La migrazione raccontata ai bambini

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I libri di narrativa per l’infanzia aiutano gli insegnanti ad affrontare tematiche difficili come il dramma della migrazione. Quali libri utilizzare a seconda delle fasce d’età dei bambini?

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lettura

Il “viaggio” visto dai più piccoli

Parlare di migrazione non è mai un'impresa facile, soprattutto con i bambini. Lo è ancor meno a scuola, in quelle classi con un alto numero di alunni provenienti da paesi lontani, alcuni dei quali spesso sono neo arrivati. Per l'approccio a una tematica così delicata un grosso aiuto viene dalla narrativa per l'infanzia, un settore dell’editoria sempre più attento a questo fenomeno.

In questo ciclo ho scelto di partire dal tema del viaggio, proponendo in prima la lettura del libro di Leo Lionni Un pesce è un pesce dove due pesciolini, alla nascita uguali, poco alla volta si differenziano tanto che uno si trasforma in rana e intraprende un viaggio d’esplorazione in un mondo lontano dal normale ambiente di vita di un pesce d'acqua dolce. Un’altra proposta è il libro di Eric Carle Il gallo giramondo, che racconta il percorso avventuroso del re del pollaio accompagnato nel suo girovagare da singolari personaggi. Anche attraverso il disegno i bambini sono stati stimolati a raccontare i loro viaggi, dalle vacanze estive ai lunghi spostamenti per raggiungere i paesi d'origine delle loro famiglie.

Si può comunicare senza parlare la stessa lingua?

In seconda invece ho affrontato il tema dell'essere straniero - o di sentirsi tale - proponendo la lettura di Ranocchio lo straniero di Max Velthuijs e Perché non parli? di Polly Dunbar. La discussione si è subito concentrata sul fatto che colui che è o si sente straniero risulta isolato rispetto agli altri, non riesce a socializzare e si chiude in se stesso, evita di comunicare e cade in un profondo mutismo. L’invito che ho rivolto ai bambini è stato di cercare una modalità alternativa alla lingua per comunicare con i coetanei stranieri, e per arrivare a questo ho proposto una serie di attività in cui vengono utilizzate strategie di comunicazione non verbale. Molti di loro sostengono che si diventa amici giocando: in questo caso non serve parlare ed è quindi facile capirsi; altri invece utilizzano la mimica facciale e affermano che sorridendo ci si sente più a proprio agio; altri ancora non riescono a trovare un modo per mettersi in contatto con l'altro senza utilizzare il canale verbale.

Anche quest’anno, durante la consueta discussione che segue alla lettura, giocando con la ricerca della definizione dei termini trovati nei titoli dei quotidiani ho potuto constatare che le parole “migrante” o “clandestino” non sono conosciute dai bambini, mentre definiscono “straniero” chi viene da un altro luogo – compresa la Sicilia o la Calabria – e che parla una lingua o un dialetto diverso.

Alcuni anni fa, dopo la lettura di Perché non parli?, ho pensato di spiazzare i miei alunni con una proposta linguistica “lontana” dalle loro conoscenze invitando in classe una mediatrice di lingua nigeriana Edo. L'incontro, molto stimolante per i bambini che sono riusciti a comunicare con questa nuova amica attraverso i gesti e le espressioni del viso, si è concluso con una nenia tradizionale che ha creato forti emozioni.

Noi, tutti stranieri

Sempre attraverso la narrazione e la lettura, ben diversa e più mirata al tema della migrazione è stata invece la proposta nelle classi successive, dove ho lavorato sui libri Migrando di Chiesa Mateos Mariana e L'approdo di Tan Shaun. Ho volutamente scelto i testi tra quelli senza parole, in cui a parlare sono solo le immagini molto dirette e toccanti. La prima azione è stata la lettura tramite proiezione sulla Lim del testo Migrando, due storie parallele che cominciano una dall’inizio e l’altra dalla fine del libro. Al termine i bambini sono stati invitati a dar voce alle illustrazioni cercando di immedesimarsi nei protagonisti del racconto. Questa parte è stata facilitata dal fatto che alcuni avevano vissuto sulla loro pelle quello che veniva raccontato dalle immagini.

Emblematico, al riguardo, lo sblocco psicologico di una bambina che, arrivata in seconda, non aveva quasi mai parlato dei propri vissuti precedenti. Questo stimolo le ha dato la forza per raccontare il suo viaggio: “Ricordo la sensazione di vuoto e di tristezza, l'ultimo saluto alla nonna e poi in aereo, quando dal finestrino vedevo solo acqua sotto di me. Solo allora mi sono resa conto di quanto fosse lontana l'Italia dal mio paese”. Un'altra bambina, anche lei di recente inserimento, ha scritto: “Quando sono arrivata ho notato che tutti mi guardavano in modo strano e in più non capivo nulla di quello che mi dicevano. Ero sempre molto triste”.

Versi da leggere e da inventare

Successivamente ho proposto la lettura - anche in lingua originale - di una poesia di Pablo Neruda, Ode alla casa abbandonata. Dopo aver analizzato insieme i molti elementi nominati dal poeta ho fatto scrivere ai bambini una lista di oggetti per loro importanti, che porterebbero con sé durante un viaggio o comunque da conservare anche in età adulta. Segnalo anche Il fazzoletto bianco di Viorel Boldis, illustrato con tavole in bianco e nero di Antonella Toffolo. Si tratta di una storia, struggente e intensa, che parla di migranti e delle loro speranze e delusioni. Il testo e i disegni suscitano emozioni profonde pur senza cadere mai nella retorica, con un finale inaspettato e commovente.

Si è poi passati alla lettura di un altro bellissimo libro, L'approdo. E a questo punto ho pensato di estendere il laboratorio anche ai genitori, raccogliendo così le loro testimonianze di migranti da altre parti del mondo o semplicemente da altre regioni d’Italia, fenomeno quest’ultimo che negli anni Cinquanta ha fortemente interessato il quartiere in cui si trova la scuola. Con i bambini il lavoro si è sviluppato anche col prezioso supporto dei mediatori di lingua spagnola, albanese e rumena e con gli operatori del Laboratorio Migrazione del Comune di Genova che, partendo da storie narrate in lingue diverse, li hanno condotti e guidati in un vero e proprio viaggio virtuale. Il supporto visivo delle illustrazioni del libro è stato da stimolo per creare suggestioni che hanno preso corpo attraverso le attività espressive e la drammatizzazione.

Successivamente, prima in piccolo gruppo e poi individualmente, hanno composto delle bellissime poesie, presentate e lette ai genitori alla fine dell’anno scolastico.

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