E fuori della scuola?

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Quali sono le relazioni fra i nostri alunni, italiani e “stranieri”, fuori della scuola? Di Gilberto Bettinelli.

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Allievi in classe e stranieri in città?

Allievi in classe e stranieri in città, è il titolo di un testo di qualche anno fa che riportava i risultati di una ricerca sociologica sugli insegnanti elementari di fronte all’immigrazione. Fotografava in modo pregnante la realtà di molti bambini e ragazzi stranieri che venivano accolti e inseriti nella scuola e sovente accompagnati nei loro percorsi di integrazione mediante la partecipazione a corsi e laboratori di italiano L2. Allora quegli alunni erano in gran parte immigrati loro stessi. Quella ricerca e altre mettevano in rilievo una loro realtà dicotomica: inseriti nella scuola di tutti ma estranei fuori. Quei bambini e ragazzi parevano vivere in ambiti sociali diversi e ambienti separati da quelli dei loro coetanei italiani, con scarse possibilità di incontrarsi non casualmente in città, frequentavano addirittura luoghi diversi, ad esempio i giardinetti piuttosto che centri sportivi organizzati.
Oggi la gran parte dei nostri alunni con cittadinanza non italiana è nata in Italia, anche se continuano a giungere bambini da diversi paesi per ricongiungimento familiare e non sono pochi i casi di minori non accompagnati, soli nel flusso immigratorio. La scuola d’altra parte, sia nel brusio delle buone pratiche che nelle indicazioni ministeriali, sembra voler superare l’approccio centrato esclusivamente o prevalentemente sull’insegnamento dell’italiano L2 a favore di didattiche inclusive e interculturali che affrontano l’inserimento di alunni immigrati in termini non emergenziali, rispettano e valorizzano lingue e culture, dando loro cittadinanza nella scuola, promuovono le competenze trasversali. Una scuola inclusiva mira, fra l’altro, a far interagire, a far dialogare le persone, a conoscersi nel rispetto reciproco delle differenze e delle peculiarità.

Le culture dei bambini

Una scuola così impostata non potrà non lasciare segni importanti negli atteggiamenti dei nostri alunni anche fuori della scuola. Certamente sappiamo che la scuola è solo una parte delle vite dei bambini, altri ambienti e altre persone agiscono su di essi contribuendo a formare quelle che W. A. Corsaro chiama, ed è il titolo di un libro, le culture dei bambini. I bambini in qualche modo costruiscono le loro culture, vale a dire modi di vedere e di dare senso al mondo, comportamenti e atteggiamenti, attingendo da fonti diverse, assorbendo, rielaborando e interpretando “creativamente” il mondo degli adulti. E così avviene anche per quanto riguarda i rapporti fra di loro, maschi e femmine, italiani e “stranieri”. Che cultura relazionale elaborano stando in una classe eterogenea dove le differenze personali e culturali sono accettate, hanno diritto di cittadinanza?

Le relazioni fuori della scuola

Con queste consapevolezze che non enfatizzano il ruolo della scuola - sappiamo che sulle relazioni sociali dei bambini agiscono fattori diversi fra cui le scelte dei genitori - ma neanche lo sottovalutano, chiediamoci allora se interazioni e relazioni fra i nostri alunni in classe, che ci paiono positive, continuino, si estendano anche nella città. Abbiamo due strade conoscitive, che potrebbero integrarsi.

Una prevede di sottoporre a ogni bambino un breve questionario, eventualmente durante un colloquio:
a. Mi dici quanti e quali amici hai nella classe?
b. Con gli amici della classe ti vedi anche fuori della scuola per giocare, studiare, ecc.
c. Hai altri amici fuori della scuola, diversi da quelli della classe?
d. Puoi indicarmi i luoghi dell’elenco che frequenti ? (Fornire al bambino un elenco di luoghi extrascolastici in cui vanno i bambini del territorio: palestra, piscina, parco, oratorio, moschea ecc.)

L’altra invece coinvolge la classe nel suo insieme, sviluppando un percorso nell’ambito della conoscenza del territorio. Proponiamo allora di elaborare una carta del territorio o di utilizzarne una o anche di costruire un plastico, individuare i luoghi di incontro e aggregazione sociale dei bambini, le proprie abitazioni, far narrare a ciascuno dove va, quante volte, per quale motivo, chi incontra. Si potranno scrivere testi sui luoghi, raccogliere dati numerici da elaborare in grafici ecc.

In un modo e nell’altro otterremo informazioni preziose che ci consentiranno di calibrare nostri eventuali interventi, di far riflettere i bambini sulla loro vita sociale, di coinvolgere i genitori in percorsi di interazione sul territorio.

Per saperne di più

Letture consigliate:

- Graziella Giovannini (a cura di), Allievi in classe stranieri in città. Una ricerca sugli insegnanti di scuola elementare di fronte all’immigrazione, Fondazione Cariplo-ISMU, Franco Angeli, Milano 1998

- William A. Corsaro, Le culture dei bambini, Il Mulino, Bologna 2003

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