Il lungo viaggio dell’incontro reciproco

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La corrispondenza scolastica è particolarmente attuale oggi, se vogliamo accorciare distanze tra mondi differenti che faticano a incontrarsi. Il Movimento di Cooperazione Educativa ha raccolto in un libro alcune pratiche e proposte.

scriverebambini

È possibile sperimentare l’emozione di aprire una busta che contiene una lettera attesa a lungo nell’epoca delle email e della simultaneità forzata?
Il libro Cari amici vi scrivo, proposto dal Movimento di Cooperazione Educativa nelle edizioni Junior e curato da Senofonte Nicolli sembra dirci di sì, raccogliendo una ricca selezione di esperienze che dimostrano quanto possa essere attuale e vitale quell’intuizione della corrispondenza tra classi lontane che Celestin Freinet ebbe tra le due guerre del secolo scorso.
È più che mai attuale oggi la necessità di rompere distanze e sperimentare quel sentimento, insieme emotivo e razionale, che ci porta ad avvicinarci e immedesimarci in altre vite che non sono la nostra.
Ora, lo sperimentare l’ingresso provvisorio in altre vite è esattamente la funzione della letteratura. Nel caso della corrispondenza scolastica si tratta tuttavia di una letteratura del tutto particolare, perché epistolare, artigianale e composta da coetanei, che magari scrivono in un’altra lingua o sono ai loro primi approcci con la scrittura.

Lettere, lettere, lettere…

Riprendendo la geniale intuizione di Freinet, che faceva scrivere e stampare libri a bambini figli di analfabeti, la corrispondenza scolastica ha come motivazione profonda la stessa intuizione utopica, che sta nel dare valore letterario, dunque capace di suscitare emozioni e conoscenze, a una letteratura apparentemente minore come può essere quella delle lettere di bambini e ragazzi che ci scrivono da lontano.
Il valore letterario di quelle lettere non è in sé, ma nel modo in cui le accogliamo, nel modo in cui le leggiamo, nel modo in cui diamo peso e importanza a parole che, pur arrivando da lontano, riguardano proprio noi, ciascuno di noi singolarmente e tutti noi insieme, nella comunità che giorno per giorno andiamo costruendo.
Se sottolineo l’aspetto letterario della corrispondenza scolastica è perché, a mio avviso, il carattere rivoluzionario della pedagogia popolare inaugurata da Freinet, sta nel cercare sempre la vita nelle opere umane, rifiutando ogni gerarchia che ossifichi il sapere, allontanandolo dai corpi concreti di chi l’ha prodotto e da chi ha il diritto di goderne, affacciandosi con curiosità al mondo della conoscenza.
Del resto anche il linguaggio ci invita a mescolare le carte, perché lettere sono quelle dell’alfabeto e ancora lettere quelle che si spediscono con i francobolli, di cui i bambini ignorano oggi persino l’esistenza. Ma Lettere, con la maiuscola, è anche il nome della Facoltà dove la letteratura dovrebbe essere venerata come una regina.
Dunque lettere, lettere, lettere, per tentare di ricomporre la conoscenza di un mondo sempre più complesso e difficile da intendere, che qui si esplora a partire dalla relazione elementare di un bambino, che spedisce una lettera e attende che da lontano arrivi una risposta.

Ritrovare il valore dell’attesa

Eduardo De Filippo, raccontando dei suoi viaggi in Russia, dov’era molto popolare, un giorno disse che l’aereo immeschiniva la vita. Per arrivare in una terra così lontana io ho bisogno dei giorni di treno che mi portino fin lì per prepararmi, per osservare la vastità di quei paesaggi e la portata di quei fiumi, per rendermi conto della distanza di quella cultura e di quel popolo. Con l’aereo ecco che in tre ore sono a Mosca, senza avere il tempo di arrivarci davvero in Russia.
Nerina Vertner, nella sua ricca e articolata introduzione, ricapitolando la storia e il senso della corrispondenza scolastica sottolinea il valore educativo dell’attesa che prepara l’incontro.
Ragionare sulle pratiche che aiutino ragazze e ragazzi a soffermarsi e dedicare tempo e attenzione alle cose e agli altri è di cruciale importanza oggi, anche se dobbiamo stare molto attenti a non fossilizzarci su abitudini e comportamenti del secolo scorso, a cui siamo giustamente affezionati perché naturali e vitali per noi anziani, ma non per questo necessariamente validi in ogni tempo.
Ogni cosa è cambiata dagli anni di Freinet e ragionare sul senso che può avere oggi la corrispondenza scolastica è importante e intrigante.

Gli interventi raccolti nel libro affrontano il tema da molteplici punti di vista e mettono in rilievo nodi e questioni aperte, rispettando la buona tradizione dei materiali MCE, che passano dalla pratica alla teoria, per ritornare poi arricchiti alla pratica.
Abbiamo modo così di viaggiare indietro nel tempo, rileggendo la bellissima lettera scritta dai ragazzi della scuola di Barbiana ai bambini di Mario Lodi, e di avventurarci in un futuro dai contorni tutti da scoprire, nell’esperienza di una condivisione di mapping tra Venezia e il Bronx, in cui ragazze e ragazzi di scuole superiori italiane e americane mettono in comune i loro pensieri sull’arte attraversando tutti i canali di comunicazione oggi disponibili.
Del resto, a ricordarci che non è il caso di far finta di niente sono i bambini di Mestre in corrispondenza con bambini di Carpi, che avvisano un giorno il maestro che le lettere sono partite. “E tu come lo sai?” - domanda il maestro stupito - “me lo hanno scritto con Whatsapp!” risponde una bambina, rivelando all’ignaro maestro che a sua insaputa i bambini avevano creato un gruppo su Whatsapp denominato da Mestre a Carpi.
E allora, se vogliamo difendere il diritto di bambine e bambini a incontrare il piacere della scrittura, credo sia vitale destreggiarsi con curiosità e attenzione dentro al grande mutamento, come le pagine del libro del MCE ci invitano a fare.
Tanti sono gli argomenti che si incontrano nelle lettere dei bambini e dei ragazzi: dal terremoto in Emilia al Secchia che tracima, dal diritto alla distrazione all’ascolto di parole in lingua Swahili, incontrate in una corrispondenza con una classe della Tanzania.
E, forse, l’intreccio tra corrispondenza scolastica e pratiche interculturali rappresenta uno degli orizzonti più vitali di questa antica pratica della scuola attiva, quello che maggiormente lo riavvicina al suo scopo originario. Per Freinet, infatti, oltre alla motivazione ad una scrittura che si nutrisse di uno scopo concreto, c’era il desiderio di andare oltre gli angusti confini in cui in ogni tempo è relegata l’infanzia. Avere modo di incontrare gli altri e i loro punti di vista in forme sempre nuove e diverse è infatti vitale e necessario, se vogliamo conoscere qualcosa di più di noi stessi.
Aprire una busta e ricevere una lettera scritta è un’esperienza talmente ricca emotivamente che vale la pena continuare a ricercare tutti i percorsi capaci di mantenere viva una tradizione per certi versi inattuale, eppure necessaria.
 

Cercare corrispondenze tra presente e passato, tra i vivi e i morti, tra ciò che siamo e ciò che non siamo

Accanto ai percorsi ospitati in questo libro, mi fa piacere ricordare un’ulteriore possibilità, che da anni sperimenta nella scuola primaria Roberta Passoni, di cui ho potuto verificare nella mia classe le potenzialità creative. Si tratta di intrecciare la corrispondenza con amici reali a una corrispondenza fantastica con personaggi della letteratura, della storia o del mito.
In questo caso bambine e bambini ricevono lettere dai personaggi di un romanzo come I ragazzi della via Pal, dai personaggi mitici narrati da Omero o dalle figure di un dipinto come La scuola di Atene di Raffaello. I bambini sanno naturalmente che è la maestra o il maestro a scrivere, eppure il relazionarsi attraverso lettere inviate nel contesto di questa finzione, permette una libertà di parola bene espressa da una bambina di Penna in Teverina che, al termine della quinta, si rivolse a Roberta dicendole: “Io sapevo che era a te che scrivevo, ma mi sentivo più tranquilla a pensare che scrivevo a qualcuno che viveva a Budapest”.

Credo non sia un caso che questa idea sia venuta a Roberta Passoni progettando percorsi di avvicinamento alla lettura, documentati in A partire da un libro (Junior edizioni). Tutta la letteratura è infatti un grande gioco di specchi, in cui riconoscersi attraverso parole e storie vissute da altri.
Ma si può dire di più, perché l’intera storia e cultura umana è il grande teatro dentro al quale siamo chiamati a giocare il nostro ruolo, facendo continuamente i conti con coloro che sono vissuti prima di noi e che tanto condizionano la società e il mondo che abitiamo.
Cos’è in fondo la scuola, se non il luogo dove dovremmo cercare corrispondenze tra presente e passato, tra i vivi e i morti, “tra ciò che siamo e ciò che non siamo”, come disse con lucidità un giorno Mattia, a 9 anni, parlando del teatro.
Ecco allora che la corrispondenza concreta, fisica, con i nostri compagni di matita, di penna o di computer, è tanto più interessante quanto più si intreccia alla ricerca delle tante corrispondenze che vale la pena ricercare con chi è venuto prima di noi e da cui ereditiamo il paesaggio, le città, le arti, le leggi, la lingua e i comportamenti con cui siamo costretti a fare i conti noi e le nuove generazioni, a cui abbiamo il dovere di lasciare le strade il più aperte possibili.
Nella tradizione maya i creatori del mondo sono due, non uno. E nel mito dell’origine i due creatori riescono a dare vita ad alberi, stelle, pesci e animali volanti quando si trovano a pensare la stessa cosa nello stesso istante. Trovo particolarmente bella e profonda questa immagine della creatività originaria come incontro, come relazione, come intreccio di due desideri che risuonano in un’intesa sincronica e sottile.
Non è questo, in fondo, che cerca ogni tentativo di corrispondenza?
 

Gran parte di questo articolo è tratto dall’introduzione scritta da Franco Lorenzoni per “Cari amici vi scrivo” a cura di Senofonte Nicolli (Quaderni MCE Edizioni Junior).
 

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