Azione antibullismo: step operativi per la costruzione di una scuola prosociale

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Azione antibullismo: step operativi per la costruzione di una scuola prosociale

Il bullismo è un fenomeno sociale, caratterizzato dal relativo isolamento della vittima e dall’appoggio di cui spesso godono i comportamenti da bullo presso il gruppo dei coetanei. Per questo motivo, un’efficace azione antibullismo passa spesso attraverso la responsabilizzazione degli allievi. 

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Immagine tratta dal sito istitutocomprensivoarenzano.gov.it

 

I fenomeni di bullismo, riportati con sempre maggiore frequenza dai mass media, implicano spesso l’azione congiunta di gruppi di piccoli bulli, al punto tale da giustificare l’espressione “baby gang”. In altri termini, gli atti di bullismo sono spesso compiuti da gruppi medio-piccoli, composti generalmen­te da un leader e da una serie di complici, che possono eseguire in prima persona gli atti aggressivi, ovvero possono semplicemente fornire appoggio e copertura (Fedeli, 2007a).

Le baby gang entrano a scuola

Quali sono i possibili motivi che spiegano il diffondersi di atti di bullismo collettivi? Fondamentalmente, possiamo descrivere tre ragioni principali (Olweus, 1993):

  • il bullo rappresenta spesso per i suoi compagni un modello positivo, che sfida l’autorità degli insegnanti e ottiene il rispetto da parte degli altri ragazzi;
  • la partecipazione ad un gruppo diminuisce le inibizioni sociali, come viene dimostrato sistematicamente da decenni di ricerche nel campo della psicologia sociale;
  • infine il gruppo determina il ben noto effetto di “diluizione” delle responsabilità, in virtù del quale i singoli membri sperimentano dei sensi di colpa ridotti per gli atti compiuti dal gruppo nel suo insieme. 

La conseguenza principale di questa dimensione di gruppo risiede nel ridottissimo tasso di denunce di atti di bullismo a scuola. Numerose ricerche, condotte sia in Italia che all’estero, stimano che appena il 25% degli episodi di bullismo venga denunciato agli insegnanti o ai genitori (Sullivan, 2000). Molto più spesso, il bullismo rimane nascosto anche per molti anni, determinando nella vittima delle conseguenze profonde e talvolta difficilmente reversibili.

In questo processo di “occultamento” degli atti di bullismo svolgono un ruolo centrale altri due elementi relazionali: in primo luogo, la paura delle possibili ritorsioni. Chi denuncia atti di bullismo, infatti, sperimenta facilmente una serie di ritorsioni, che raramente assumono connotazioni fisiche. Molto più spesso, si concretizzano nell’isolamento sociale della vittima, che viene esclusa e rifiutata anche da quei compagni di classe che non hanno partecipato direttamente all’aggressione.

Il secondo elemento oggetto di con­siderazione riguarda la pressione esercitata dal gruppo dei pari: infatti, appartenere ad un gruppo sembra implicare spesso una regola informale ma molto rigida, in virtù della quale è proibito ricorrere all’aiuto esterno per risolvere problemi sorti all’interno del gruppo stesso. Nel caso di gruppi preadolescenziali ed adolescenziali, poi, viene ancor meno tollerato il coinvolgimento di figure adulte (Fedeli, 2007b; Fonzi, 1999).

 

Per saperne di più scarica l'articolo completo che trovi nella sezione "Approfondimenti" in cima a questa pagina. Per abbonarti clicca qui! 

Daniele Fedeli (Università di Udine) : 16 Maggio 2017 Comportamento, Intervento, Relazioni

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