Adan che solleva i pesi

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Dal diario tenuto da alcune docenti di una classe di scuola secondaria di I grado riprendiamo alcuni frammenti della storia, con discese e risalite, di Adan, un ragazzo albanese con il “fisico giusto per il sollevamento pesi” (dice di lui l’insegnante di educazione fisica). Una bella riflessione, con tanti interrogativi, sulla professionalità e la responsabilità docente. Da cui si percepisce la vivida empatia dell’insegnante per le difficoltà, i contrasti, le incertezze che il giovane deve affrontare.

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L’integrazione percorre vie differenti. Vi sono partenze diverse e percorsi che a volte paiono svolgersi in modalità divergenti. È abbastanza comune che gli insegnanti rilevino lo spaesamento iniziale di bambini e ragazzi neo arrivati o comunque recentemente inseriti in una classe.

Non è il caso di Adan. Fin dal suo primo inserimento Adan si rivela un ragazzino solare, allegro, curioso, estroverso, desideroso di apprendere, disposto a chiedere quando non capisce. Nel gruppo classe si inserisce bene e riesce da subito ad instaurare le “giuste” relazioni con i compagni, anche grazie ad una conoscenza di base dell’italiano. E questo vuol dire tanto.

Tutto ciò dispone per il verso giusto il Consiglio di Classe, che pure prevede una programmazione individualizzata. Insomma, il percorso di integrazione di Adan ha un buon avvio, promette un andamento positivo.

La scuola lascia indietro Adan?

Dopo qualche mese la situazione cambia. Emergono cali della motivazione, “cedimenti” e criticità riconducibili a difficoltà di apprendimento, a insuccessi nella valutazione degli apprendimenti, a mancanza di impegno nello studio a casa, a cadute in stati di passività. La scuola, le discipline, gli argomenti più complessi mettono Adan in chiara difficoltà. La buona volontà che gli ha fatto apprendere velocemente la lingua non basta più; adesso bisogna studiare molto e trovare a casa un sostegno forse è impossibile. Non resta che affidarsi agli insegnanti.

Le azioni individualizzate che il Consiglio di classe si era proposto di mettere in campo latitano: troppe cose da fare, troppi argomenti da trattare, troppe ore di studio domestico da assegnare, troppi alunni in classe, troppi differenti livelli tra gli studenti fanno rimanere indietro Adan. Il quale è un ragazzo sveglio e decide di arrangiarsi da solo: svicola, si nasconde, impara meccanicamente quello che gli riesce, studia a memoria qualche paragrafetto nelle materie orali, imbroglia i compagni incaricati di controllare i materiali, litiga, si oppone.

È chiaro che la scuola gli sta chiedendo un maggiore impegno. Forse Adan non ha molta voglia di impegnarsi. Ma una cosa è chiara: la scuola lo sta lasciando indietro.

Pesi troppo pesanti

"La pagella in mano ai genitori agli inizi di febbraio non ha una bella cera, neanche loro e lui ce l’hanno ", scrivono le insegnanti. A scuola Adan dice che i suoi voti in Albania erano molto più brillanti. Ecco il punto critico. "Come lo neutralizziamo?", si chiedono le docenti. Forse chiedergli “Hai capito?” e sentirsi dire di sì da Adan non può bastare più.

Con sforzi da ragionieri certosini la scuola riesce a trovare risorse per svolgere azioni pomeridiane di alfabetizzazione e di recupero di apprendimenti. D’altra parte anche il ragazzino ha maturato le sue convinzioni al proposito se pensa e scrive – sollecitato dalle insegnanti – che i migliori consigli che potrebbe dare ad un amico appena arrivato in Italia riguarderebbero “il dovere di parlare in italiano e di studiare tanto”. 

Adan sa che i suoi genitori vorrebbero che proseguisse gli studi, cosa che non rientra nel suo orizzonte di desideri: i suoi sogni per il futuro riguardano il giocare a calcio e guidare la macchina.

Schiarite

In primavera Adan dimostra più impegno, certo le valutazioni corrono sempre sul filo della sufficienza, ma il team docente apprezza la responsabilità dell’allievo.

Adan viene promosso, ma qualche disciplina in pagella si ostina a segnalare che solo parte degli obiettivi è stata raggiunta: "ma l’individualizzazione degli obiettivi non esclude a priori questo?", si chiedono in conclusione le insegnanti. “Se è rimasta una criticità da vanificare nel prossimo anno scolastico è proprio questa. Altrimenti inclusione e integrazione finiranno con l’essere lettera morta, parole sconfitte dalle antiche, sempre incombenti tentazioni nozionistiche dell’insegnamento, le quali ci facilitano nel nostro compito, per cui se siamo pigri noi, sarà pigro anche Adan e forse anche tutti gli altri”.

Adan è partito, per così dire, in quarta, e come tutti gli alunni che partono in quarta il rischio di delusioni delle aspettative è maggiore, con conseguente disinvestimento motivazionale. Tocca agli insegnanti mettere in conto le possibili crisi nel percorso e individuarne le ragioni.

Attribuire l’inadeguatezza dei risultati di apprendimento di un alunno allo scarso impegno nello studio a casa, può celare il fatto che egli, in effetti, non sappia come studiare o che le richieste nei suoi confronti sono, al momento, troppo alte. E non basta avere un fisico da sollevatore di pesi. 

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