La città delle bambine e dei bambini: un'intervista a Francesco Tonucci

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La città delle bambine e dei bambini: un'intervista a Francesco Tonucci

Nel corso della V edizione del Convegno "In classe ho bambino che..." (Firenze, 10-11 febbraio 2017) Francesco Tonucci riceverà il Premio alla carriera per la ricerca psicologica con implicazioni per la scuola e interverrà sul tema: "La città delle bambine e dei bambini: una nuova filosofia di governo delle città". Ecco qualche anticipazione.
citta_misura_bambino

Immagine tratta dal sito www.greenme.it

Lei ha scritto che “la democrazia non si studia ma si esercita”. In che modo la scuola può incidere sulla costruzione del senso civico degli allievi e sulla formazione di una loro cittadinanza attiva?

 

Innanzitutto rispettando le leggi. L’articolo 12 della Convenzione dei diritti dell’Infanzia dice che i bambini hanno il diritto a esprimere il proprio parere ogni volta che si prendono decisioni che li riguardano e che le loro opinioni devono essere prese in considerazione. La Convenzione è legge dello Stato da venticinque anni, di conseguenza si dovrebbe prevedere una modalità di consultazione con i bambini e per questo proponiamo che le scuole di ogni livello creino dei “Consigli degli alunni”, formati dai rappresentanti dei vari livelli, che partecipino al governo della scuola.

 

Come lei ha più volte sostenuto, rispetto a qualche decennio fa i bambini di oggi si caratterizzano per la totale perdita di autonomia di movimento. Che conseguenze comporta questo fenomeno per il loro sviluppo?

 

Effettivamente trovo che questa sia una delle differenze più rilevanti fra l’infanzia mia e dei miei figli e quella dei bambini di oggi. Una differenza provocata dalla paura più che dal pericolo reale. Una differenza che provoca conseguenze gravi per lo sviluppo dei bambini: non potendo uscire da soli di casa non possono giocare (non si possono accompagnare i figli a giocare, bisogna lasciarli); non possono scaricare le energie fisiche rischiando l’obesità e i disturbi di attenzione; non possono elaborare le strategie adeguate per diventare grandi.

 

Lei si è occupato del rapporto tra metodologie educative e sviluppo cognitivo del bambino. Quali metodologie educative agevolano negli allievi lo sviluppo cognitivo? Perché?

 

Quelle che favoriscono lo sviluppo delle competenze e delle vocazioni di ciascuno. Malaguzzi diceva che i bambini hanno cento lingue, ma gliene rubano novantanove. Il furto avviene proponendo solamente poche lingue come privilegiate (lingua, matematica, scienze) e lasciando le altre in ombra e destinate a scomparire. In questo modo chi è nato artigiano, artista, ricercatore, rimane ai margini della proposta scolastica e destinato fatalmente all’insuccesso. La proposta scolastica, invece, dovrebbe essere ampia perché ciascuno trovi i propri linguaggi.

 

Nel prossimo Convegno In classe ho un bambino che... (Firenze, 10-11 febbraio 2017), nel corso del quale riceverà il premio alla carriera, terrà una lectio magistralis dal titolo: “La città delle bambine e dei bambini: una nuova filosofia di governo delle città”. Dal suo punto di vista In che modo i bambini possono partecipare al governo della città?

 

Potranno farlo se il sindaco capirà che i bambini rappresentano una parte a lui sconosciuta (dimenticata) della città e che il loro contributo può essere fondamentale per tener conto delle necessità e delle opinioni di chi sta fuori del potere, di chi non ha la parola: non solo i bambini, ma gli anziani, i portatori di handicap, i poveri, gli stranieri. L’ascolto dei bambini sarà un’importante ginnastica di democrazia e metterà in evidenza aspetti della città sottovalutati e importanti per tutti.

 

Per saperne di più...

Vai al sito del Convegno In classe ho un bambino che...

Leggi l'intervista completa nel numero 48 di Psicologia e scuola
 

03 Febbraio 2017 Benessere, Espressione, Relazioni

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