenzi. Queste erano situazioni che in qualche modo ci aspettavamo: abbiamo cercato di sostenerle con una parola di conforto, con l’aiuto degli insegnanti che, conoscendo più a fondo le realtà di ogni bambino e bambina, erano pronte a supportarli.
Tutti i bambini, anche i più timidi, hanno avuto modo di riportare le proprie esperienze di separazione e mettendoci insieme ci è sembrato più leggero parlarne. Quando i nostri sentimenti sono condivisi non ci sentiamo più tanto soli.

 

Per saperne di più

Il laboratorio Mappa Emotiva è stato curato da Adriana I. Correa e Laura Di Stefano e realizzato insieme a Rossana Capo, Maria Coletti, Angela Cosentino, Teresa Cosentino, Francesca De Stefano, Paola Farinelli, Deborah Lombardi, Eleonora Meli, Marianna Onano, Fulvia Pampana, Francesca Ventura.
L’articolo è stato scritto da Adriana I. Correa e rivisto collettivamente.

Associazione Pisacane 0-11
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Album fotografico laboratorio Mappa Emotiva 

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